Una citazione al giorno

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sabato 29 settembre 2012

Le tre istanze di Godwin sui danni della scuola

I danni di un sistema di istruzione pubblica [1] derivano, in prima istanza, dal fatto che tutte le istituzioni dello Stato includono in sé l'idea di conservazione... l'educazione pubblica ha sempre speso energie nel sostegno del pregiudizio; insegna non il coraggio morale di portare ogni affermazione alla prova dell'esame, ma l'arte di sostenere princìpi che sono stati casualmente stabiliti in precedenza... Perfino nella insulsa istituzione delle scuole domenicali, i principali insegnamenti sono una venerazione superstiziosa della Chiesa anglicana, e l'inchinarsi a ogni persona che abbia un giubbetto elegante...
In seconda istanza, l'idea di una scuola statale nasce da una scarsa conoscenza della natura della mente umana. Qualsiasi cosa un uomo faccia per se stesso, questo è ben fatto; qualsiasi cosa il suo prossimo o il suo Paese si incaricano di fare per lui, questo è male... Colui che studia perché desidera imparare, presterà attenzione agli insegnamenti che riceve e comprenderà il loro significato. Colui che insegna perché desidera insegnare, assolverà il suo compito con entusiasmo ed energia [2]. Ma quando una istituzione politica si incarica di assegnare a ciascun uomo il suo posto, tutti svolgeranno le loro funzioni con indifferenza e passività...
In terza istanza, il progetto di una scuola statale dovrebbe comunque essere combattuto nella previsione di una sua inevitabile dipendenza dal governo centrale... Il governo non perderà l'occasione di strumentalizzarla per rafforzarsi e perpetuare le sue istituzioni... Il loro scopo come organizzatori di un sistema di istruzione sarà senza dubbio analogo al loro scopo nell'esercizio del potere politico... [3]

William Godwin, 1793

[1] Alla fine del XVIII secolo il concetto di istruzione pubblica era riferito all'ipotesi di un'istruzione di massa capace di raccogliere anche quell'utenza dedita all'istruzione parentale e contadina. Oggi nell'istruzione di massa dobbiamo includere anche la scuola privata nelle sue varie declinazioni, ma sempre sottostanti alle leggi dello Stato e alle riforme ministeriali, il che non genera alcuna differenza sostanziale tra pubblico e privato.
[2] Nella scuola contemporanea tradizionale, quelli che insegnano con entusiasmo ed energia esistono, e sono tanti, ma ahimé la loro energia è indirizzata esclusivamente e inconsapevolmente in un insegnamento strumentale solo alle istituzioni.
[3] Il testo trascritto è tratto da 'Enquiry Concerning Political Justice' di William Godwin (1793) ed è inserito anche nel libro 'Anarchia come organizzazione' di Colin Ward, capitolo IX - Descolarizzazione.

2 commenti:

Maestra Elisa ha detto...

Davvero molto interessante. Queste tre riflessioni mi sono state utili davvero, almeno per vedere le cose da un punto diverso che è sicuramente quello che ci vuole.
Complimenti per il blog, ora faccio una condivisione nella mia pagina.

Elisa

edmondo ha detto...

Ciao Elisa, grazie del commento anzitutto. Il mondo della pedagogia libertaria è un crogiuolo di umanità che spalanca le sue porte a chi vuole spalancarle. Da Godwin fino a Marcello Bernardi, l'universo delle verità soffocate dallo Stato emerge in tutto il suo splendore. Linfa vitale per ogni bambino inteso come essere umano e persona, e non come un cagnolino da ammaestrare. Un abbraccio anarchico.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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