Una citazione al giorno

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sabato 4 maggio 2013

Sally scappa di casa

Ci sono persone che, più delle altre, soffrono la coercizione e la violenza della scuola. Queste persone a un certo punto scoppiano dopo un lunghissimo periodo di incubazione delle naturali e umane pulsioni libertarie. Sally -così la chiamerò qui, come la protagonista di una canzone di De Andrè- ha 13 anni, frequenta la terza media. Agli occhi di tutti Sally è sempre stata una ragazzina quieta, per la sua mamma addirittura 'una santa'. Sally, tutta casa e chiesa, è sempre apparsa conformizzata senza ombre di trauma, anzi, si indispettisce per l'anticonformismo altrui, si innervosisce per ogni pensiero diverso dall'ordinario, specialmente se questo pensiero non è cattolico. Proprio una santa, ligia all'ordine e al dovere imposto, come il sistema vuole, come tutti desiderano. Ma un giorno non ce l'ha fatta più ed è esplosa in un atto che io personalmente trovo molto libertario, quindi liberatorio: Sally scappa di casa.
Il motivo della fuga di Sally è in verità costituito da una serie di motivi, riconducibili a ciò che ho scritto sopra, quindi alla condizione di imprigionamento dentro schemi mentali imposti dalla società, da questo tipo di società. Lo stress psicologico non sfogato, alla fine, l'ha portata all'azione. E che azione! Non chiamate 'Chi l'ha visto?' perché Sally è stata ritrovata dopo varie ore di ricerca. Ma se devo dirla fino in fondo, la goccia che ha fatto traboccare il vaso di Sally è stata un voto dato da una mia collega, un sei, come dire: sufficiente. E non va bene secondo una mentalità che non pensa minimamente che i voti a scuola incidano profondamente nelle coscienze. Non va bene, non si può -secondo questa mentalità massificata- essere inferiori agli altri, bisogna prevalere, con qualsiasi mezzo, la scuola e la società te lo insegnano. E infatti la paura di presentare quel sei alla mamma ha condotto la piccola prima a falsificare quel voto, facendolo diventare un otto, e poi a fuggire di casa. La paura. I popoli si governano con la paura, e certe volte quelli che vogliono sfuggire alla paura cercano libertà altrove, fuori dal sistema, nella 'solitudine' di un bosco, là dove è andata Sally, là dove è stata ritrovata, seduta vicino a un laghetto. Thoreau in gonnella che si fa abbracciare dalla natura, l'unica vera madre, l'unica vera coccola che ha il sapore di un atavico richiamo.
L'ho vista il giorno dopo a scuola, in corridoio, ci siamo incrociati velocemente guardandoci intensamente negli occhi, e in quegli attimi di passi veloci le uniche parole che mi sono uscite spontaneamente dalla bocca sono state ti voglio bene.

2 commenti:

vaviriot ha detto...

volevo scrivere un semplice "ti abbraccio forte" ma mi è uscito questo:

Cara sally,
non ho il piacere di conoscerti ma spero che questa mia lettera ti arrivi ugualmente. Ho letto del tuo gesto, della tua rivendicazione di libertà e non posso che esserne felice. Quando avevo la tua età, anche per me i voti erano importanti. Anzi, diciamo fondamentali. Dovevo avere sempre ottimi voti, sempre una media alta altrimenti a casa i miei genitori non mi avrebbero lasciata in pace. Ma, come penso tu abbia ormai capito, prendere buoni voti vuol dire piegarsi sempre più all’indottrinamento, al volere dell’autorità, che in questo caso è il professore. E se una parte di me, dopo tanti anni di addestramento al rispetto delle autorità, era propensa a piegarsi, un’altra non voleva e bramava la libertà. Con gli anni ho capito che quello a cui aspiravo era ciò contro cui, non solo la scuola, ma un intero sistema era intento a soffocare. Non voglio terrorizzarti, anzi, perché se è vero che troverai sempre ostacoli, ti posso garantire che ci sono tante persone che lottano affinché spazi, fisici e mentali, siano sempre più liberi =)
Nessuna libertà è gratis, questo lo hai già capito studiando la storia, e proprio per questo ogni libertà conquistata va sempre preservata e rivendicata. Quindi preserva la tua voglia di libertà e lotta perché questa venga rispettata. Il tuo gesto di libertà mi ha ricordato la prima volta che io, bambina timida e rispettosissima delle autorità, risposi a tono ad una professoressa. Te la immagini la faccia di una professoressa che si sente ribattete da quella che credeva essere la pecorella più mite? XXD Per lei fu uno shock ma per me un momento di grande libertà. Avevo superato un confine che credevo invalicabile. E da allora, di gesti ne ho compiti altri e sono certa che anche tu lo farai.

Un abbraccio forte

p.s. grazie edmondo per questi post che, per me ,sono ossigeno

edmondo ha detto...

Cara vaviriot, in questo periodo Sally ha bisogno di parole come quelle che hai scritto. Gliele porterò di persona, sapendo già a priori che lei ti ringrazierà moltissimo. E anche io ti ringrazio. Un abbraccio.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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