Una citazione al giorno

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mercoledì 20 aprile 2011

Irene vuole essere libera

Terza media. Irene, 13 anni, l'altro giorno mi fa: 'lei è un mito'. Le ho chiesto il perché e lei mi ha risposto: 'perché ci sta insegnando cose utili e importanti come l'anarchia'. Son soddisfazioni. Ma non è tutto, poi ha aggiunto: 'lei dovrebbe parlarci bene dell'anarchia' (intendeva dire più apertamente e più approfonditamente). Nel pomeriggio le ho fatto una domanda attraverso la posta di facebook, le ho chiesto cosa sapesse di anarchia. Ha risposto: 'per adesso mi basta sapere come, dove e quando nasce l'anarchia'. Non le ho risposto subito, ma l'indomani a scuola. Nel pomeriggio le ho inviato un file pdf.
Irene sarà una buona anarchica.

6 commenti:

Anonimo ha detto...

ma non farti dare del ''lei''! un saluto, Andrea D'Emilio, Pescara.

edmondo ha detto...

Sto cercando, caro Andrea. Ma per loro è ancora troppo presto per accettare la libertà e non ce la fanno a darmi del 'tu'. A poco a poco...

Anonimo ha detto...

Ti chiedo un consiglio, più che farti una domanda: secondo te è giusto educarli al nostro(tuo ma anche mio) modo di pensare? O sarebbe meglio lasciarli liberi di pensare? Magari lasciando anche che diventino fascistoni! Grazie

gianni ha detto...

Probabilmente non hai capito il senso di questa pedagogia che è proprio quello di lasciarli liberi in tutto, non solo di pensare, ma anche di decidere senza avere coercizioni e capi. E questa libertà, mi spiace per te, non porta mai al fascismo (che è uccisione della libertà), ma solo e magnificamente all'anarchia (che è esaltazione della libertà). Se i bambini chiedono, io rispondo. Penso che a te dia molto fastidio il fatto che si faccia conoscere l'anarchia per quello che è, e non per come la si vuol dipingere. Fattene una ragione, conoscenza è coscienza, chi conosce l'anarchia non sarà mai un fascista.

Nicolò ha detto...

Nell'opuscolo che hai dato a Irene, c'è un passaggio che parla dei rapporti di dominio, all'interno delle relazioni sociali.
L'opuscolo fa riferimento anche al rapporto Insegnante/Alunno, inteso come dicotomico e colmo di asimmetria di potere.
In parole "povere": come nella famiglia esiste un ruolo dominante, occupato dal potere conferito dalla società all'uomo, ed uno dominato, ovvero di inferiorità, alla donna, anche nella scuola questa relazione di ingiustizia sarebbe presente nel contesto scuola, attraverso il rapporto insegnante (dominante) e alunno (dominato).

Condivido le tue preoccupazioni, il tuo metodo e la tua passione anti autoritaria.
Ma occhio.
Dal momento in cui dalla bocca dell'alunno esce la parola "mito", vuol dire che tutta la tua pedagogia ne viene sconfitta: sta per instaurarsi una gerarchia, una istituzionalizzazione.

Il film "l'onda" narra bene questa possibile deriva, di un metodo e di un impegno che sia pure legittimo ed in contrasto con la "ginnastica dell'obbedienza".

Togli il "lei", ma anche il desiderio di essere vate.
E' anche questa (forse soprattutto questa) l'anarchia.

edmondo ha detto...

Nicolò, ma sei davvero convinto che io non mi accorga del linguaggio usato dai bambini, tanto da volermi insegnare cosa sia giusto o no? Non è forse un po' troppo presuntuoso da parte tua giudicare, e pure dall'esterno, sconfinando persino in ipotesi del tutto inesatte? Rimani sereno, che in queste classi-galera purtroppo ci siamo noi, ed è già tanto se riesco a fare quello che faccio, e per come lo faccio; i ragazzi non hanno bisogno di qualcuno che imponga loro di togliere il lei, lo faranno liberamente quando lo vorranno, se lo vorranno, come hanno fatto già altri, ammesso che stia tutto lì il problema, o nella parola 'mito' che i ragazzi usano senza neanche conoscerne il significato e la usano per ogni faccenda che a loro piace, compresa la loro libertà di dirla. La cosa interessante è che il tuo volermi insegnare cosa sia anarchia cozza violentemente esattamente contro il tuo modo di volermelo insegnare, proprio come farebbe un professorino tradizionale e autoritario, che giudica senza conoscere, che desume dall'esterno, che emette sentenze, e ravviserebbe pure nei miei confronti presunti desideri di vaticinii. Complimenti, quindi avresti capito pure che la 'mia' pedagogia è già sconfitta. Davvero interessante. Nel tuo commento mancava soltanto il tuo voto nei miei confronti o una lettera di licenziamento. E' proprio questo tuo procedimento logico-mentale-tradizionale-autoritario che necessita di molta, ma molta attenzione. Occhio tu.
Ciao.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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