Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

mercoledì 21 ottobre 2026

La scuola che ti chiama e tu ti giri, non ti insegna a pensare: ti interpella!

 


Sapete che cosa è l'interpellazione? 
Negli stessi anni in cui Ivan Illich scriveva il suo 'Descolarizzare la società', il filosofo francese/algerino Louis Althusser, anche lui, dissezionava la scuola, svelandone gli strumenti occulti che la rendono maestra di autoritarismo e uno strumento potentissimo del Capitale, uno strumento che agisce nascondendo i suoi veri scopi per mezzo di una narrazione mitologica piena di formule retoriche che non hanno alcun riscontro nella realtà. 
Questo meccanismo viene svelato da Althusser nel saggio 'Ideologia e apparati ideologici di Stato' (1970), in cui appare per la prima volta la parola 'interpellazione', nome dato al processo per cui l'ideologia autoritaria produce il soggetto autoritario. La scuola, scrive Althusser, è il luogo privilegiato dove l'interpellazione opera nelle società capitalistiche, e il legame è duplice: 

1) La scuola come 'fabbrica' di soggetti interpellati. 
Althusser accusa la scuola proprio perché agisce sui bambini negli anni di maggiore vulnerabilità (dall'asilo in poi), quando l'individuo è stretto tra due apparati (Famiglia e Scuola) che si coordinano. E' lì che l'interpellazione diventa più intensa e prolungata: per anni, l'individuo viene chiamato in un ruolo (pre)stabilito (allievo, studente, cittadino in formazione, contribuente, elettore, suddito produttore) e, nel rispondere a quella chiamata, si costituisce come soggetto - solo apparentemente libero - che accetta il proprio posto.

2) I rituali scolastici come pratiche di interpellazione. 
Vedete, l'interpellazione non è un'idea che si 'riceve', la questione è ahinoi molto più sottile e impercettibile: l'interpellazione si incarna in pratiche e rituali materiali che la scuola impone in modo ripetitivo: alzare la mano, rispondere al proprio nome, presentarsi, rispettare l'orario, la gerarchia insegnante/allievo, accettare la valutazione come misura del proprio 'valore', imparare a obbedire alle regole come se fossero naturali, competere per ottenere un premio, eccetera.  Ogni volta che uno studente compie uno di questi atti, rinnova il proprio riconoscimento come soggetto interpellato. Non si persuade che il sistema è giusto, semplicemente agisce come se lo fosse, e in quell'azione si crea da sé, cioè si produce come soggetto dipendente in grado di funzionare da solo. 
C'è qualcosa di ancora più sottile e invisibile di questo? Purtroppo sì. La scuola si presenta come ambiente laico, neutro, oggettivo (la mitologia scolastica fa credere che la scuola sia il luogo - persino l'unico - dove si impara a ragionare, e addirittura a farlo con la propria testa, quando fa esattamente il contrario). Questa rappresentazione di neutralità è ciò che rende l'interpellazione invisibile: il soggetto non sa di essere interpellato, crede di essere libero. E' esattamente il meccanismo del poliziotto che grida 'Ehi, tu!': il soggetto si gira da solo, convinto di essere libero di girarsi, e in quel gesto si assoggetta.
Althusser scrive che nelle formazioni capitalistiche mature l'apparato ideologico di Stato dominante è la scuola, che ha rimpiazzato la Chiesa nel suo ruolo, affiancata dalla famiglia (coppia Scuola-Famiglia al posto di Chiesa-Famiglia) e che assicura la riproduzione dei rapporti di produzione capitalistici.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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