Una citazione al giorno

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sabato 1 settembre 2012

Menomale, non siamo a norma

I mali sociali non sono da imputare alla Natura, ma alla cultura imposta, al tipo di conoscenza acquisita, alla pratica quotidiana che si assorbe fin da bambini. Da troppo tempo ci siamo lasciati dietro la Natura e ciò che essa ci suggerisce di fare e abbiamo idealizzato -portandoli avanti- forme e contenuti di quel che le élites vogliono farci conoscere, affinché si possa agire e pensare come vogliono loro, nei termini che esse hanno prestabilito, per i loro profitti. Perciò viviamo contronatura, in contraddizione, con una perenne e intima guerra tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è. E' devastante se pensiamo che un buon numero di malattie prendono avvio da questo contrasto esistenziale. Se dovessimo tutti insieme decidere di ripercorrere la strada naturale, alla fine ci stupiremmo anche della sola idea di Stato e di come abbiamo potuto sopportare -accettandola- una simile aberrazione.
Tutti noi possiamo compiere però delle scelte nel senso dettato dal 'come dovrebbe essere', e non dal 'come è'. Le mode imposte, ad esempio, possono essere largamente disattese. E tra le mode includo anche il pensiero stereotipato e borghese, imprigionato, preconfezionato, divenuto anch'esso un inerte, tanto che non si bada neanche più al vero significato dei termini usati. Anche scegliere un prodotto alimentare piuttosto che un altro è utile. Spesso ai bambini suggerisco acquisti alternativi a quelli imposti dai diktat televisivi, e quando qualche ragazzino mi dice che 'tanto non serve a niente se lo facciamo solo noi', rispondo che è importante farlo anzitutto per se stessi, per un fatto di coerenza personale, per non auto-mentirsi, per non cadere in quella contraddizione tra il come dovrebbe essere e il come è. La scuola, poi, è abilissima a perpetuare l'esistente, praticamente non fa altro.
Anche l'adozione dei libri di testo sembra ormai una moda sclerotizzata più che una vera necessità, senza contare che i contenuti di quel genere di libri sono sempre gli stessi, quelli voluti dai gestori/diffusori della 'conoscenza'. Questo 'calar dall'alto', questo 'già deciso da altri', dovrebbe bastare per farsi venire qualche dubbio in merito al concetto di 'conoscenza'. La lotta che ho compiuto per abolire il libro (vedi), ha già cominciato a prendere valore economico nei portafogli dei genitori, ma comincerà a prendere valore morale nel momento in cui i ragazzi non se lo ritroveranno più sui banchi e negli zaini, e quello sarà un buon momento anche per fare questo discorso (con la semplificazione del caso) e per dire loro che io non mi sono posto il problema di essere l'unico a scuola ad aver abolito il libro (o uno dei pochissimi in Italia nella scuola tradizionale, per ora), anzi ne ho tratto orgoglio personale, l'ho fatto perché non voglio cadere in quella contraddizione, l'ho fatto perché non voglio mentire a me stesso, voglio essere coerente con le mie idee.
Perciò scelgo di essere fuori norma, fuori da quell'inquadramento culturale obbligato con cui il sistema si perpetua e ci pone forzatamente sui suoi binari, mi porto sulla strada di 'un'antica speranza' -come dice Gaber- la strada dell'esigenza naturale che parla di cooperazione, di creatività, di vitalità, di umanità. Insieme ai ragazzi, in armonia dinamica, in direzione ostinata e contraria, e sempre senza padroni.


2 commenti:

Cirano ha detto...

aboliamo i libri di testo.....! Facciamo un post comune per tutti i blog da diffondere.

gianni ha detto...

L'idea di un post comune sull'abolizione dei libri scolastici può aiutare, purché ognuno crei il proprio, con le proprie parole, e dandone le giuste motivazioni. Però penso sia meglio un banner. Ciao.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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