Una citazione al giorno

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giovedì 30 maggio 2013

Lasciamo in pace questi bambini!

Con una ferocia spaventosa e subdola, tutte le istituzioni si raccolgono intorno ai bambini, l'attenzione nei riguardi di questi cuccioli, unici e irripetibili, è morbosa. Nessun'altra età, come quella dei bambini, è così aggredita culturalmente, pedagogicamente assediata. Gli apparati dello stato e della chiesa hanno individuato il target, tutti vogliono insegnare qualcosa ai bambini, che è un qualcosa che torna utile solo a quegli apparati. E' spaventoso. Martellante. Catechesi di sistema. L'infanzia è il momento giusto per colpire, un cervello in elaborazione biochimica deve potersi sviluppare intorno a dei segni dati dall'esterno, segni che sono istruzioni (ordini esterni, input di programma) e che dovranno sostituire quelli naturali interni. Meglio farlo prima, dopo sarebbe troppo tardi, i catechizzandi diciottenni -ammesso che la società possa lasciare libere le persone fino a quell'età- potrebbero rimanere troppo individui, e non va bene, il potere non vuole individui, non vuole 'unici', il potere vuole la massa, vuole il gregge, sì da poterlo governare, sottomettere come vuole. 
I momenti per modellare, plasmare, addestrare, modificare, soffocare, sono quelli relativi a tutti gli insegnamenti. 'In-segnare', cioé lasciare dentro segni profondi, indelebili. Si insiste, e si insiste ancora, guai a chi sfugge, è un obbligo (da parte di chi e con quale diritto?). Ma l'obbligo autoritario è sempre mascherato da falsi motivi filantropici, soprattutto in quelle dittature mascherate dal nome 'democrazia' e/o 'repubblica'. Allora i bimbi si imbutano e si indottrinano, perché -si pensa- sono stupidi. Famiglia, preti, scuola, tv, cinema, polizia, psicologi, giornalisti... un esercito di indottrinatori tutti intorno ai bambini, come parassiti, come formiche sul pane, neanche un attimo di libertà, di respiro, di tregua. Anni e anni, migliaia e migliaia di ore. Ovunque. E poi ancora per sempre, fino alla tomba, dottrina di mantenimento per gli adulti divenuti ormai violenti e deresponsabilizzati, forti con i deboli e deboli con i forti, tutto come da progetto. Perché la società si progetta, ma i progettisti dei regimi autoritari sono sempre esterni all'io.
Ecco la società deformata, disumanizzata, innaturale, modellata secondo i dettami esterni, ed è una società talmente bene addestrata a quei dettami che essa stessa si perpetua in automatico, proprio come vogliono gli indottrinatori, gli in-segnanti dell'ingiustizia, della guerra, del profitto, del dominio, del servilismo, del disumano. Ecco la società, questo tipo di società, che però i bambini rifiuterebbero volentieri se avessero la possibilità di decidere liberamente della loro vita. 'Ma i bambini non capiscono, sono piccoli, devono imparare a stare in questa società', dice la massa in-segnata.

4 commenti:

Caterina ha detto...

Quanta amarezza, e però quanta verità.
L'inizio di questa sfiducia opportunista e cieca nei confronti dei bambini c'è dalla nascita stessa, per continuare con le conquiste della prima infanzia, poi con i "no che aiutano a crescere" e così via ...
Ho voluto commentare senza però avere niente di intelligente da aggiungere, se non che per fortuna ci sono genitori, ed educatori, che anche scontrandosi con la propria storia personale, ci provano a fare diversamente. Meno male che possono leggersi e trovare un'eco l'uno nell'altro anche se da lontano. Grazie.

edmondo ha detto...

Grazie del tuo commento, mi è piaciuto il concetto di eco, tale lo percepisco anche io.
Ciao.

Anonimo ha detto...

Effettivamente la scuola è un mass-media, persegue gli stessi programmi di indottrinamento di tv e giornali.
Cose che si scoprono dopo i cinquant'anni, con solo la terza media e tanta voglia di imparare.

Claudio ha detto...

Vuoi inorridire? Va' a leggere i commenti lasciati al post sul sito del Fatto Quotidiano in cui tale Alex Corlazzoli propone di abolire l'esame di maturità.
Un tripudio di sadismo militare da servi.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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