Una citazione al giorno

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giovedì 27 settembre 2012

Cronaca di un'ora in 2^ E

Ricopio qui ciò che ho scritto questa mattina in classe.
Classe nuova, pochi incontri fino ad oggi, ma l'intesa è avvenuta. Invito i ragazzi e le ragazze ad auto organizzarsi il loro tempo. Li sto osservando. Ho solo un'ora, è proprio niente, loro invece hanno già subìto quattro ore di lezione, sicuramente sono stanchi e non hanno voglia di 'fare niente', questo mi aiuterà a capire le dinamiche, i caratteri, le loro attitudini. Lascio fare. Tutto comincia ad animarsi, a prendere vita in modo naturale. Ci si muove, si comincia a ridere, c'è chi riesce finalmente a bere, gli occhi si illuminano, qualcuno mi guarda tra l'intimorito e lo stupito, vorrebbe chiedermi 'ma davvero possiamo'? Capisco e gli rispondo ad alta voce: è un vostro diritto, utilizzate tutta la vostra responsabilità nelle decisioni che prendete.
Osservo l'angolo in fondo a destra, ci sono due ragazze che parlano, stanno una di fronte all'altra, si tengono le mani, poi si scambiano affettuosità, carezze, hanno la pace dentro. Un ragazzo preferisce fare degli esercizi di matematica, ma siccome non riesce bene chiede aiuto a una compagna che prontamente gli dà una mano. Tre ragazzi stanno facendo un disegno, stanno colorando insieme una specie di sole viola. Per adesso non c'è neanche molto rumore, anzi. Anche una ragazza fa un disegno libero, però preferisce farlo da sola. Vedo poi due ragazze che passeggiano nell'aula, si raccontano qualcosa con aria complice, sembrano molto affiatate. Una ragazza vuole stare vicino a me, mi chiede: 'hai figli'? La domanda è molto importante. C'è un gruppetto in fondo, sono in tre, giocano a carte. Tutto cambia velocemente, i gruppi si fanno e si disfano, le due ragazze dell'angolo adesso disegnano alla lavagna e attirano altri compagni. C'è una sana interdipendenza tra tutti, non ci sono divisioni, i gruppi sono estremamente aperti, tutta la classe è un unico gruppo eterogeneo e interattivo, dinamico, solidale.
Sulla base di queste prime osservazioni affido a me stesso il compito di non interferire in alcun modo in queste dinamiche, né di intralciarle, né di limitarne le naturali potenzialità ed evoluzioni. Tutte le informazioni che circoleranno durante l'anno scolastico saranno poste al centro e sviscerate, analizzate da tutti i punti di vista, e saranno strumento di lavoro creativo, collettivo e/o individuale. Senza porre limiti o coercizioni, né scadenze preordinate.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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