Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

sabato 21 aprile 2012

Educazione e anarchia

Da sempre l'anarchia tiene in buon conto l'aspetto educativo-culturale delle persone, laddove 'educare' non vuol dire normalizzare, irreggimentare, inculcare nozioni a forza, punire e premiare... ma assecondare e coltivare le attitudini naturali, l'autonomia, l'autostima, l'umanità, elementi necessari nel rapporto solidale e armonico con gli altri e con la Natura, ed in questo rapporto (fatto di scambio continuo di informazioni) trovare le soluzioni ai problemi della vita. Questa attenzione all'educazione e alla cultura ha per fondamento una vitale necessità: liberare l'individuo dalle sovrastrutture moralistiche imposte dal pensiero unico dominante, borghese, gerarchico e autoritario. Perciò gli anarchici amano scoprire e leggere soprattutto quello che lo Stato tende a nascondere (riuscendoci), che è una parte considerevole e illuminante della conoscenza umana.
Il dialogo che avevo intrapreso con un rappresentante di libri, di cui ho scritto giorni fa, può essere mostrato come esempio per spiegare come lo Stato e la Chiesa censurino sistematicamente le informazioni ritenute a loro scomode e pericolose. Va da sé che gli argomenti imposti dallo Stato sono quindi sempre gli stessi, come se nessun vero contraddittorio dovesse esistere nello pseudo dibattito culturale. E così è, in effetti. Ed è avvilente vedere le persone rimaner convinte del fatto che ciò che viene loro proposto rappresenti tutta la conoscenza a disposizione dell'umanità. Ma non è certo colpa delle persone, queste sono solo vittime dell'inganno. Però, se volessi trovare una colpa anche nelle persone, direi che è solo difetto loro se non sanno abbandonare i pregiudizi sull'anarchia. Se riuscissero a toglierseli, avrebbero anche loro il modo di conoscere altre informazioni, e sono certo che le troverebbero di una forza tale che ogni piano di studio scolastico risulterebbe loro quasi banale, se non -come nel mio caso e in molti altri- pericoloso.
Voglio parlare onestamente, come faccio sempre: Manzoni e Leopardi non mi hanno insegnato molto, anzi, mi hanno annoiato a morte, esattamente come molti altri autori, ma non è tanto la noia quello che oggi accuso, ma il profondo convincimento di docenti e studenti 'maturi' secondo cui anche quei due letterati/poeti abbiano contribuito al progresso umano. I fatti, a distanza di 200 anni, ci parlano in maniera differente e ci dimostrano che il progresso umano -sottolineo umano- non potrà mai realizzarsi con i soli elementi dati in pasto al popolo e scelti dallo Stato. Non per niente lo Stato è tale proprio perché è conservatore, in tutti i sensi. Lo Stato e la chiesa, infatti, pongono come loro scopo primario l'autoconservazione, costi quel che costi, e purtroppo il costo è altissimo giacché si parla di umanità.
Eppure, alcuni autori studiati nelle scuole hanno saputo dire qualcosa in più, qualcosa che però viene sempre letto in modo superficiale o tralasciato. Prendiamo un autore conosciuto, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il suo capolavoro 'Il Gattopardo'; certamente Tomasi di Lampedusa era un duca, quindi anche lui un conservatore dello status quo, ma proprio in quel romanzo -forse per uno scrupolo di coscienza o un sussulto di umanità o forse perché in quegli anni l'anarchismo aveva finito per ammantare anche le coscienze di una parte dell'aristocrazia- ha inserito un sottotesto il cui messaggio appare chiarissimo: il potere dello Stato, aiutato dall'ipocrisia delle classi aristocratiche e dagli eserciti, non cambia mai, si perpetua utilizzando la bugia e la forza. Varrebbe allora la pena, nelle aule scolastiche, soffermarsi su quel sottotesto anziché analizzare inutilmente le mattonelle di ceramica del salone di casa Salina. Alcuni insegnanti, è vero, si soffermano anche su quel sottotesto, ma in che termini? Cosa dicono agli studenti? Non potrebbero dire nulla più di quanto io non vi abbia già detto, e cioè che lo Stato è conservatore di se stesso. Ma può bastare? No di certo. Cosa manca? Manca un bel... 'quindi'? Manca tutta la parte anarchica, ma proprio tutta, dal suo significato, ai suoi scopi, ai suoi metodi, al suo preciso progetto politico per far sorgere un'umanità più giusta e finalmente libera. Ma come può un insegnante parlare di anarchia ai ragazzi se proprio quell'insegnante rimane pieno di pregiudizi o ignorante in materia? Ecco allora perché lo Stato può ammettere certi testi (e sottotesti) nelle scuole, esso è consapevole dell'ignoranza dilagante in materia di anarchia, soprattutto in coloro che, per indole o per mestiere, dovrebbero invece conoscerne quel tanto che basta per spiegare il sottotesto del Gattopardo e di altri romanzi (Ibsen, Hesse, Tolstoj, Zola, Brecht, Pascoli, e un'infinità di altri autori).
'Prof, cosa fa oggi'? mi chiede uno studente. Ho qualcosa da leggere, gli rispondo. 'Prof, ma non si annoia'? Non più, amico mio.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi