Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

lunedì 31 dicembre 2012

Senza titolo

L'altro giorno parlavo con un amico che è anche un collega, e mi sono imbattuto in una sua domanda che mi ha lasciato di stucco. Gli dicevo che ho costituito un gruppo su facebook destinato ad accogliere i genitori dei miei alunni di primo anno, e dato che il mio amico non ha alcuna idea di cosa voglia dire educare poiché anche lui, come gli altri, è calato nel concetto di 'addestramento bipedi', mi ha posto la seguente domanda: 'e se i ragazzini vi scoprono'? Sapete quante implicazioni negative contiene questa domanda? Un'infinità. Dico solo che la domanda è nata dall'effetto della sua paura non rivelata circa un possibile complotto tra me e i genitori contro i ragazzini. Ci vuole proprio una coscienza ben addestrata alla pedagogia tradizionale per associare le figure dei genitori e del docente con un conseguente complotto ordito contro i ragazzi. Cioè, il mio amico ha dato per scontato il fatto che in quel gruppo si deliberino punizioni e si escogitino stratagemmi spiacevoli alle spalle dei ragazzi e contro di loro. Basta, non dico altro, mi pare già tanto.
Invece quel gruppo ha motivo di esistere in funzione di molte cose utili, ad esempio il fatto di rendere partecipi i genitori di ciò che faccio, di come lo faccio, e del perché lo faccio in quel modo. Cosa che, del resto, i ragazzi sanno benissimo perché motivo sempre ogni cosa, e se volessero entrare a far parte di quel gruppo sono i benvenuti, anzi lo auspico, ma non è ancora il momento, devo prima fare in modo che un certo cemento faccia presa tra me e i genitori. Il gruppo è anche un modo per cercare di concretizzare l'idea di una sana educazione, organica, consapevole, per la quale l'intervento dei genitori non può essere bandito, portatori come sono di idee e di esperienze, non è necessario avere un titolo o una patente. Certo, per questo obiettivo pedagogico, il gruppo, essendo virtuale, è in verità molto palliativo, ma è già un passo avanti rispetto alla norma della scuola pubblica, dove i genitori sono ricevuti dai docenti solo in poche occasioni, singolarmente, rarissimamente in gruppo, e solo al fine di ottenere un resoconto dell'attività autoritaria imposta dalla scuola ai loro figli e sul grado di sopportazione degli stessi al metodo scolastico.
Perciò, niente che possa nuocere ai ragazzi, tutt'altro, il gruppo è uno strumento di crescita per tutti, anche per me. L'impresa però non è facile, dal momento che dovrò prima aspettare che questi genitori assimilino la pedagogia libertaria, almeno un po', e dato che le persone adulte hanno più difficoltà a capire i concetti di libertà rispetto ai bambini, dovrò fare appello a un grado elevatissimo di ponderazione e di tatto, per adesso tutto procede bene.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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