Una citazione al giorno

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mercoledì 29 maggio 2013

Dubito, dunque mi arricchisco

Scardinare le convinzioni. Una mente critica dovrebbe saperlo fare, dico, una mente come quella dei bambini non scolarizzati, sempre inclini ai perché, allo smontaggio gioioso di tutto ciò che non comprendono, ma anche di quello che hanno capito e vogliono lo stesso rismontarlo, per gioco, per curiosità, per indole ricercatrice, senza timore alcuno. Scardinare le convinzioni, dicevo, che è quello che faccio anche a scuola, e non ho certo finito. Ho scardinato il concetto stesso di cultura, che è una convenzione fatta di convinzioni fossilizzate e stampate, classificate, lasciate lì appese magari per secoli a marcire sul muro decrepito della società, perpetuate dalla scuola di sistema. La cultura di un Paese, ad esempio, le sue tradizioni, che spesso si dicono 'popolari', ma che in realtà non lo sono, perché spesso nascono e vengono distrutte per volontà dei regimi, a seconda del loro tornaconto, o vengono esportate con le colonizzazioni. 
In questo momento penso ai Paesi in cui è ancora in voga la corrida. Al tempo in cui studiavo le tradizioni spettacolari e teatrali ero troppo intento ad acquisire informazioni, ed erano informazioni che mi interessavano davvero, perciò le apprendevo con gusto. Facevo domande ai miei prof, mi informavo sui testi consigliati e anche su quelli trovati in biblioteca, e tutti quei prof e tutti quei libri (ecco la cultura fossilizzata) mi ripetevano che la corrida attiene a una cultura millenaria, e che come tale non si deve distruggere, perché 'la cultura è una cosa sacra e inviolabile'. Ce lo insegnano ovunque. Convinto di questa 'sacralità della tradizione culturale del popolo', sbadatamente non avevo nessun motivo per mettere in discussione la corrida, la difendevo. Ma che cosa stavo difendendo in verità? Difendevo la mattanza, difendevo la tortura e l'assassinio in nome della cultura, o meglio, in nome della difesa della cultura di un popolo. Un momento -mi sono detto dopo- che cos'è il popolo? Che cos'è la cultura? E quale scopo ha un certo tipo di tradizione difesa a oltranza? A un certo punto mi sono sentito fossilizzato in una convinzione troppo comune per i miei gusti per non essere percepita come sospettosa. Mi mancava un punto di vista, ma certo! Mi mancava il punto di vista del toro! La cultura massificata lo aveva escluso, e io, per difendere la sedicente sacralità della cultura di un popolo, non mi preoccupavo di quel punto di vista. Il fatto importante che mi sento di dire adesso è che non può esistere una cultura tagliata o manipolata, soprattutto se il taglio o la manipolazione sono attuati dai pedagogisti del sistema, i quali hanno sempre un secondo fine. Seguendo questa scia critica, mi sono posto sulla stessa prospettiva del toro abbrutito e infilzato, e non ho potuto far altro che rinnegare quei vecchi capitoli, così come i suoi autori, e in primo luogo chi aveva dettato loro il modo di scrivere sull'argomento. Ho rinnegato la cultura? No, ho rinnegato una cultura, un punto di vista, quello di parte, e che proviene sempre dalla stessa parte. Ho rinnegato il concetto comune che si ha della cultura.
Continuo a fare come i bambini, a chiedermi il perché delle cose, e sempre meno considero soddisfacenti le risposte che mi fornisce il sistema o l'opinione comune o la tradizione, parto cioè dal presupposto che la conoscenza ottenuta attraverso la concessione dei saperi da parte dei governi sia quantomeno manipolata, corrotta, viziata, sicuramente di parte, sicuramente strumento di condizionamento di massa.
Ora io vorrei dire soltanto una cosa a tutti quelli che si nutrono di ciò che il sistema appende al muro decrepito della sua cultura e che viene introdotto nella società come un dogma inalienabile da seguire: scardinare le convinzioni, mettere in discussione l'opinione comune, porre dubbi, ricercare, non vuol dire assolutamente cancellare per sempre ciò che si è appreso, vuol dire invece acquisire nuove informazioni, altri punti di vista, porsi sulla prospettiva meno conosciuta o disattesa dai sedicenti dispensatori di cultura, vuol dire anche sondare quello che la massa scolarizzata ritiene essere un'eresia o una cosa impossibile da pensare o realizzare. E dal momento che le informazioni acquisite attraverso la mediazione del sistema non si cancellano, nulla ci vieta di ritornare su di esse una volta appurato che il nuovo punto di vista non ci soddisfa; ma anche nulla ci vieta di tentare di trovare altri punti di vista, sviscerarne dei nuovi e nostri. L'importante è non rimanere fermi a perpetuare ciò che qualcuno vuole che si perpetui.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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