Una citazione al giorno

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domenica 9 ottobre 2016

Anche la formazione dei docenti, se è obbligatoria, nasconde secondi fini


C
omincerei col dire che, a tutt'oggi, data di redazione di questo articolo, non esiste alcuna obbligatorietà in merito, quindi nessun dirigente scolastico può imporre ai docenti questi corsi. Mancano ancora i decreti attuativi.
All'interno dei contesti autoritari, com'è lo Stato, dove tutto viene indirizzato e finalizzato alla creazione continua del profitto per alcuni, e al mantenimento di un ordine sperequativo coercitivo e di addestramento all'obbedienza, ogni provvedimento studiato dall'autorità viene presentato al popolo come positivissima necessità per la 'crescita del Paese'. In realtà l'esperienza storica ci dimostra il contrario, cioè che tutti i provvedimenti concepiti dai manager dello Stato e imposti dai governi vanno a confermare e a rafforzare l'assetto autoritario dello Stato stesso. Un rafforzamento che ha purtroppo delle logiche conseguenze: maggiore sfruttamento delle masse, maggiore sorveglianza, maggiore divisione sociale, maggiore competizione, maggiore burocratizzazione, maggiore pedagogizzazione. 
La politica o l'idea dell'efficienza o del merito, dentro questi contesti autoritari, non può far altro che condurci sempre al peggio, come già succede. Per questo motivo ritengo un pericolo assoluto il nuovo assetto scolastico, chiamato beffardamente 'buona scuola'. Uno dei punti cardine di questa legge, cioè il 'piano per la formazione obbligatoria dei docenti', presentata come qualcosa di indispensabile e positivo per 'la crescita', una crescita dettata da quelle mai chiarite 'esigenze internazionali', nonché condita da una quantità sbalorditiva di vuota retorica aziendale, e ancora unita ad un controllo ormai quasi diretto sulla vita dei docenti, oberati di idiota burocrazia, non è altro che un sistema ben calcolato di annichilimento di ogni facoltà umana, di ogni idea di comprensione e solidarietà, di tutto ciò che è sano e libertario e davvero positivo per la società. 
Se 50 anni fa ci si lamentava dell'autoritarismo della scuola (come sempre, del resto), stiamone certi che adesso quella scuola la faranno persino rimpiangere, molti oseranno dire che era anche umana. Al di là del fatto che la scuola, di per sé, in quanto luogo di coercizione, non può mai essere umana, io credo che non si dovrebbe fare il confronto tra due mali per rimpiangerne uno, semmai bisognerebbe urgentemente indirizzarsi in una visione altra della società, libertaria e sana, una società che, ripeto con Illich fino allo sfinimento, va descolarizzata
Usciamo perciò da questa logica autoritaria (servo-padrone / gerarchie / competizioni / efficientismo / nazionalismo / antropocentrismo / classificazioni / scuola...), che sembra ogni volta una soluzione ai problemi (perché così ce la presentano e in molti ancora abboccano), ma, come ci urla l'esperienza storica, è una trappola colossale, poiché quella autoritaria è soltanto la logica del mostro capitalista che ha inventato lo Stato, è la logica della creazione dei nostri problemi, del loro mantenimento e inasprimento!


Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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