Una citazione al giorno

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martedì 5 marzo 2013

Riciclando materiali

Siamo circondati di immagini e di storie preconfezionate, precostituite, date. La tv, soprattutto, è di per sé un format, tutte le immagini sono decise e costruite a monte. Il mondo infantile -e non solo- sbatte contro il confezionamento delle informazioni e si disabitua al gioco creativo. Mi capita spessissimo di vedere fanciulli che trovano davvero difficoltoso inventare forme, giochi, storie.
In classe, i ragazzi ed io facciamo della creatività un mezzo giocoso di espressione personale che scardina il dato preconfezionato, e stimoliamo l'attitudine alla ricerca autonoma di nuove forme e soluzioni. Lo facciamo anche a partire dal riciclo di materiali eterogenei, come in questo caso. Regola data: neanche una. Ognuno è rimasto libero di creare quello che ha voluto e come ha voluto (nessuno ha pensato di ammazzare il compagno di banco, strana la piena libertà, eh?). Chi non aveva il materiale è stato prontamente approvigionato dagli altri oppure si è unito ai compagni, collaborando. Tutto è avvenuto spontaneamente. Io ho solo osservato tutte le dinamiche, con gioia condivisa.

Si prendono tappi, nastri, stoffe, bottoni, elastici, pezzi di carta, cose vecchie, tutto quello che potrebbe facilmente finire in pattumiera...





Per produrre opere di questo genere.












Opere realizzate dai ragazzi e dalle ragazze di primo anno (11 anni).

1 commento:

Davide ha detto...

Credo che i ragazzi ci stiano dicendo che hanno bisogno di relazionare con "persone", a giudicare dalle figure anropomorfe che hanno composto.
Se amiamo i nostri figli usiamo il PC per lavoro e la TV per fare le barricate contro il sistema.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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