Una citazione al giorno

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venerdì 25 luglio 2014

La tradizione tradizionalizza. Chiediamoci però che cosa

Non mi aspettavo di certo qualcosa di diverso da parte del nuovo dirigente scolastico nel corso del colloquio di rito. Non potevo contare sull'esplicazione, da parte sua, di concetti riguardanti ad esempio la centralità della persona o la libertà dello studente di essere soggetto attivo e non oggetto passivo (sto dicendo cose che sono ipocritamente scritte persino nelle 'Indicazioni nazionali per il curricolo'). Niente di tutto questo. Il dirigente scolastico, tra l'immensa quantità di cose da poter dire, ha scelto solo un argomento: la disciplina e il rispetto delle regole (quelle scritte e imposte dall'esterno per uno scopo preciso, naturalmente). Neanche una parola sui contenuti della materia o, chessoìo, sulla presunta 'libertà di insegnamento'. Ma non mi aspettavo qualcosa di diverso, come dicevo.
L'immaginario comune si inclina (e si inchina) sempre più favorevolmente e pericolosamente all'idea che l'insegnante debba essere un poliziotto e un giudice, più che un informatore. Più l'insegnante dimostra di essere in grado di reprimere e 'mantenere' l'ordine, più è considerato un bravo insegnante. Ed è questo che quel dirigente si aspetta anche da me, da tutti quanti. Del resto, una cultura fascistizzante e militare non può che passare attraverso la scuola e la famiglia tradizionale di stampo borghese, quest'ultima culturalmente fomata in questo tipo di scuola. Dunque il problema è la scuola, e del resto lo dicono i fatti. E un problema non si riforma, si elimina.
Si capiscono tante cose dai colloqui. Ad esempio il fatto che l'autorità scolastica, e sottolineo scolastica, si corrughi il sopracciglio in una smorfia di terrore anziché esultare di fronte a un insegnante che dice di occuparsi anche di pedagogia. Come dire: 'questo ne sa più di me, sa entrare meglio di me nello specifico dei fatti educativi, ergo è un pericolo'. Perché la scuola è anche questo, è l'ego autoritario dei dirigenti (spesso divenuti tali per soddisfarlo), dai cui capricci e velleità dipendono gran parte delle decisioni assunte acriticamente dai docenti, e che finiscono per modificare la vita di tutti, studenti e docenti presi in mucchio. Ogni eccezione conferma la regola.
Dal prossimo settembre mi troverò a lottare come ho sempre fatto, sapendo di non ricevere alcun tipo di solidarietà da parte di colleghi e colleghe, ma trovando solo nei ragazzi e nelle ragazze il senso del mio fare o del mio non fare, incontrando quella loro umanità che nessuna scuola vorrà mantenere integra a lungo, per disegno prestabilito. Per davvero non mi aspettavo qualcosa di diverso, sarei stato presuntuoso a crederlo, fintanto che si tratta di scuola tradizionale e istituzionale.


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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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