Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

venerdì 30 maggio 2014

Tanta scuola per una società di infelici

Il nostro modo di costruire questo tipo di società, crudele e violenta, dipende da un progetto precisissimo, altrettanto crudele e violento, e antico quanto il capitalismo. E' un progetto eminentemente pedagogico, anzitutto, in grado di modificare profondamente gli esseri umani, i loro pensieri, le loro azioni conseguenti. Poche persone si salvano da questa progetto, per merito di particolari dinamiche relazionali avvenute nella loro infanzia. Infatti è nel periodo infantile che il progetto crudele e violento inizia ad attuarsi, e non può che essere così. Ciò che avviene durante l'infanzia decide il futuro della società. Ma quello che avviene durante l'infanzia è stato deciso e progettato dai propagandisti del capitale per ottenere una società che attui lo stesso loro progetto. Ci sono riusciti.
Il sistema si regge soltanto attraverso una serie di artifizi, e anche da ciò si capisce che questo tipo di società non ha niente a che fare col percorso naturale delle cose. Una verità naturale non ha bisogno di artifizi per essere. Una verità naturale è di per sé. Di conseguenza, siamo di fronte a una società creduta naturale, ma che non lo è, perché è costruita secondo quel progetto crudele e violento, secondo un artifizio costante. Non aveva torto Ivan Illich quando affermava che 'la scuola è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è'. E' nella scuola che si compie il progetto violento. E tra le altre cose, il progetto consiste anche nel fidelizzare le persone al progetto stesso, che lo perpetuano. Quasi nessuno riesce ad esempio a immaginarsi una società senza quel luogo preciso chiamato scuola. Gli adulti sono affezionati alla scuola, sono stati portati a credere che senza scuola l'umanità si abbrutisca. Io mi guardo attorno e vedo esattamente l'opposto, vedo che presso le comunità dove la scuola non è altro che la vita stessa le persone hanno un senso di umanità straordinario e profondo, vige soprattutto l'empatia, la solidarietà, la gioia di vivere. Gli abbrutiti li vedo maggiormente in questa società scolarizzata e militarizzata. Val forse la pena - mi chiedo - barattare la gioia di vivere e la vita stessa con un 10 in pagella? Il fatto si è  che tutte le persone scolarizzate considerano invece 'vita' proprio la pagella, considerano 'vita' ogni cosa insegnata nel luogo dove la vita stessa è negata, dove la gioia è soffocata, vietata, punita. Le persone scolarizzate pensano che la libertà si conquisti attraverso la scuola, cioè in quel luogo in cui proprio la libertà viene cancellata ogni giorno, massacrata per anni, dimenticata, per imparare a essere dipendenti, schiavi produttori, voraci consumatori, asserviti d'ogni risma e caratura, e acerrimi nemici delle libertà propria e altrui. La libertà si ottiene solo con la libertà, così come la pace non può che ottenersi con la pace, la giustizia con la giustizia (che vuol dire comprensione, non vendetta), l'amore con l'amore, l'umanità con quell'umanità dataci dalla natura e toltaci dai progettisti del capitale.
Io sono profondamente convinto che una società libera e umana può esistere soltanto quando le persone si libereranno dalle convinzioni, dal consueto, dalla fidelizzazione al sistema, dalla scuola, e lasceranno finalmente in pace i bambini, che sono semi da non toccare. La natura sa quello che fa. Lasciamo fare a lei, secondo il suo progetto materno, non di quello del sistema. Non impicciamoci, a meno che non si voglia continuare a credere che sia più importante un 10 in pagella che la vita stessa.
Una società come la nostra forma esseri aderenti ad essa, perciò le persone pensano che andare a scuola sia utile. Utile per che cosa? Per l'adattamento. Un 10 in pagella cosa dichiara? Dichiara proprio il buon inizio dell'adattamento, del percorso che inserisce bene la gente nella società del consumo e del capitale. Con i 10 sulla pagella si diventa forse bravi lavoratori salariati o - come sperano tutti - persino ottimi dirigenti, cioè ingranaggi perfettamente funzionali a questa società violenta e gerarchica, riproduttrici infaticabili di ciò per cui ci lamentiamo. 
Che cosa produci tu, lavoratore salariato? Quali altri ingranaggi del sistema oppressivo fai funzionare col tuo lavoro? Tu dici che se non si lavora non si mangia, ma è proprio questa la trappola del progetto pedagogico: diventa schiavo del capitale, altrimenti non mangi. Non ti sembra un ricatto? Se pensi che questo ricatto sia giusto e naturale perché non sai immaginarti un'altra condizione di vita con un altro concetto di lavoro, allora perché continui a lamentarti se ti fanno pagare anche l'acqua per bere o il giaciglio su cui riposi le membra percosse? Insomma, se è questa l'idea di vita che abbiamo, cioè il famoso 'lavora, produci, consuma, crepa', allora dovremmo essere tutti felici, perché questo obiettivo è stato pienamente raggiunto. Invece io vedo in giro persone alienate, incattivite, serve, tutt'altro che felici, a cominciare dai bambini nella loro galera esclusiva chiamata scuola.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi