Una citazione al giorno

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martedì 19 aprile 2011

Svelando l'ipocrisia della scuola ordinaria e il suo obiettivo nascosto

Terza media. Nonostante con questi ragazzi ci si conosca da tre anni, soltanto da qualche mese ho iniziato a discutere con loro di libertà (vera). Però a pensarci bene non è proprio così, perché attraverso la mia persona, in qualche modo e in qualche misura durante questi anni, essi hanno assorbito una certa mia maniera di essere-nel-mondo improntata sulla fratellanza e sul rispetto reciproco. Perciò non ho registrato particolare difficoltà quando ho iniziato ad affrontare il pensiero anarchico (legato al 'programma istituzionale' che prevede anche l'Ottocento e il Novecento). Certamente la cautela, anche nel pronunciare soltanto la parola 'anarchia', è stata d'obbligo, considerati i pregiudizi circa questa parola (pregiudizi inculcati dallo Stato). Con misura certosina ho calcolato tempi e modi, in progressione, dolcemente. All'inizio c'era stata qualche reazione, qualche dissenso, ma oggi posso dire che la classe possiede anche l'altro punto di vista, l'altro 'menu', l'altra pietanza su cui poter operare una scelta.
Perciò oggi, dato che presto i ragazzi prenderanno il volo verso le scuole superiori (dove ho insegnato vari anni) ho voluto spiegare cos'hanno imparato in questi primi otto anni di scuola e cosa impareranno negli anni scolastici a venire. La lezione l'ho divisa in due parti distinte ma consequenziali.

Prima parte.
Ho iniziato a far prendere coscienza delle mille prigioni in cui i ragazzi e i docenti si trovano. I pargoli pensavano che l'azione di seguire diligentemente il regolamento scolastico fosse una cosa giusta, normale, elogiabile, ma quando ho illustrato il concetto di gerarchia, cioè che esiste un capo (docente), che possiede un'arma (note) e che pone gli studenti sul piano dell'ingiustizia e della sperequazione (voti), hanno capito immediatamente. Ed hanno capito bene anche il concetto di scansione del tempo (della loro vita) dovuto al suono della campanella che li forgerà in maniera tale da abituarsi ai tempi ordinati e comandati dai mille capi che avranno nella vita e che in quei tempi prestabiliti, dal gusto diventato orribilmente assoluto, devono fare quelle precise cose. Questo ritmo imposto da altri -ho detto loro- è già per voi qualcosa di orribilmente normale.
Ho continuato facendo gli esempi dello stare in fila (bravi e buoni), del chiedere il permesso al capo persino per andare in bagno. Ho detto: vedete cosa vi sta insegnando la scuola? Ad essere sudditi obbedienti, a considerare normale il fatto che non siete voi a decidere, ma altri al vostro posto. Avrete la vita regolata da imposizioni e leggi che vi stritoleranno in mille modi, ma voi state anche imparando che quelle leggi sono normali, giuste, mentre invece non lo sono, non rispondono alle vostre vere esigenze di libertà.
Ho dovuto anche fare un cenno circa l'ipocrisia della scuola che predica bene e razzola malissimo, quando ad esempio dice che 'siamo tutti fratelli', che 'siamo tutti uguali', mentre invece la scuola divide gli studenti, sia nella costrizione per classi, sia nell'introduzione del voto. Voi -ho detto- state imparando dalla scuola che esistono persone di serie A e di serie B, che qualcun altro è superiore o inferiore a voi, che qualcun altro merita più o meno di voi. E questo, se continuate così, vi sembrerà normale e persino giusto. Non avevo mai visto questi studenti così attenti e recettivi prima d'ora.

Seconda parte.
A quel punto è stato logico parlare di quelle altre scuole di cui, probabilmente, non verranno mai a conoscenza, le scuole libertarie. Ho spiegato che esistono scuole in grado di formare Persone e non sudditi, dove la campanella non esiste, le classi non esistono, i capi non esistono, non si deve chiedere permesso, ognuno è libero di scegliere cosa studiare, quando studiare e come studiare. Ho detto loro di fare una ricerca in rete -se l'avessero desiderato- su Summerhill. Ho spiegato il modo in cui questi studenti decidono in assemblea e liberamente anche i piani di lavoro, i gruppi, le attività, gli studi.

Sì, ma...
Ho spiegato forse la parte più importante, e cioè quella relativa alla responsabilità. Ho detto che i ragazzi e le ragazze che frequentano le scuole libertarie hanno una coscienza diversa da quelli delle scuole ordinarie, poiché sanno che la loro responsabilità, qualora dovesse venire meno o essere volutamente disattesa, influirebbe negativamente su tutta la scuola, su tutto il gruppo. Il gruppo stesso perderebbe la fiducia in quella singola persona. E questa perdita di fiducia fa male molto più di mille note. Le scuole libertarie conducono ad un'autocoscienza forte, dove ognuno è per il gruppo e viceversa. Ogni persona è importante allo stesso modo, ognuno dà a seconda delle proprie possibilità, c'è spirito di vera collaborazione e di vera fratellanza. Tutto questo a sottolineare il fatto che non è assolutamente vero che in anarchia non esistono regole, anzi. La domanda più ricorrente dei ragazzi è stata: ' dove si trovano queste scuole'?

POI SONO ANDATO IN UNA CLASSE PRIMA
E ho fatto lo stesso discorso, ma più stringato, e hanno capito benissimo tutto. Una ragazzina, alla fine, ha detto sospirando: 'che bello, ma non possiamo fare così anche noi'? Qui no -ho risposto- (nel frattempo ci eravamo trasferiti in cortile, seduti per terra), ma se volete nelle mie ore possiamo trovare un'armonia molto simile, ma soltanto se dimostrate di voler acquisire una coscienza fraterna e uno spirito di vera collaborazione. Mi hanno detto di sì.

Fonte foto: Summerhill (Hester painting)

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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