Una citazione al giorno

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venerdì 7 settembre 2012

Lo Stato si imbelletta col modello libertario

Forse la domanda che più di tutte mi viene rivolta è la seguente: 'ma come fai ad applicare una pedagogia anarchica in una scuola di Stato'? Questa domanda si traduce più realisticamente in: 'ma il dirigente scolastico non ti ammonisce'? E scommetto che questa domanda tende a sua volta a soddisfare una sadica voglia di sapere quali atroci torture io abbia subìto dall'autorità.
Chi ha già letto il mio blog sa che io opero in clandestinità, purtroppo, mio malgrado, e con tutti i rischi del caso. Eppure, non sono pochi gli appigli attraverso i quali poter argomentare un'educazione veramente democratica, anarchica, libertaria, umana, all'interno di una scuola statale, quindi autoritaria. E questi appigli li fornisce non soltanto la conoscenza della pedagogia libertaria, ma lo Stato stesso con la sua legge. Paradossale? Lo Stato è impazzito? No, semplicemente lo Stato compie le sue scelte propagandistiche di 'bella apparenza' perché confida nell'ignoranza (in questo caso pedagogica) dei suoi 'educatori'. Già l'anno scorso, ad esempio, nel poscritto di un articolo (***) facevo notare come un testo di legge del 2004 contemplasse la 'centralità della persona' con il corollario di meravigliose parole quali 'allievo protagonista delle proprie scelte', 'valorizzazione della dimensione umana', ecc. Parole e formule però assolutamente disattese dal modello educativo nazionale tradizionale, ma che sono un valido sostegno per l'autodifesa.
Quest'anno c'è addirittura molto più materiale statale su cui contare per difendersi e per operare con più incisività. Questo materiale arriva direttamente dal ministero, e si trova nelle ormai famose (per i docenti) 'indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo d'istruzione' (scarica pdf), un testo che spiega le finalità della scuola e delle singole materie, tracciandone gli obiettivi. E' ovvio che lo Stato, per fare bella figura, non potrà mai scrivere che la scuola mira da sempre ad addestrare sudditi e a promuovere la società gerarchizzata, scriverà invece tutta una serie di formule dal carattere umano e libertario che si allineano alla pedagogia anarchica e all'anarchismo in generale. Non stupitevi, molti politici adottano i princìpi anarchici per farsi applaudire e poi eleggere (proprio oggi Obama, alla Convention, ha parlato persino di 'autogoverno del popolo', facendo però un guazzabuglio aggiungendo nazionalismo e militarismo, e punteggiando il discorso con quella pessima parola (speranza) che sta lì a dimostrare che non v'è certezza alcuna di libertà finché ci saranno presidenti e governi. A confermare ciò è anche la Storia.
Insomma, riguardo ai princìpi libertari presenti nelle indicazioni per il curricolo, voglio fare alcuni esempi concreti. Si amplia la parte dedicata alla centralità della persona:


Ciò vuol dire che la scuola di Stato, come quella parificata, devono venire incontro a quelle finalità didattiche che soddisfano finalmente le esigenze individuali dello studente, a partire da esse, e che tali finalità possono essere definite solo nel suo divenire. Nessuna programmazione a porte chiuse? L'inclinazione data dal ministero è quella, ma certamente i docenti, ignari, appoggiati dai dirigenti autoritari per definizione, continueranno a stilare programmi sulla base del 'come si è sempre fatto', senza tener conto degli studenti che si troveranno tutto già preconfezionato e calato dall'alto. Senza fiatare! Cosa importa poi se...


Nel testo ministeriale si esorta a


Anche oggi, in questo testo, viene promossa la pratica dell'uguaglianza nella convivenza tra individualità diverse con diverse necessità, cosa che però la Scuola tradizionale non potrà mai applicare fintanto che la discriminazione e la competizione saranno portate avanti anche attraverso i voti e/o i giudizi, i premi e le punizioni, il buono e il cattivo, la chiusura in classi (fisiche e anagrafiche), il 'più' e il 'meno', i primi in qualcosa e gli ultimi nella stessa cosa, ecc.
L'inghippo c'è, ovviamente, e non è soltanto quello al quale mi riferivo prima, cioè all'ignoranza dei docenti in merito alla pedagogia, segnatamente libertaria, c'è anche l'inghippo dell'autoreferenzialità dello Stato. Nel testo, infatti, tutto questo (e molto altro) viene fatto passare come un obiettivo che solo lo Stato può raggiungere, e allora i docenti autoritari si aggrapperanno al conservatorismo statale e si compiaceranno del loro 'si è fatto sempre così'. Quindi ecco la contraddizione di fondo: come può uno Stato che, in quanto tale, promuove da sempre l'esistente, la competizione, la discriminazione, la paura, generando sperequazioni sociali e crimini, parlare anche in termini di cooperazione e solidarietà, di uguaglianza nella diversità, di autonomia di pensiero e di scelta degli studenti, di responsabilità degli stessi? La risposta l'ho già data: è molto facile predicare bene per mostrare una faccia splendente e farsi ammirare, molto pericoloso è voler applicare (e far applicare) quanto viene predicato da sempre.
La scuola continuerà a disattendere le sue stesse parole, io no, e adesso sapete anche come mi difendo, al di là del sussidio pedagogico libertario.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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