Una citazione al giorno

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mercoledì 10 aprile 2013

Questione di scelta

L'incidenza effettiva di una pedagogia umana nella scuola tradizionale è visibile soprattutto nei primi mesi del primo anno -questo per quanto mi riguarda e nonostante il fatto che i ragazzini vengano dalle lementari già abituati ad obbedire come cagnolini- perché ho solo due ore alla settimana per ogni classe, e là dove lavoro sono l'unico educatore che educe. Prevale così il metodo tradizionale autoritario. Però i semi sono nella terra, e in questi anni ho avuto modo di assistere alla nascita di vari germogli. Nonostante.
Ad esempio, al secondo anno delle medie (12 anni) molti ragazzi hanno già riassimilato l'autoritarismo e l'asservimento, e questi comportamenti si manifestano anche nei loro automatismi che io osservo e che non manco di far semplicemente notare, eppure, in certe seconde o terze classi, resiste con orgoglio da parte dei ragazzi la voglia di mantenere alto il senso di autonomia e di dignità; ci sono gruppi che continuano a non volere voti o, piuttosto, a considerarli un pro-forma amministrativo. E vedo anche gruppi che continuano a voler imparare in modo pratico: costruiscono, manipolano, inventano, senza alcuna imposizione da parte mia, trovano mille soluzioni ai loro problemi. Ne escono sempre fuori.
Ecco, là dove lavoro, io vivo queste situazioni agli antipodi, le osservo, le annoto. Registro di continuo il fatto che una struttura sistemica fa di tutto per incanalare tutti nei bui meandri della sua struttura. Gioco-forza. Ma basta un seme, bastano due ore settimanali, a volte 5 minuti, basta la scelta di una persona perché la struttura ceda e riconsegni -a chi vuol prenderle- le chiavi della cella per raggiungere la propria libertà e dignità.

5 commenti:

genni ha detto...

Caro Prof, mi fa meraviglia il fatto che ancora insegni, perchè immagino che con tali idee e opinioni non gli sia facile a meno che lei operi in un istituto che le dà un forte consenso a partire dal dirigente scolastico e colleghi compresi come sarebbe giusto e doveroso sia nei suoi interessi ma soprattutto in quelli dei ragazzi!

edmondo ha detto...

Invece a me non fa meraviglia leggere commenti come il tuo, genni, di ignoranza in giro ce n'è tanta.
Io dò prove concrete di umanità e pace in classe. Tu, leggendo i post (e, mi spiace, ma a questo punto dovrai leggerli tutti), dovrai invece dimostrare, con prove reali e altrettanto concrete, che il mio lavoro non stimoli il senso di autostima, di pace, di fratellanza, di umanità. Se non puoi dimostrarlo, le tue parole non valgono proprio niente e hai perduto un'occasione per non cadere nel pubblico ludibrio.
Ma come si evince molto facilmente, tu sei animata solo da un senso di vendetta e di violenza nei miei riguardi, per pregiudizio, perché non conosci me e neppure la pedagogia libertaria. Ecco vedi? Col mio lavoro cerco anche di aiutare i ragazzi a liberarsi dei pregiudizi, e pure a non averne. Cosa orribile per te, sembra che tu e il pregiudizio viviate in simbiosi. Ma il pregiudizio è sempre figlio dell'ignoranza, solo che ci sono persone amabilmente ingenue e ignoranti che mostrano una sincera voglia di conoscere, altre persone, invece, sono ignoranti presuntuose e vendicative. Sono le persone più pericolose per una giusta società. Non ne abbiamo bisogno. E siccome la società che tutti vogliono, compreso te, è fatta per lo più di gente violenta come te, devo riconoscere che hai ragione quando dici che mi è difficile lavorare per stimolare la pace e l'umanità, questi sono sentimenti vietati, accusati, da punire e violentare. Guàrdati intorno, e godi pure di tutta la violenza che il tuo genere di scuola produce.

genni ha detto...

Caro Prof mi dispiace contraddirla ma, a differenza sua che evidentemente non ha letto bene il mio commento, ho letto attentamente i suoi post. Sicuramente mi ha frainteso, il mio commento in maniera chiara sottintendeva l'apprezzamento per i suoi metodi didattici unitamente alla consapevolezza di quanto sia difficile sostenerli in un sistema scolastico improntato su altri binari.

edmondo ha detto...

Genni, avevo travisato, ma il commento poteva essere interpretato anche nell'altro modo, e tutto per colpa di qualche virgola mancante. Bene. Rispondo allora anzitutto ringraziandoti, e dicendo che nella scuola dove lavoro non ho alcun tipo di appoggio, né dai colleghi, tantomeno dal dirigente. La cosa mi infastidisce, perché non posso far esprimere i ragazzi come si conviene, il modello è atroce, e le mie poche ore -come hai già letto- non sono sufficienti a garantire una sana pedagogia a lungo termine. Si salvano i semi, augurandomi che la terra che avranno intorno li farà germogliare. E mi auguro anche che il lavoro che trasporto su questo blog possa giovare ad altri, come fondo di ispirazione. Grazie dell'attenzione e, a questo punto, anche della pazienza.

genni ha detto...

Per me è un piacere condividere idee ed esperienze con chi ha il coraggio e la capacità di essere voce fuori dal coro. Anche io nel mio piccolo cerco di spargere semi, come diceva lei, ma non sempre si trova un terreno eccellente ma la sfida è proprio questo e cioè fare in modo che dei semi possano germogliare anche in terreni aspri e impervi come succede anche in natura. Un abbraccio e a presto!!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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