Una citazione al giorno

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venerdì 4 luglio 2014

Il vento autoritario

Vivo e lavoro da servo ribelle in luoghi geografici a bassa densità demografica. Paesi piccoli per intenderci. E' stata una libera scelta, anche questa. Ci sono i pro e i contro; tra i contro, l'oscurantismo più agguerrito e tenace, ma anche una scuola convenzionale dove nel giro di pochi anni si può esaurire la carica potenziale di passione. Ci si logora in fretta, sia per l'autoritarismo di matrice provinciale (incrostazioni molto pesanti), sia perché in qualche modo si percepisce che un oltre è difficile da raggiungere senza solidarietà, quindi ciò che è fatto è fatto. Come alcuni forse sanno o intuiscono, infatti, nella scuola dove attualmente insegno non ho alcun tipo di sostegno morale da parte dei colleghi, semmai ho ostacoli quotidiani. Troppi. Vanno avanti da anni. 
Allora penso a quello che ho fatto concrertamente insieme ai ragazzi, parlo con loro, penso a loro, e alla fine dico a me stesso: qualcuno di loro si è salvato, sono contento, ne è valsa la pena. E poiché - dicevo - più in là non posso andare anche a causa delle difficoltà dovute ad un autoritarismo tanto ridicolo quanto esasperante (ne parlavo in un'intervista nel sito di David Gribble, Libertarian Education), che si traduce concretamente in autentica cattiveria e costante persecuzione legalizzata contro la mia persona, ho pensato di cambiare zona, cambiare scuola, incontrare nuove persone, altri ragazzi, altri paesini. Nella condizione in cui mi trovo adesso, cambiare scuola non può far altro che rigenerarmi, senza contare che ciò mi darebbe pure l'opportunità di far conoscere altrove la pedagogia libertaria e di educarsi reciprocamente in questo senso, appunto in maniera libera e viva insieme ad altri ragazzi/e, che sono persone e non animali da addestrare, men che meno all'obbedienza e al capitalismo.
Ciò non cancella od elimina il felicissimo rapporto che ho da anni con i miei attuali studenti ed ex studenti, semmai si espandono ancora di più le conoscenze, tutte quelle relazioni che fanno vita concreta, esperienze da condividere, conoscenza e apprendimento anche incidentale. 
Il granello di sabbia frustato dal vento non si rompe, salta di duna in duna, e si posa là dove l'apparato autoritario non avrebbe mai voluto, in altri suoi ingranaggi, ma è grazie al suo fetido vento che mi sposto e mi agito.


Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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