Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -
Data Rivoluzionaria

'Col suo marchio speciale di speciale disperazione'

Quando decisi di aprire questo blog, sei anni fa, il panorama virtuale era un po' desolante e vuoto sui temi inerenti alla pedagogia libertaria. Anche quel motivo mi spinse ad aprire questo blog e, poco dopo, anche una pagina facebook che molti di voi già conoscono e seguono. Come vedete, qui nella colonna del blog, non ho certamente risparmiato informazioni e letture specifiche, con lo scopo preciso di far conoscere le cose che a me sembrano basilari sulla pedagogia libertaria. Non mi sono risparmiato neppure nella divulgazione di varie pubblicazioni in pdf. Continuerò a farlo.
Grazie a tutti i lettori, io oggi noto che vi è certamente più consapevolezza riguardo all'esistenza di una pedagogia libertaria, delle scuole libertarie in genere, tanto è vero che ho visto e continuo a vedere scuole libertarie che vengono inaugurate anche in Italia, come anche pagine facebook dedicate al nostro tema, o anche singole persone che, da insegnanti quali sono, si fregiano dell'aggettivo (o appellativo) 'libertario/a', e via discorrendo. In questi anni ho visto dunque cambiare le cose, alcune cose. Ma sempre in meglio? 
Dopo aver metabolizzato questi cambiamenti, dopo averli analizzati, forse oggi dovrei dire che non mi esaltano più di tanto, ma questa è soltanto una mia sensazione. A parte qualche eccezione, non di rado ho visto purtroppo quella che qualcuno potrebbe definire un'appropriazione indebita del termine 'libertaria' o 'libertario', ma anche 'anarchico' o 'anarchica', con la scusante sempre pronta all'uso che recita 'nessuno stabilisce chi e che cosa è anarchico'. In verità questa appare più come una falsa giustificazione che - e questo è vero - aiuta purtroppo soltanto alcune persone a veicolare altri scopi non propriamente anarchici, là dove invece l'anarchia è qualcosa di ben preciso pur nella sua galassia variopinta di declinazioni (declinazioni, e non interpretazioni funzionali a una direzione diversa), la sua intenzione è chiarissima, talmente chiara e netta che qualsiasi direzione diversa da quella anarchica par che mi salti agli occhi come un pomodoro maturo sulla neve.
Cosicché mi accorgo, e non di rado ormai, che la seppur cauta proliferazione di scuole libertarie, almeno in Italia, può anche celare o svelare qualcosa che poco o niente ha a che fare con questo tipo di scuole e con l'anarchia, sia nei metodi usati, sia nelle finalità. Le due cose sono sempre strettamente legate insieme. Il mio è soltanto un invito a saper discernere. La coerenza tra mezzi e fini viene spesso disattesa, ed è relativamente facile scoprire questa discordanza dal modo in cui una scuola o un gruppo si presenta al mondo... reale o virtuale che sia: prima o poi il velo della disonestà o della non coerenza cade: più si è consapevoli di cosa siano la scuola libertaria e la descolarizzazione, e più repentina sarà la caduta del velo dell'impostura, volontaria o involontaria che sia.
Perciò io credo che, insieme alla gioia nel vedere sì tanti gruppi di educazione libertaria, dovrebbe sempre accompagnarci anche una sana e costante pratica d'analisi critica, fondata sulla consapevolezza ferrea di cosa voglia dire veramente 'anarchia' o 'scuola libertaria', lungi dalla facile retorica o dai luoghi comuni, perché noi tutti e tutte stiamo vivendo tempi in cui l'ambiguità delle identità politiche e l'ipocrisia delle ideologie e delle strumentazioni sembrano impazzare più del solito, come pure gli opportunismi, le furberie in genere, a tutto svantaggio di un'idea schietta di libertà che, per sua natura, non può avere direzioni diverse da quell'unica, 'ostinata e contraria', considerata perciò eretica e assurda dalla maggioranza delle persone, odiata e combattuta dalla massa. Gli eretici perciò vengono spesso marchiati, sono delle 'anime salve', anime solitarie, che non possono avere il conforto della maggioranza, ammesso che vogliano averlo.
Questo blog continuerà ad informare in assoluta autonomia come fa dal 2011, senza naturalmente avere alcuna pretesa se non quella di informare, mantenendo la sua coerenza ben salda e ben lungi da qualsivoglia condizionamento esterno, classificazione, o assorbimento in circuiti e organizzazioni varie rigonfie di vuota retorica (anche anarchica) che serve soltanto da richiamo venatorio.

'Un uomo solo non mi ha mai fatto paura, l'uomo organizzato mi ha sempre fatto molta paura'. (Fabrizio De Andrè).

Critica sociopedagogica al film 'La classe degli asini' (Raiuno)

Un'amica pedagogista si sofferma su alcune fasi salienti del film 'La classe degli asini', e ne svela alcuni punti critici responsabili della visione distorta che la società ha rispetto alla scuola, alla funzione 'salvifica' che tutti le attribuiscono, e alla costruzione della società stessa fondata sulla e dall'educazione di massa obbligatoria.

Costruire automi ed essere convinti che siano individui

William Torrey Harris non è stato un anarchico statunitense, ma al contrario, per tutta la vita, non ha fatto altro che servire la causa schiavista del sistema statuale; è stato insegnante, sovrintendente delle scuole, commissario della pubblica istruzione, ha scritto libri sul metodo scolastico, sulla filosofia della pubblica istruzione, sulla psicologia che regge l'intero sistema educativo scolastico e sociale... Insomma, Harris era uno con le mani bene in pasta, pappa e ciccia con i governi che si sono succeduti in USA negli ultimi decenni dell'Ottocento, e ovviamente era anche amico di industriali guerrafondai e magnati dell'economia liberista. Tra i crimini da lui progettati, spacciati per azioni filantropiche a cui la gente normalmente crede acriticamente, per fede, c'è stato quello di normalizzare e omologare, attraverso la scolarizzazione, i figli dei nativi americani (gli incivili, come dicevano gli scolarizzati all'epoca a proposito degli 'indiani'), in modo da ridurre anche loro come gli altri civilizzati, cioè degli schiavi produttori, acquiescenti, obbedienti e incattiviti, timorosi dell'autorità, insomma: dei perfetti cittadini deresponsabilizzati, adattati, e soprattutto aventi anche loro l'idea che la scuola fosse necessaria. 
Questa breve introduzione biografica serve a farci capire che di istruzione, Harris, ne capiva molto, dove per 'istruzione' dovremmo intendere quello che veramente il termine indica: intervento esterno e inserimento di elementi programmatici atti a far funzionare una macchina nel modo prestabilito. Harris di queste pratiche istruttivo-educative, oggi fortemente in atto, era molto esperto, ed è perciò che le sue parole in merito agli scopi occulti della scuola non possono che essere veritiere. Non è perciò un Marcello Bernardi, o un Ivan Illich, o un Franciso Ferrer, o un Colin Ward ad affermare quanto segue, ma è Harris, un efficientissimo servitore dello Stato, promosso da quest'ultimo esperto di educazione nazionale e pedagogo. Ecco quanto ha affermato con orgoglio: 'Novantanove studenti su cento sono degli automi, attenti a camminare nei percorsi prescritti, attenti a seguire la morale prescritta. Non è un caso, ma è il risultato di una sostanziale educazione che, scientificamente definita, è la sussunzione dell'individuo' (citazione tratta da Wikipedia).
Constatati quindi gli effetti della scolarizzazione, ne consegue il fatto che per Harris, e perciò anche per i pedagogisti del sistema che ci vuole formati e istruiti nel modo da lui prescritto, l'individuo si identifica e si concretizza nel suo essere automa, l'individuo deve essere un automa (ossimoro), e che per far precipitare e disciogliere l'essere umano nella dimensione dell'automa occorre un'educazione specifica che solo la scuola, come pure la caserma e una società ampiamente scolarizzata, può garantire. Questi obiettivi nascosti della scuola sono stati il tema principale di molte analisi svolte da Ivan Illich, un pensatore che non a caso compare sempre nelle bibliografie relative allo studio della pedagogia anarchica e dell'apprendimento incidentale.
Quando noi vediamo, dunque, certi effetti, quello che succede intorno a noi, nel mondo come nella nostra città o nella famiglia tradizionale, e ce ne rattristiamo o indignamo, possiamo dire con certezza quale ne sia la causa, e conseguentemente porvi un rimedio, un freno, un limite, o anche soltanto un'attenzione come state facendo adesso, leggendomi. Possiamo di conseguenza fare un'altra società, di autentici individui e non di automi, disobbedendo anzitutto alle nostre convinzioni che ci sono state inserite dall'esterno, e soprattutto non facendo diventare automi sociali anche i nostri figli.

Anche la formazione dei docenti, se è obbligatoria, nasconde secondi fini


C
omincerei col dire che, a tutt'oggi, data di redazione di questo articolo, non esiste alcuna obbligatorietà in merito, quindi nessun dirigente scolastico può imporre ai docenti questi corsi. Mancano ancora i decreti attuativi.
All'interno dei contesti autoritari, com'è lo Stato, dove tutto viene indirizzato e finalizzato alla creazione continua del profitto per alcuni, e al mantenimento di un ordine sperequativo coercitivo e di addestramento all'obbedienza, ogni provvedimento studiato dall'autorità viene presentato al popolo come positivissima necessità per la 'crescita del Paese'. In realtà l'esperienza storica ci dimostra il contrario, cioè che tutti i provvedimenti concepiti dai manager dello Stato e imposti dai governi vanno a confermare e a rafforzare l'assetto autoritario dello Stato stesso. Un rafforzamento che ha purtroppo delle logiche conseguenze: maggiore sfruttamento delle masse, maggiore sorveglianza, maggiore divisione sociale, maggiore competizione, maggiore burocratizzazione, maggiore pedagogizzazione. 
La politica o l'idea dell'efficienza o del merito, dentro questi contesti autoritari, non può far altro che condurci sempre al peggio, come già succede. Per questo motivo ritengo un pericolo assoluto il nuovo assetto scolastico, chiamato beffardamente 'buona scuola'. Uno dei punti cardine di questa legge, cioè il 'piano per la formazione obbligatoria dei docenti', presentata come qualcosa di indispensabile e positivo per 'la crescita', una crescita dettata da quelle mai chiarite 'esigenze internazionali', nonché condita da una quantità sbalorditiva di vuota retorica aziendale, e ancora unita ad un controllo ormai quasi diretto sulla vita dei docenti, oberati di idiota burocrazia, non è altro che un sistema ben calcolato di annichilimento di ogni facoltà umana, di ogni idea di comprensione e solidarietà, di tutto ciò che è sano e libertario e davvero positivo per la società. 
Se 50 anni fa ci si lamentava dell'autoritarismo della scuola (come sempre, del resto), stiamone certi che adesso quella scuola la faranno persino rimpiangere, molti oseranno dire che era anche umana. Al di là del fatto che la scuola, di per sé, in quanto luogo di coercizione, non può mai essere umana, io credo che non si dovrebbe fare il confronto tra due mali per rimpiangerne uno, semmai bisognerebbe urgentemente indirizzarsi in una visione altra della società, libertaria e sana, una società che, ripeto con Illich fino allo sfinimento, va descolarizzata
Usciamo perciò da questa logica autoritaria (servo-padrone / gerarchie / competizioni / efficientismo / nazionalismo / antropocentrismo / classificazioni / scuola...), che sembra ogni volta una soluzione ai problemi (perché così ce la presentano e in molti ancora abboccano), ma, come ci urla l'esperienza storica, è una trappola colossale, poiché quella autoritaria è soltanto la logica del mostro capitalista che ha inventato lo Stato, è la logica della creazione dei nostri problemi, del loro mantenimento e inasprimento!


Non al denaro

Quando la maggioranza delle persone non pensa che al profitto e ai modi anche più immorali per ottenerlo, io, quando se ne presenta l'occasione, mi concedo il lusso di illustrare il mio punto di vista sull'argomento. Talvolta può essere sufficiente una sola battuta, com'è avvenuto oggi. Ma facendo questo, cioè illustrando il mio punto di vista sulle cose del mondo, inevitabilmente finisco per ferire dolorosamente il mio interlocutore, perché quello che dico scuote dal di dentro, schiaffeggia le coscienze deformate e abituate a dei valori che non mi appartengono, in quanto anarchico, umano, libero pensatore. Oggi una collega che mi ha chiesto qualcosa sul mio orario scolastico, dopo aver ascoltato quello che le ho risposto, ha dimostrato tutta la sua vulnerabilità in qualità di vittima  del pensiero unico autoritario, si è sentita colpita nel profondo e ha reagito come adesso dirò.
L'argomento, quindi, era l'orario scolastico, ed io non ho esitato a dimostrare tutta la mia soddisfazione nei riguardi del part-time, una scelta autonoma, ragionata, ma anche istintiva per motivi di naturale strategia di sopravvivenza. A quel punto la mia collega, come pure le altre che stavano lì ad ascoltare, non ha avuto che un solo pensiero, espresso in questo modo: 'ma col part-time, poi, non avrai una pensione misera'? Questa, posso garantire, è la domanda che sempre ricevo da chi mi chiede lumi sul part-time. Il pensiero è dunque solo per il denaro, non c'è spazio per nient'altro nella coscienza. Se poi penso a due anni fa, quando mi sono sentito dire da un'altra collega: 'ma allora tu sei ricco'!... Avrei dovuto dirle di sì, ma ricco di ben altri valori. Ma questo è un altro capitolo. Continuiamo.
Io alla mia collega di oggi le ho semplicemente risposto, con una battuta lapidaria, che sicuramente col part-time perderò dei soldi, come li perdo già adesso, ma ci straguadagno in vita e salute. Stop! E venne giù il mondo! La maschera della mia collega è crollata di colpo, allorché la sua reazione repentina è stata quella dell'animale ferito a morte. Come se io, con la mia etica della vita felice, l'avessi messa di fronte alle sue responsabilità di individuo che razzola male, o come se l'avessi obbligata a scegliere tra il valore della vita felice qui e ora e quella del profitto, la sua reazione non è stata quella della persona riconoscente o riflessiva, ma quella di chi vuole cercare a tutti i costi un giustificativo per sé, per salvare i valori in cui crede e pulirsi la coscienza. Infatti, al mio 'straguadagno in vita e salute', lei mi ha risposto scocciata in questo preciso modo: 'ma io non posso mica fare il part-time'! Ma chi le aveva imposto niente? Non le avevo di certo puntato una pistola alla tempia costringendola a fare il part-time! E' stata piuttosto la sua coscienza, lei sì, che le ha urlato di farlo! 
La sua reazione mi ha fatto riflettere, perché è comune alla massa. E' stata proprio una reazione sintomatica, indicativa, paradigmatica di una condizione ormai disumana, dove il valore della vita-felice-qui-ed-ora viene soffocato, automaticamente dimenticato, per essere sostituito dalla logica del profitto, dal guadagno monetario, dalla sofferenza permanente (esaltata dalla religione) concepita come valore positivo dalla morale comune: la morale degli schiavi sofferenti e remissivi, una morale scritta per loro dai padroni e dal clero, cioè da quelli che progettano il sistema con i suoi apparati coercitivi ricattatori che osano chiamare persino 'educativi'.

Chiamata diretta dei docenti e corruzione

Mi giunge una notizia che riguarda l'allarme dell'Anac (l'Autorità nazionale anti corruzione) circa la potenzialità corruttiva della chiamata diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici.
Che l'operazione della chiamata diretta sia a rischio corruzione (più che rischio, direi la via maestra) non c'era alcun dubbio fin dall'inizio (e parlo di anni fa), ma adesso è anche un'istituzione dello Stato, l'Anac, a illustrarne la pericolosità. Un'istituzione dello Stato che allerta sulla pericolosità dei provvedimenti dello Stato? Molti potrebbero dunque pensare, ripetendo a pappagallo la retorica di regime, che lo Stato stesso adopera contrappesi e misure di contrasto all'ingiustizia. Ma chi crea l'ingiustizia? Farei perciò notare che la necessità di istituire dei 'contrappesi' o delle 'misure di prevenzione' denuncia in sé il fatto che lo Stato stesso opera attraverso le proprie ingiustizie legalizzate. Infatti, un'operazione di contrasto, un contrappeso, una misura di prevenzione, chiamiamola come vogliamo, non elimina assolutamente il problema, semmai lo conferma, gli dà persino un senso legale. E quali sarebbero le 'misure di prevenzione' alla corruzione secondo l'Anac? Tutta una serie di criteri da stabilire e da pubblicare sui singoli siti delle scuole, affinché la corruzione alla fine si possa svolgere lo stesso, come ci insegna l'esperienza, ma secondo principi 'democratici' decisi e avallati dai docenti stessi, o meglio, da una maggioranza di essi (le minoranze in democrazia non contano e, di fatto, vengono poste sotto i piedi) o, come credo, da quel numero ristrettissimo di docenti che costituiscono lo scodazzo servile del dirigente e che questi 'proporrà' al collegio dei docenti senza ricevere obiezioni dalla platea dormiente e acquiescente (parlo in base alla mia esperienza svolta ad oggi in una decina di istituti). Il giochetto dei criteri, della trasparenza, decisi da ministero oppure dal basso, non elimina per niente l'ingiustizia! E se non la elimina vuol solo dire che la conferma, nelle forme democratiche.
Questo dei criteri e della trasparenza è lo stesso discorso adottato dai sindacati di regime, i quali naturalmente non sono lì per abbattere il sistema, anzi. Capiamo allora, ma è ovvio, che il problema non è quello di voler eliminare la legge, cioè l'ingiustizia alla radice, ma fare in modo che questa rimanga, solo con certe regole (i criteri) che le vittime di questa ingiustizia dovranno stabilirsi da sole.

Qui l'allarme lanciato dall'Anac, all'interno trovate il pdf con gli eventi a rischio, e le relative misure di prevenzione. Poi si può anche vedere fino a che punto si può arrivare.

Voglio ripetermi: un sistema che ha bisogno di continue misure di prevenzione è un sistema corrotto in sé, è un sistema che non può eliminare la violenza perché è esso stesso violenza. Di fronte a un problema, l'unica soluzione è quella di eliminarlo alla radice, eliminare soprattutto la causa che genera il problema, e non invece trovare dei modi democratici affinché il problema continui ad esistere. Per quanto mi riguarda, una vera misura di prevenzione adottata dal popolo contro le ingiustizie che esso subisce (e produce) consiste soltanto nell'impedire che lo Stato e la Chiesa, attraverso i suoi ministri adorati dalle folle, continuino a opprimere, sfruttare, ingannare miliardi di persone.

Bonus premiale? Propongo solidarietà e ricevo silenzio

I docenti galoppano verso l'autoflagellazione, ad attenderli è una guerra fra poveri tanto meschina quanto violenta. Tutto legale, è la legge 107. La loro legge, beninteso. In tutte le scuole si istituzionalizzano i cosiddetti 'Comitati di valutazione', cioè docenti che dovranno giudicare i colleghi e le colleghe. E poiché appare di fatto molto difficile stabilire dei criteri per punire e premiare, il governo se ne lava le mani, non stabilisce alcun criterio, e delega ai singoli istituti lo svolgimento di tale ingrato compito.
Così ogni dirigente ordina, e tutti gli altri obbediscono, come cultura autoritaria insegna. Nessuno si pone la questione del principio criminale in sé, della violenza insita in questa volontà discriminatoria, la stessa violenza che si commette quando si traccia una linea verticale su un foglio e qualcuno, investito da una sempre supposta autorità, si arroga il diritto di decidere chi sono i buoni e i cattivi, i promossi e i bocciati, gli onesti e i disonesti, i notevoli e gli insignificanti... Sulla base di queste operazioni discriminatorie, col pretesto di queste classificazioni, si sono sempre compiute le più grandi atrocità della Storia. Ma la Storia ci racconta anche che quelle decisioni erano poi tutte delle fantasiose arbitrarietà, violenza di Stato, pretesti e capricci delle classi dirigenti, ordini della legge del Profitto, come lo sono oggi; ma della verità storica cosa importa alla gente?
Così, messa vigliaccamente da parte la questione fondamentale, cioè a dire la brutalità violenta del provvedimento legale in sé, tutti si affannano a cercare dei criteri 'che non diano troppo fastidio': ecco la immancabile e tristissima ricerca del male minore. E' il sistema. E' la schiavitù. E' lo Stato con la sua cultura. La massa educatissima ci è abituata a questa sofferenza, quando sono i governi a crearla. Qualcuno ha persino messo in giro il detto che recita: 'siamo nati per soffrire'. Che assurdità! Che ignobile pretesto viene insegnato ai bambini! E invece nessuno pensa che, in qualità di esseri viventi, dovremmo cercarci costantemente la gioia maggiore, cercarcela qui e ora (e non soffrire per avere una vita felice dopo la morte, in un ipotetico paradiso, come certe istituzioni criminali fanno credere ai bambini).
La cosa inquietante è anche vedere come colleghi e colleghe, e parlo di quelli con cui ho a che fare, facciano finta di essere disperate, dispiaciute, arrabbiate, ma poi, stringendo stringendo, arrivando al sodo e al nocciolo della questione, se ne infischiano e abbracciano totalmente la mozione calata dall'alto mostrando le loro schiene piegate. Eppure, a mio parere, qualcosa si può fare per aggirare questa legge! Avevo proposto una cosa molto semplice da fare, la cosa più umana e logica che mi era venuta in mente dopo la disobbedienza (ma la scuola insegna a obbedire, figuriamoci!). E quindi, dato che nessuno voleva disobbedire a questa violenza istituzionale, men che meno i singoli dirigenti delle singole scuole, e dato che mi sembrava facesse dispiacere a tutti il fatto che ci dovranno essere per legge docenti meno pagati di altri, più schiavizzati di altri, con una situazione generale sempre più incline alla cattiveria e al conflitto, ho proposto la mia soluzione: quelli che tra tutti saranno scelti per avere in saccoccia qualche spicciolo in più, potrebbero, una volta intascato l'ammontare, distribuirlo equamente agli altri. Ufficialmente l'operazione legale-commerciale-amministrativa risulterà andata a buon fine, ma nella realtà dei fatti avremo aggirato l'ostacolo e raggirato la legge. Ho detto ai colleghi che io farei così senza alcuna esitazione, che lo farei con vera gioia. Ma il risultato, purtroppo, è stato un rumorosissimo silenzio, un silenzio che ora grava pesantemente sulle loro coscienze. Con che faccia parleranno domani, i miei colleghi e le mie colleghe, di solidarietà? E' proprio questo silenzio il sigillo della massa servile, complice e ipocrita. E tuttavia...
Voglio dire qualcosa di altrettanto importante: tra questi colleghi e colleghe molti sono davvero dispiaciuti e arrabbiati per questa ulteriore discriminazione legalizzata. Ma non riescono a opporsi ad essa neppure adottando la soluzione che ho proposto. E allora la mia riflessione, al di là delle parole che ho scritto, si dirige piuttosto verso la mia volontà di capire i meccanismi psicologico-educativi che fanno delle persone dei perfetti schiavi volontari, sempre più incapaci di disobbedire all'autorità. Per la mia riflessione potrei anche partire dal famoso esperimento Milgram (qui), ma so già che la questione, dovendo inevitabilmente scavare a fondo per capirla, rimane sempre quella legata al concetto di infanzia-da-educare, educarla al rispetto cieco nei confronti della legge e dell'autorità, educarla all'obbedienza concepita come virtù, educarla al patriottismo, al militarismo, al timore costante di qualche punizione (terrena o ultraterrena), e alla condanna ferocissima di tutto ciò che deraglia da questo tipo di educazione funzionale soltanto allo status quo. E quest'ultima cosa è purtroppo consequenziale all'assimilazione del dogma educativo, cosa che avviene a scuola e nelle famiglie scolarizzate.

P.S. Per chi fosse interessato al referendum per l'abrogazione di alcuni passi della legge 107, nei municipi d'Italia si stanno raccogliendo le firme, ma anche in giro sui banchetti predisposti. Ad oggi hanno firmato ben 300.000 persone, maggiori informazioni le trovate in rete, ecco un esempio QUI.

Altra cosa: vorrei far notare che il governo non ha potuto stabilire i criteri per discriminare i docenti, come dicevo prima, ma questo fatto merita una riflessione più profonda, magari partendo dal concetto secondo cui prima il governo fa la legge per punire qualcuno, ma solo dopo si devono individuare i criteri per farlo. Ciò dimostra una cosa precisa: che la legge sulla 'buona scuola' è davvero una legge statale, cioè dal carattere eminentemente punitivo. Come dire, non importa in che maniera i docenti cercheranno i modi con i quali dovranno autopunirsi, qui importa soltanto che vi sia una legge a imporglielo! Sorvegliare e punire! Che genere di essere umano è l'acquiescente devoto che, osservando la legge, va anche contro i propri interessi? O quello che obbedisce soltanto perché viene minacciato e costretto brutalmente? E che genere di legge è quella che ha sempre bisogno della minaccia e della forza brutale per farsi rispettare? Siamo fuori da qualsiasi concetto di umanità e giustizia, oltre che ovviamente fuori da qualsiasi vera idea di libertà! Siamo nello Stato!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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