
Un insegnante che impone dall'esterno un percorso didattico uguale per tutti, non soltanto massifica e livella la coscienza dei componenti della classe, ma ordina la propria linea (quella dello Stato), soggettiva, coercitiva, estranea alle diverse individualità e ai singoli bisogni. Subentrano nel bambino altre paure, come quella da prestazione: se lo studente non si allinea al programma imposto, se non raggiunge gli obiettivi, se non ottiene buoni voti, un grande senso di frustrazione lo pervade, e con questa frustrazione rimarrà per tutta la vita; più lo studente si allinea e si livella (si annulla), più attenzioni e premi riceve, più si amplifica il suo senso di prevaricazione e di dominio, e gode tutte le volte che riesce a vincere sugli altri. Aberrante. Lo Stato forma i suoi sudditi-guerrieri a propria immagine.
Anche l'autostima e l'autocontrollo sono intimamente legati all'autonomia, ne sono la logica conseguenza. Un bambino autonomo e libero (libero anche dalle punizioni e dai premi) affronterà i problemi della vita senza angosce e timori, senza frustrazioni, saprà misurarsi con le proprie capacità, non avrà bisogno di autorità esterne, semmai è portato a ricercare persone altrettanto libere ed autonome, o a invitarle ad esserlo.
L'educazione libertaria evita perciò l'elemento esterno, si concentra su quello interno, cioè sulla persona stessa, sulla personalità, sull'individualità. Gli espressionisti -per fare un breve parallelo artistico- rifiutavano il metodo impressionista proprio perché quest'ultimo si fonda su un moto visivo che va dall'esterno verso l'interno, mentre l'Espressionismo muove dall'interiorità del singolo artista e si getta sulla tela con tutta la libertà possibile (nelle forme e nel colore). Gli espressionisti francesi vennero definiti dai giornalisti benpensanti 'le belve' (fauves), Matisse e gli altri apprezzarono molto.
Due scuole libertarie 'Hadera' in Israele, e 'Kiskanu' in Italia
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