Una citazione al giorno

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venerdì 22 aprile 2011

Il permesso non si chiede, si prende e basta


Nella scuola tradizionale, dove si insegna e si impara l'autorità e la disuguaglianza, alzare la mano per chiedere qualsiasi tipo di permesso è ritenuto un fatto lodevole, degno della migliore tradizione borghese e conservatrice. Invece, nella scuola libertaria, quella del chiedere il permesso è una delle azioni più distruttrici della libertà personale ed anche una delle più avvilenti per la dignità individuale. Siamo tutti uguali, giusto? Questo si predica ipocritamente nella scuola di Stato, ma il principio di uguaglianza non viene mai insegnato. Perciò questo esercizio di libertà e di uguaglianza applicata è uno dei primi che ho sperimentato in una classe prima (10 - 11 anni). Ho fatto un patto con i ragazzi:
non chiedete il permesso per andare in bagno, se sentite questa urgenza vi alzate, dite che andate in bagno, e uscite in autonomia, io non devo (e non posso) arrogarmi il diritto di decidere se farvi uscire oppure no. Però questo comporta una regola morale che voi dovreste seguire: se un alunno dice di andare in bagno e, per caso, un compagno lo scopre da tutt'altra parte, succede che tutto il gruppo classe perde la fiducia in quell'alunno, e questa è una umiliazione profonda che vorrei evitare ad ognuno di voi. Ricordate che libertà non vuol dire arbitrarietà, cioè fare quel che ci pare senza pensare al benessere di tutti. Libertà vuol dire responsabilità.
Se qualche mio collega della scuola pubblica sta leggendo questo post, segua anche le seguenti parole: tra me e questa classe si è creata una fiducia reciproca di ferro, nonché un rispetto enorme e fraterno. Questa classe si dimostra straordinariamente responsabile, quando tutti gli altri miei colleghi la denunciano come la classe più 'problematica' dell'Istituto. Detto tutto.

2 commenti:

ventopiumoso ha detto...

un bellissimo esempio. saluti,

edmondo ha detto...

Saluti libertari a te, ventopiumoso.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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