Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

domenica 30 ottobre 2011

Luigi (11 anni) e il suo disegno sulla libertà.

Quando un bambino impara qualcosa che lo appassiona veramente, il modo di dimostrare il suo entusiasmo è quello di ri-produrre la cosa che ha imparato. Questo processo di 'mimesis' fa bene al bambino, è un suo modo per dire 'mi piace questa cosa, io sono questa cosa, fa ormai parte di me e voglio dimostrare quanto mi piace'. I 'miei' bambini continuano a regalarmi disegni, mi fanno mille gradite sorprese, e sono tutte azioni di mimesi di quello che sto insegnando loro. Ecco il disegno di Luigi (11 anni) che ha realizzato in classe, liberamente, a mia insaputa.

Potrebbe essere l'assunto di un giovanissimo Bakunin (per Bakunin la vera libertà esiste solo quando tutti sono liberi). Il valore del disegno non è tanto l'elaborato in sé e la didascalia a margine, ma il fatto che la realizzazione è stata spontanea, libera, non imposta. Luigi sta dicendo 'mi riconosco veramente in questa cosa'.
Rimane perciò la questione di base, cioè su cosa sia meglio insegnare ai bambini per costruire un futuro migliore. Se ai bambini viene insegnato il rispetto e l'obbedienza verso le autorità (cosa che avviene in tutte le scuole), allora la società è destinata a perpetuarsi nei suoi modelli sperequativi, gerarchici e profondamente autoritari. Se invece ai bambini viene insegnato il rispetto reciproco, l'uguaglianza, la libertà, la cooperazione, l'umanità, allora avremo una società più giusta. Ma questi valori così alti non possono essere solo predicati, bisogna attuarli veramente, e che siano anzitutto la scuola e gli insegnanti a farlo. Insegnare vuol dire dimostrare praticamente. Inutile predicare che abbiamo tutti gli stessi diritti quando proprio la scuola è una fucina di ingiustizie e disuguaglianze. La discrepanza tra il dire e il fare viene subito intercettata dai bambini, i quali non capiscono per quale motivo - ad esempio - i professori dicono che siamo tutti uguali quando i loro voti, i premi, le punizioni e la divisione in classi... stanno lì a dimostrare esattamente il contrario. Non capiscono per quale motivo i professori parlano di libertà mentre bisogna chiedere il permesso per fare tutto, persino per bere, e si è costretti a studiare quelle precise cose in quelle precise ore (imposte da altri). Non capiscono per quale motivo i professori spiegano la solidarietà mentre sono loro i primi a farsi la guerra (i bambini vedono tutto) e mettono in competizione costante i ragazzi, costruiscono gerarchie e capiclasse.
Non è così che funziona. Il metodo fascista perdura nella scuola e, semmai, quel tipo di scuola tradizionale (pubblica o privata) è funzionale solo allo Stato quale sistema di controllo coercitivo, profondamente ingiusto e violento nei confronti di una società che, come questi bambini, vorrebbe solo essere libera e fraterna con tutti.

P.S.
Luigi è il bambino che aveva dato questa risposta alla sua compagna di banco.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi