Una citazione al giorno

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mercoledì 10 luglio 2013

Problemi di spazio?

Fuori dalle quattro mura domestiche, nell'ora in cui decido di impiegare il mio tempo libero all'aria aperta con nuove riflessioni per il mio libro, Thomas (12 anni) mi vede da lontano, si stacca dagli amici, mi si avvicina ('ciao, prof'!), e decide a sua volta di impiegare un po' di tempo con me. Ora, è certo che questo ragazzino abbia anche i suoi dilemmi, come tutti del resto, ma che si tratti di dilemmi relativi alla Storia dell'Arte, fuori dall'èra scolastica, mi ha onestamente sorpreso. Ognuno ha il diritto di risolvere i propri problemi, ma la questione di Thomas mi ha travolto intellettualmente e non ho potuto fare a meno di condividere con lui il suo dilemma. Venendo al sodo, Thomas, mettendo in parallelo i concetti più profondi dell'arte ellenistica con quella astratta (ah! quale ardito volo!), mi ha chiesto spiegazioni circa l'idea di spazio e di come questo possa diventare il limite per l'essere umano. Capirete dunque la mia sorpresa e il mio interesse. Avendo con me materiale per scrivere, e temendo di non seguire completamente il filo logico di Thomas, mi sono appuntato le frasi-chiave man mano che Thomas parlava. Una di queste frasi è proprio: 'io penso che lo spazio sia il limite dell'Uomo'. Ha detto proprio il limite, non un limite. La differenza è sostanziale. Onestamente, un'affermazione del genere l'ho letta soltanto in certi testi scritti non proprio per un ragazzino di 12 anni. Così mi sono premurato a chiedergli il motivo di quella affermazione. 'Ma certo' -mi risponde- 'perché io penso che tra la realtà e la fantasia c'è lo spazio'. Per essere sicuro di aver capito bene, gli chiedo perciò se intende lo spazio come un ostacolo posto tra noi e la nostra fantasia. 'Sì' -dice- 'lo spazio è come un muro, quindi l'arte astratta, dato che non contempla la realtà, forse ci insegna ad andare oltre quel muro, oltre lo spazio'. Fate pure tutte le considerazioni che volete, il discorso poi l'ho deviato su Lucio Fontana (cosciente della mia logica schifosamente accademica), ma al momento di salutarci gli ho promesso che avrei riflettuto sulle sue considerazioni, e che ci saremmo ritornati sopra.
Volete sapere una cosa? Thomas viene considerato dalla scuola un ragazzo assai problematico, introverso, scontroso, anche 'pericoloso, strano e inquietante' (testuale di una collega), invece è solo più profondo rispetto alla norma, ma questo suo essere oltre lo spazio normale (normato) non è ben visto dagli standard sociali, non viene capito, né digerito, perciò secondo la scuola Thomas va punito e puntellato o addirittura -come si è già purtroppo prospettato in un consiglio di classe- consegnato a uno specialista dell'Asl perchè riscontri e certifichi in lui i disturbi mentali che i miei colleghi dicono di vedere. Io invece vedo soltanto una persona che vuol ragionare sulle cose, forse a modo suo, con una logica tutta sua, ma perché punirlo per questo? Ce ne fossero, dico io!

2 commenti:

PONI ha detto...

da quello che hai scritto non sembra un ragazzino con problemi , anzi, forse i problemi li hanno i tuoi colleghi che non riescono a vederlo per quello che è

edmondo ha detto...

Infatti Thomas non ha problemi. Siccome Thomas ha una mente molto fervida, a scuola si annoia da morire e si mostra scontroso, allora i miei colleghi pensano che sia malato, non capiscono che è solo diverso dalla norma voluta.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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