Una citazione al giorno

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venerdì 20 aprile 2012

La scuola stanca

Provo sofferenza nel vedere i ragazzi spossati. Lo siamo tutti, è logico, siamo quasi alla fine dell'anno scolastico. Quale riflessione può emergere da questa condizione di stanchezza se non quella che la scuola è un laboratorio che prepara al lavoro comandato e subalterno, e alla sudditanza permanente? I ragazzi sono tutti stanchissimi, come i lavoratori costretti in un lavoro fatto solo per dovere. Poveri studenti, da settembre ad oggi sono quasi 200 giorni, sempre seduti in quei banchi, in quelle aule, 5 ore al giorno, ordinati e obbedienti, a studiare cose noiosissime, a subire torti e propaganda, autoritarismi, scansioni temporali, ordini diretti e indiretti, leggi e regole. 'Bravi soldatini' imparano ad esaltarsi di fronte all'obbedisco garibaldino. 'Bravi cittadini' imparano a sopportare i colpi della legge. E intanto la persona muore giorno dopo giorno, e con lei la sua autonomia.
Li vedo, non ce la fanno proprio più, e cosa posso fare io per loro in sole due ore alla settimana? In programma avevamo Giotto, era un argomento scelto dai ragazzi stessi, certo ne abbiamo parlato, ma io li ho visti i loro occhi e abbiamo deciso di smettere. Siamo andati in cortile, pausa, la cosa più umana e giusta da fare. Se la scuola fosse diversa, i ragazzi non starebbero in queste condizioni, anzi, verrebbero con gioia per imparare le cose, non a studiarle per forza. C'è chi non vede l'ora di poggiare la testa sul banco per dormire, ma non può, non deve, pena la nota sul registro. Ciò equivale al lavoro subordinato: non si può staccare, non si deve lasciare la catena di montaggio, non si deve pregiudicare la produzione, pena il licenziamento.
Poi oggi vedo gli alunni di una classe stare in piedi sulle scale interne dell'edificio, ma in fila per uno, addossati al muro, uno per ogni gradino, immobili e zitti, dovevano scendere al piano terra, ma la prof aveva ordinato loro di stare fermi e in fila indiana perché altrimenti quelli che dovevano salire avrebbero trovato un intralcio. Un intralcio! Certo, 'ordine' ci vuole! Disciplina! Mettiamo pure i semafori nei corridoi, non sia mai che l'intralcio crei qualche decimo di secondo di ritardo! La scuola pensa che i ragazzi siano degli idioti che non sanno neanche far passare quelli che devono salire, e le rampe sono larghe almeno due metri. Siamo al delirio militaresco. Li ho visti fermi come soldatini obbedienti all'ordine, e a quel punto me ne sono infischiato se erano 'in consegna' a quell'altra prof e li ho liberati: sciogliete le righe! -ho esclamato con un occhio buttato alla prof- siate liberi! Sono scesi giù in umano disordine. E chi dal basso doveva salire è salito senza problemi.
E' una scuola stanca in tutti i sensi. Ci rubano la vita. E ai bambini lo Stato insegna che farsi rubare la vita vuol dire essere responsabili.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

grazie !!!

Anonimo ha detto...

grazie !

gianni ha detto...

Grazie a te.

Anonimo ha detto...

Ciao,
è da qualche giorno che leggo con grande interesse il tuo blog.
L'ultima frase è bellissima (e verissima).

Grazie per aver scelto di condividere la tua esperienza su internet, è un piacere leggerti.

Silvia

gianni ha detto...

Grazie a te, cara Silvia.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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