Una citazione al giorno

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mercoledì 2 novembre 2011

Sabrina e il gatto nero dell'anarchia

Sabrina fa la terza media, è una tipa riflessiva, non è molto epansiva. Il programma di terza media prevede l'età contemporanea, Ottocento e Novecento, e va da sé che non si può escludere il pensiero anarchico che ha segnato fortemente la cultura dei due secoli. Un giorno ho anche parlato del mio essere anarchico, penso glielo dovessi, ho preso anche la chitarra e cantato loro 'dimmi bel giovane' spiegando poi il significato legato alla Comune di Parigi, poi ho illustrato anche la simbologia dell'anarchia, dove, tra gli altri simboli, si trova il gatto nero. Sabrina, alla fine dell'ora, mi ha regalato un disegno, quel bel gatto nero che vedete nell'immagine. Non glielo avevo imposto, la sua è stata una scelta autonoma, un esempio di 'mimesis' spontanea che denuncia il suo 'sentirsi quella cosa' (vedi anche l'esempio di Luigi). Mi preme fare la seguente riflessione.
Lo studio dell'anarchia e dei suoi padri mi ha spalancato due porte, una consequenziale all'altra. La prima, mi ha portato a scoprire tutt'un mondo parallelo di conoscenza, di cultura, un mondo di intellettuali tenuti espressamente nascosti dal sistema educativo nazionale, seppur di riconosciuto spessore*; la seconda porta, per conseguenza, mi ha condotto in modo del tutto naturale nella conoscenza delle bugie profuse dal sistema. Viviamo di fatto in una bugia costante.
Questa conoscenza mi aiuta moltissimo nel mio lavoro con i ragazzini, ed è sorprendente come essi rispondano con un feedback attivo e spontaneo ai concetti di libertà, come se conoscano da sempre la verità, quindi anche la bugia imposta dallo Stato. Lo dicono i fatti. Quando ai ragazzini spiego le necessità umane di libertà, di fratellanza di giustizia, applicando veramente tali concetti, mostrando loro -con la mia persona- il come si fa (un esempio), essi sono come rapiti, sono felici, come se avessero trovato finalmente la serratura giusta per la loro chiave. Ciò spiega il loro entusiasmo nel replicare le cose apprese senza che io lo imponga in un tradizionale compito in classe.
Ogni loro disegno, spontaneo, -come quello nell'immagine- è una prova del fatto che hanno davvero imparato (e non studiato pedissequamente). Essi vivono le lezioni, non le subiscono, e riproducono per 'mimesis' quello che hanno imparato, o meglio, quello che conoscevano già, che portano già dentro. Sapeste quanto sono felici nel prodursi in queste espressioni che valgono più di mille noiose verifiche! Brava Sabrina!

* Solo un esempio tra mille:
Noam Chomsky, linguista, professore emerito al Massachusetts Institute of Technology, anarchico, definito dal New York Times 'il più importante intellettuale vivente'. Da The Nation: 'una fonte inesauribile di sapere'.

2 commenti:

Alessandro ha detto...

Ciao Gianni, Ciao a Tutti,
Articolo bellissimo, come tutti i precedenti che mi sto accingendo a leggere. Questo blog l'ho scoperto ieri e noto con molto piacere che qui convergono molti dei miei interessi, soprattutto i più importanti.
Importanti soprattutto perchè richiamano alla vita di tutti i giorni vissuta nell'immediatezza di una situazione, per me come padre e per mio figlio un bimbo di 7 anni, a cui giornalmente dedico le mie attenzioni per farlo crescere al meglio cercando di dargli quelle basi che a me per primo non furono date, e come ragazzo che tenta di sfruttare ogni occasione per continuare a crescere su una strada scoperta tardi, quella della ricerca della reale "libertà" libera da ogni vincolo mentale.
Mi fa molto piacere ritrovare tanti di quei modi, spesso criticati, da chi ti vive attorno, che io e la mia compagna (grazie a Lei ho scoperto tante cose) spesso mettiamo in pratica per educarlo senza
"addestrarlo" o "addomesticarlo", ma semplicemente facendo leva sulla libera interpretazione e sulla sua coscienza. Spero di poter continuare in questa direzione. Un abbraccio
Alessandro

edmondo ha detto...

Caro Alessandro,
la strada che tu e la tua compagna avete intrapreso nell'educazione di vostro figlio è sicuramente la più umana e savia. Le attenzioni riservate a lui, o meglio alla sua morale, vi faranno scoprire che il processo educativo, in realtà, è un interscambio continuo di insegnamenti reciproci. Anche io sto imparando molto dai bambini liberi e correggo i miei difetti. Come dici bene tu, fare leva sulla libera interpretazione e sulla sua coscienza sono decisioni che vi daranno grandi soddisfazione in qualità di genitori-educatori. Uno dei 'trucchi' per camminare sicuri sulla strada della pedagogia libertaria è quello di non considerare mai i figli inferiori ai 'grandi', e credo che questo trucco voi lo abbiate già scoperto da soli. Continuate così. Grazie delle visite. Un abbraccio a voi e al pargolo.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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