Una citazione al giorno

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lunedì 16 aprile 2012

Sara e Angelica spiegano un testo di Silvano Agosti

In questa classe di undicenni non mi era ancora capitato di leggere 'La tragedia delle ciliege triangolari' di Silvano Agosti, cosa che faccio nelle classi ad ogni inizio d'anno scolastico. Credo che quel capitolo sia un buon incipit per un percorso di educazione libertaria, ma evidentemente in questa classe avevo pensato di agire diversamente. Bene così. Oggi mi sono messo a leggere ad alta voce il testo del noto regista e poi ho invitato i ragazzi e le ragazze a scrivere in sintesi il significato di quel testo.
Sarebbe auspicabile conoscere il testo originale prima di leggere ciò che Sara e Angelica hanno scritto, e questo per gustare meglio il modo in cui le ragazze hanno saputo effettuare la loro sintesi. Potete trovare il testo in questo pdf, è un capitolo de 'Il genocidio invisibile'.


Trascrivo testualmente, errori compresi.

La tragedia delle ciliege triangolari
c'era un bambino normale, che si divertiva, giocava e si comportava come si comportano tutti i bambini. Un giorno, che questo bambino era a scuola, mentre la maestra spiegava, lui stava disegnando delle ciliegie triangolari e rosa, allora, appena la maestra lo vide gli disse di stare più attento, e lo sgridò, dicendogli che le ciliegie erano rotonde e rosse, da quel giorno, il bambino accettò tutti i tipi di sottomissioni senza essere più libero di potersi fare delle sue idee e senza potersi costruire un suo mondo. Questo ci fa capire che noi siamo prigionieri e non siamo liberi di farci delle proprie domande. E non siamo manco liberi di poter fare un disegno libero disegnando una ciliegia triangolare e rosa al posto di farla rotonda e rossa.
(Sara)


A 5 anni il bambino è perfetto, libero e spensierato. Però appena arrivato a scuola riceve secche restrizioni, la maestra lo sgrida se fa le ciliege triangolari e rosa e perciò corre a correggerle facendo tutto secondo 'legge'. Così diventerà insicuro. Quando finisce la 'scuola' gli danno un diploma, la 'maturità' dove accertano che lui è stato sottomesso al punto giusto. Perché quel 'maturo' farà capire ai suoi datori di lavoro che lui non si ribellerà al suo capo... Tutto ciò va a formare un 'ergastolo' vestito di necessità. Le necessità sono il mangiare e gli altri bisogni che secondo lo stato si potranno soddisfare con una misera paga. Ma se uno è sicuro non dovrà subire tutto questo e perciò sarà libero.
(Angelica)

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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