Una citazione al giorno

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mercoledì 20 aprile 2011

L'a-carta di identità

Questo esercizio ha messo in evidenza come lo Stato sappia tutto di noi, chi siamo, dove abitiamo, che occhi abbiamo e tutto il resto. Sembriamo polli con l'etichetta di rintracciabilità. Noi, per lo Stato, non siamo nessuno finchè non possediamo una carta di identità. Diciamo meglio, senza quel pezzo di carta noi siamo considerati clandestini, pericolosi come... cittadini liberi. Nel sistema-Stato non è possibile essere liberi, non è possibile essere semplicemente persone.
Perciò i ragazzi ed io abbiamo realizzato le nostre a-carte di identità che naturalmente sono ben diverse da quelle imposte dallo Stato.
Non vogliamo essere numeri, non lo siamo, noi siamo persone. Noi non vogliamo essere schedati. Il nostro documento, che può anche essere fatto a mano e personalizzato come si vuole, non è obbligatorio e non serve per le avvilenti operazioni di amministrazione e di riconoscimento coatto: è un divertissement, un optional che però fa riflettere. Mancano molte 'voci' rispetto alla carta istituzionale, ma c'è tutto quel che serve ad una persona libera. Ecco la mia (dovrei ancora colorarla).

frontespizio



interno



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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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