Una citazione al giorno

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venerdì 29 marzo 2013

L'obbligo e il dovere

L'essere umano è un organismo che crea in continuazione, a questo è preposto. La creatività non è creazione, questa è solo il risultato della creatività, ma ambedue necessitano di libertà di scelta, di luogo, di tempo, di azione. Nessun luogo, come la scuola, soffoca la prerogativa creativa degli umani. Pianificare l'ora della creatività è ridicolo, oltreché assurdo. La creatività è spontaneità. 
La rigida scansione temporale delle attività scolastiche, sancita dal suono di una campana, è stata decisa al solo fine di adeguare l'essere umano alle aspettative del sistema economico-produttivo, alle esigenze del lavoro salariato. La scuola abitua i futuri lavoratori-consumatori ai ritmi della produzione e alla logica robotica. Se i bambini nell'ora di disegno mostrano a volte slanci di creatività, non è perché la scuola ha azzeccato l'ora giusta, ma perché la natura del bambino non farebbe altro che creare, giocando a tutte le ore, e imparando dal gioco. E tuttavia, alla lunga, i ritmi scolastici e il modello passivizzante finiscono per deteriorare la creatività. A 12 anni tanti bambini, soffrendo la coercizione abitudinaria scolastica, vivono giustamente come obbligo qualcosa che -come l'attività artistica ma non solo- dovrebbe appunto essere spontaneità, motivo di gioia, di libertà, e di autoaffermazione. Ma la scuola insegna a rispettare orari prestabiliti e ordini calati dall'alto, e nella scuola tradizionale la parola 'dovere' viene esaltata di continuo, viene data come fosse un trofeo da conquistare, come una mèta ambita da raggiungere, un premio; per conseguenza, loro malgrado, i bambini imparano molto presto a sposare la noia dell'obbligo al pretestuoso senso del dovere. Gli alunni sono costantemente obbligati, quindi si annoiano, e spesso si inquietano e scalpitano, ma dovranno imparare ad accettare il fatto che eseguire gli ordini -anche se non lo vogliono- rende qualche punto sulla pagella, e così avranno dimostrato (anche ai genitori) di essere all'altezza delle aspettative del meccanismo produttivo, mai di se stessi, ma avranno anche ucciso la loro originaria umanità e autodetermianzione, caratteristiche inutili, anzi pericolose per il sistema.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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