Una citazione al giorno

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domenica 31 marzo 2013

Conoscere per scegliere

Non importa parlarne bene o male, purché se ne parli. E' questo uno dei segreti che fa di ogni mass-medium un veicolo di propaganda autoritaria molto efficace. Certo dipende anche in che termini si parla male di una data cosa, ma questo è un altro discorso. Quando invece un argomento o un nome non vengono divulgati, è perché quelli sono gli elementi che -secondo lo Stato- non devono concorrere in alcun modo alla formazione del bagaglio cognitivo della società, quello che in termini tecnici si chiama 'sistema culturale'. Va da sé che tutti pensano e agiscono solo in base a quello che conoscono, non può essere altrimenti. Offrire alla massa gli stessi elementi, scelti con cura da un meccanismo preposto al vaglio, vuol dire indirizzarla alla formazione di una coscienza collettiva progettata pedagogicamente da parte di coloro che detengono interessi politici, economici, religiosi, filosofici... 
Si possono fare moltissimi esempi conoscendo i popoli della Terra: se ognuno di questi popoli costruisce tutta la sua vita sociale in un dato modo, è perché quel modo di costruirsi la vita si è formato sulla base delle conoscenze specifiche acquisite (territoriali, culturali, climatiche...), ecco perché i popoli rimasti ancora liberi sul pianeta hanno sistemi culturali diversi tra loro. Le riflessioni antropologiche, del resto, parlano chiaro. Prima della colonizzazione delle Americhe da parte degli europei, ad esempio, i nativi non conoscevano gli archibugi e neanche la bibbia, e tutta la loro esistenza era organizzata senza questi elementi introdotti successivamente con la forza. Anche noi, prima della colonizzazione delle Americhe, avevamo in Europa una vita organizzata senza i prodotti importati da oltreoceano. Banalmente, potrei dire che nel 1400 il nostro cervello non avrebbe mai potuto concepire un pomodoro, ma da 600 anni a questa parte sappiamo bene come è cambiata la nostra esistenza dalla sola conoscenza del pomodoro. Per inciso, da questo scambio culturale i nativi americani ci hanno solo perso, come sappiamo, e continuano a perderci anche la vita. Non c'è da esserne orgogliosi.
Se noi pensiamo adesso agli elementi che il sistema ci fornisce per costruire la nostra società, facendoceli calare dall'alto, dobbiamo chiederci per quale motivo la nostra organizzazione sociale continua ad essere intrisa di autoritarismi, su quali elementi si fonda il nostro sistema culturale per essere così inumano, e perché proprio su quegli elementi. Non farò qui l'analisi, ma devo dire che la nostra società global-normalizzata manca di molte informazioni, non a caso tutte quelle che vanno in direzione opposta all'autoritarismo e che si concentrano sulla direttrice libertaria. E infatti, dell'anarchia il sistema ha sempre 'parlato' in modo che le masse reagissero con un ripudio nei suoi confronti. Parlar male dell'anarchia, badando attentamente a non suscitare nella massa curiosità nei suoi confronti, serve all'autopropaganda di Stato che vuole solo perpetuare se stesso (status), quindi anche questo tipo di società violenta, e infatti non possiamo che registrare, nei confronti dell'anarchia, una sequenza infinita e secolare di maldicenze e di pregiudizi da parte del cosiddetto mainstream, di cui fa parte la scuola, maldicenze che smuovono le corde emotive della paura.
L'immagine distorta dell'anarchia che il sistema fornisce alle masse rientra in una visione generale e molto superficiale della stessa, il mainstream non entra mai nelle specificità del pensiero anarchico, non fornisce analisi, non fa conoscere il punto di vista libertario nei dibattiti sociali e politici. Secondo lo Stato, gli elementi che riguardano la direttrice antiautoritaria non devono concorrere alla formazione di un sistema culturale umano e giusto, perché una società è tanto più umana e giusta quanto meno lo Stato insiste coi suoi apparati autoritari. Nessun futuro cittadino (alunno di oggi) dovrà conoscere ad esempio quali e quanti intellettuali, artisti, pensatori, letterati, siano stati e sono anarchici. Henri Matisse, John Cage, Giovanni Pascoli, Elio Vittorini, Lev Tolstoj, e moltissimi altri (tra i nomi conosciuti), erano anarchici. Certo, l'elenco è sterminato se consideriamo anche i nomi non conosciuti ai più, sono aderenze all'anarchismo che non devono essere trasmesse, altrimenti i futuri cittadini -magari studiando il Surrealismo- potrebbero aver voglia di saperne di più scoprendo che anche André Breton era anarchico, e una volta conosciuto il pensiero anarchico (di cui fa parte la critica rivelatrice all'esistente) potrebbero finalmente trovarsi di fronte a una vera scelta, quella tra due sistemi in opposizione, scoprire che il sistema statale è un colossale inganno, e creare le condizioni necessarie per la costruzione di un'umanità sulla base dell'antifascismo, dell'antimilitarismo, dell'antirazzismo, dell'anticapitalismo (concreti e applicati), quindi sulla pace, sulla giustizia sociale, e naturalmente sulla vera libertà. Si romperebbe il giocattolo del capitalismo e del sistema che lo contiene.
Proporre una scelta, dunque, anche sulla base del ventaglio di informazioni tenute nascoste, e lasciare che attraverso tutti gli elementi -noti e ignoti- si dia alle persone non solo la facoltà di una vera scelta, ma un bagaglio più ampio di conoscenze interrelazionate o in contrasto tra loro, è quello che faccio a scuola. Non dico mai agli studenti siate anarchici, essi devono essere liberi di scegliere cosa farne della loro coscienza e del futuro, dopo aver conosciuto. Quindi informo, butto sul tavolo altri elementi, i ragazzi si trovano davanti a una scelta, liberi di capire, di conoscere, di mettere in relazione l'esistente con un qualcosa di diverso che qualcuno tiene loro nascosto. Le dinamiche mentali attivate dalla libera scelta tra due sistemi porta gli studenti a mettere in seria discussione il consueto falsamente rassicurante, e riprendono quel cammino di libertà che essi stavano già percorrendo da piccolissimi, ma che il sistema ha deviato anche con l'ausilio della scuola. Alcuni miei ex studenti hanno fatto una scelta decisamente libertaria, e la appalesano ad ogni occasione, come in questo caso:


Altri ex studenti sono più intimisti, altri risoluti, altri ancora li percepisco discreti nell'affermazione del pensiero 'ostinato e contrario', tutti seguono la loro indole, la loro specificità e unicità. Ma c'e anche chi vuol rimanere ancorato al vecchio sistema culturale.
Come molti pedagogisti e pensatori anarchici, anche io credo fermamente che il cambiamento verso una 'Umanità Nova' potrà verificarsi partendo anzitutto dalla conoscenza, dalla cultura non gambizzata, dall'acquisizione di quegli elementi che espressamente il sistema nasconde alla massa. La libera scelta tra l'esistente autoritario e il possibile libertario -una volta conosciuto- vede fatalmente sconfitta la prima delle due condizioni. E' sempre una questione di scelta, come quando Sébastien Faure diceva a proposito dell'educazione: 'dovete scegliere se educare bambini o addestrare animali'. A proposito di ciò, accertiamoci anzitutto che cosa voglia dire addestrare e anche educare, senza cadere nella trappola del 'ma io lo so già', perché proprio quello che comunemente si ritiene di sapere è pescato direttamente dal sistema culturale, progettato al fine di perpetuare sia il consueto autoritario, sia i meccanismi che lo riproducono.

Nota: il messaggio di stato di Fabio è una frase tratta dalla canzone 'Ballata per l'anarchico Pinelli'

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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