Una citazione al giorno

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mercoledì 17 luglio 2013

Germogli

Una mia ex studentessa così mi scrive:
'L'altra mattina pensavo ai suoi metodi di insegnamento che noi alunni giudicavamo "strani" e solo ora capisco, mi rendo conto di quanto fossero giusti e davvero costruttivi'.
Potremmo tutti pensare a quel modo di dire che recita più o meno così: l'importante è piantare i semi, qualcuno poi germoglierà. Ma penso non sia del tutto corretto come concetto. Parlando in termini umani, ogni seme preesiste, la natura lo crea e gli dà l'informazione genetica, che è poi quel 'progetto di vita' che ogni individuo porta con sé. Un progetto diverso per ognuno. Io non interro semi, semmai li tiro fuori da un certo tipo di terreno. Quello che cerco di fare -con tutti i limiti che sappiamo dato il luogo dove mi trovo- è invece offrire al seme un terreno diverso, curarlo, alimentarlo di sostanze nutritive, dare spazio vitale, opportunità di autonomo sviluppo a quel progetto di vita irripetibile. I germogli non devono incontrare ostacoli, essi sanno cosa devono fare, come devono crescere, come orientarsi. Può sembrare paradossale, ma non lo è:  un seme, se decide di germogliare come è suo scopo, non ha bisogno di giardinieri e di consorzi agrari. In questo senso concepisco la mia idea di 'descolarizzazione della società', certamente unita a una necessità di apprendimento incidentale, anch'esso cosa naturale e urgente.
Dicevo che il germoglio non dovrebbe incontrare ostacoli capaci di soffocarlo o di modificarne l'orientamento naturale, in questo frangente però -come negli altri- gli ostacoli ci sono stati, tanti, e fili spinati, e percorsi obbligati, dovuti tutti alla struttura scolastica tradizionale, al suo modello, ma tra divieti e imposizioni e paure inculcate, questo germoglio ha deciso autonomamente di riflettere oggi sul suo percorso di crescita e di sforare i limiti, oltrepassare gli ostacoli, e riprendere l'inclinazione naturale che è stato costretto a lasciare quando aveva tre anni di età: la natura vuole vincere sulle coercizioni, sulle barriere, sulle convenzioni. Ha già vinto. La ragazza oggi ha 16 anni, mi chiede di poter parlare con lei di questi temi, ha necessità di comprendere ancora di più certi snodi, chiede in fondo a se stessa di essere più consapevole. Ancora una volta ci sarò, perché me lo ha chiesto.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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