Una citazione al giorno

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mercoledì 9 luglio 2014

Dimenticare di essere nati liberi

Il neonato viene subito introdotto nel circuito del sistema per farne di lui un adattato sociale, un normalizzato, un autoritario, un richiedente istruzioni e assistenza. Prima si adegua ai codici coercitivi di questa società mercantile, meglio è. Ma fino a una certa età possiamo ancora vedere il bambino che, di fronte alla minaccia del genitore 'o fai come dico io, o ti punisco' (spesso non esiste neppure la minaccia, si passa alle vie di fatto) reagisce facendo il muso lungo, piangendo, recalcitrando, e soprattutto chiedendosi intimamente perché mai dovrebbe fare una cosa che ritiene ingiusta. Bisogna intendersi subito sul diritto-dovere dei genitori di intervenire arbitrariamente sui figli, e lo farò con Marcello Bernardi che così dice: 'le limitazioni alla libertà di un bambino sono giustificate solo quando sono indispensabili per la difesa della sua persona. Altrimenti sono dei veri e propri attentati alla sua persona'.
Questo tipo di umana reazione del bambino, che vorrebbe solo difendere i suoi diritti e la sua unicità, svanisce per effetto dell'educazione omologante e si fa largo un altro tipo di modello mentale e di comportamento, quello dell'adattato, del richiedente istruzioni. Il bambino imparerà col tempo a distogliere l'attenzione dall'ingiustizia della richiesta o della minaccia in sé, e si concentrerà invece sul come eseguire bene l'ordine senza così avere conseguenze punitive, come prescritto. Imparerà quindi che l'ordine in sé, accompagnato dalla punizione oppure dal premio nella versione adulatoria e subdola della richiesta, non deve essere messo in discussione, perché si tratta di normalità. 'Insomma, se lo fanno tutti, tu non fare il sovversivo'! Il bambino crederà che tutto nell'universo funzioni in questo modo, che non vi possono essere alterantive, e chi le propone è un sovversivo, un pazzo, un sognatore, un animale... Per inciso, chi ha mai letto Flatlandia?
L'unico problema del bambino sulla via dell'adattamento, appena introdotto nel circuito della produzione, è intanto quello di cercare le soluzioni più efficaci per non finire in punizione, ma al contempo per soddisfare i suoi bisogni. E' ancora un umano, ma in pieno conflitto con qualcosa che lo soffoca in quanto tale, e che gli fa intraprendere percorsi dolorosi, non voluti, già alienanti. La bugia detta ai genitori è quasi sempre una di queste soluzioni, che è sostanzialmente un inganno (il bambino lo sa, ne soffre, ma ancora in lui è più forte l'istinto di conservazione della propria libertà) che gli serve a conciliare, là dove è possibile, il proprio diritto a non eseguire un ordine, che ritiene ingiusto, con il volere dei genitori, cioè dell'autorità, della legge calata dall'alto. E' chiaro che l'ingenuità dei bambini è tale per cui la loro autodifesa per mezzo della bugia si rivela a volte comica ('non sono stato io a far cadere il vaso', quando in casa c'era solo lui), ma col passare del tempo egli imparerà ad affinare la tecnica ingannatoria, e non soltanto nei confronti dei genitori o delle autorità a lui più prossime, maestri e professori in testa. Imparerà quindi anche ad accusare gli altri (se in casa con lui c'era il cane o il fratellino, incolperà il cane o il fratellino) e a ricattare a sua volta ('se lo dici alla mamma ti faccio i dispetti').
Ma quando per varie ragioni non è più la bugia ad essere una soluzione, ma è invece il codice di legge ad essere considerato tale (e lo diventerà presto, in barba al buon senso sbandierato ovunque), allora la faccenda è più grave, poiché la persona già adattata, cioè quella che non ha più neppure la vaga idea dell'ingiustizia insita nell'ordine in sé, nella minaccia, nel ricatto, ma anzi lo perpetua con gli altri, sugli altri, eseguirà l'ordine soltanto 'perché lo dice la legge', e lo eseguirà acriticamente nelle forme e nei modi dettati dal sistema padronale, dall'istituzione. Come prescritto. L'umano bambino di prima è finalmente sconfitto, e con lui la sua libertà. Se prima il bambino in via di adattamento cercava ancora i modi meno dolorosi per non eseguire gli ordini (o per eseguirli con un minimo di salvaguardia della propria libertà), ora l'adulto perfettamente adattato trova immediatamente i modi per eseguirli, e li trova già confezionati: di ciò ne è felice, perché il sistema gli fornisce i pre-testi e le scusanti specifiche. Siamo arrivati a un punto della cosiddetta èra civile dove l'adulto, se non trova norme calate dall'alto per un problema che potrebbe risolvere da solo, le richiede a gran voce. In poche parole richiede governi, ordini, punizioni, e 'giustificazioni' preconfezionate. Non a caso, quando si parla di certi argomenti con un adulto normalizzato, le sue frasi sono spesso codificate, stereotipate, gonfie di retorica e di pregiudizi. Tutto acquisito culturalmente. Se i fatti smentiscono la retorica -come avviene- l'adattato si arrabbia, non con se stesso, ma con chi gli dimostra che la sua retorica non regge di fronte ai fatti.
Ci ricordiamo a questo punto dell'intima domanda del bambino non ancora adattato? 'Perché mai dovrei fare una cosa che ritengo ingiusta'? Nell'adulto adattato, nel bravo cittadino ligio al dovere e 'onesto', nella persona educata e per bene, quella domanda è ormai un'ombra remotissima, una questione che i figli devono imparare a soffocare e presto. Quella domanda si trasforma invece e di fatto in un imperativo che l'adulto ben educato rivolge a se stesso: 'devo fare così perché lo dice la legge, e se non lo faccio nei modi e nei tempi stabiliti mi puniscono; io lo posso anche trovare ingiusto, ma la legge è legge'. 
Tutto questo aderisce al modello generale imposto, al modus perpetuandi di questa società, laddove non ci si chiede più, ad esempio, se sia necessaria la scuola tradizionale (specie se obbligatoria), dati i suoi tragici effetti visibili ovunque, quanto invece se sia prudente disertarla, data la punizione prevista dalla legge. Ogni questione calata dall'alto, in questa società, si sposta dalla sua vera sostanza alle conseguenze previste in caso di disobbedienza. Non si affronta neppure la questione se sia umano un popolo governato attraverso la paura, perché ormai è tutto così orribilmente normale e consolidato, soprattutto la paura di tornare liberi e umani.
Qualcuno si chiedeva come mai i popoli obbediscono all'autorità costituita anche quando obbedire significa andare contro i propri interessi. Prodigi dell'educazione.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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