Una citazione al giorno

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martedì 25 giugno 2013

Alice agli esami di terza media

L'addestramento delle bestiole si vede benissimo agli esami, esse ripetono spesso a memoria argomenti decisi da altri, nel modo in cui vogliono gli altri. Gli stessi argomenti per tutti, naturalmente, è il programma. Mi sembra di vedere in rassegna tanti cagnolini debitamente impauriti che hanno imparato ad alzare la zampetta tutti nello stesso modo, quello voluto dal padrone, quando lo dice lui, dietro suo comando. 'Parlerò del petrolio, degli USA, dei vulcani, e della Prima guerra mondiale', dicono le bestiole. Ci sono altre combinazioni, ad esempio Ungaretti, La Seconda guerra mondiale, i terremoti, l'Africa... Ma vere varianti? Rarissime, e tutte rigidamente controllate e desunte dalle fonti di regime. In ogni caso è formalmente vietato parlare di cose che 'non c'entrano niente col programma'.
E questo programma si ripete durante tutti i giorni d'esami, per decine di ragazzi in ogni scuola, da anni e anni, tanto che i miei colleghi non ne possono più di ascoltare sempre le stesse cose (figuriamoci io), ma non si chiedono neppure -proprio loro che si lamentano- se una così grande e potenziale varietà di esseri umani possa essere appiattita e riempita dalle medesime e trite conoscenze imposte a tutti, e poi su queste essere valutate come persone. Il presidente sbuffa, sussurra all'orecchio del collega: 'ma ancora con questo petrolio'? Il più bravo dei candidati, il 10 e lode, è quello che sa eseguire perfettamente l'esercizio, senza errori, con disinvoltura e con estremo 'senso di responsabilità'. Significa sottomissione assoluta alle autorità, fedeltà cieca al programma, alla morale imposta, nulla deve infatti uscire dai ranghi della consuetudine, persino l'abbigliamento e la postura (perché ogni soldatino sa bene che, se vuole avere la medaglia e passare di grado, deve anche curare la lucidatura dei bottoni). E poi, soprattutto agli esami, è molto più prudente 'non esporsi' con le opinioni personali, a meno che queste opinioni non risultino innocue alla morale, alla retorica, al 'socialmente giusto', e tali da non farsi poi etichettare in modo diverso da 'maturo', allora in questo caso l'opinione personale va bene, ma soltanto se rimane tempo, ma non ne rimane quasi mai.
Premessa doverosa (e pure soft), visto che Alice, una bestiola poco addestrata, quindi con un'autostima ancora pressoché integra e sicura di sé, ha scardinato insieme a me la tradizione secolare di una pedagogia nefasta che prepara i sudditi a pepetuare questo tipo di società mercantile. Parlo di Alice perché 'è passata' proprio oggi, ma potrei parlare di altri, cioè di quasi tutti quelli che all'esame discutono con me. Dopo la solita tiritera programmatica ripetuta alle autorità presenti, Alice si volta verso di me con l'aria di quella che sa già di poter dire finalmente quello che vuole e come vuole. Facciamo quindi un esame improntato sullo scambio di opinioni. Vado verso di lei, mi accovaccio fino a che i miei occhi non rimangono alla stessa altezza dei suoi, e le chiedo se sia stanca:
- Non tanto.
- Facciamo due chiacchiere, d'accordo?
- Ok.
- Alice, cosa ne pensi dell'Arte come strumento espressivo?
- Con l'Arte si comunica, quindi ci si esprime. Infatti gli artisti vogliono parlare alla società.
- E che cosa dicono gli artisti alla società?
- Ci sono artisti che vogliono mandare un messaggio di rivoluzione, di cambiamento.
- Però io penso che certi artisti non siano liberi di dire tutto quello che vogliono.
- Eh! Molte opere non vengono neanche esposte o stampate sui libri.
- Come al tempo del Realismo, giusto?
- Sì, Courbet, i suoi amici... ma anche altri, anche l'astrattismo... Hitler l'aveva eliminato.
- Ci vorrebbe più libertà.
- Ci dicono che esiste la libertà di stampa, ma questo non è vero, lo Stato non mi permette di dire pubblicamente quello che voglio.
- Bisognerebbe avere il diritto di dire quello che si ha voglia di dire, anche se è scomodo per la società. Gli artisti spesso esprimono opinioni che vanno contro l'opinione comune. Ascolta, secondo te, se ti concedono di dire quello che vuoi, tu puoi dire di avere ottenuto un diritto?
- No.
- Perché?
- Perché se mi concedono qualcosa non è un diritto, è come se mi stessero facendo un favore.

Abbasso la testa, sorrido, e alzo le mani di fronte a questi 14 anni.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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