Una citazione al giorno

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mercoledì 19 dicembre 2012

Alexander Inglis: le funzioni del sistema educativo nazionale


Non sono pochi, al di là dei pedagogisti libertari, quegli studiosi e quei filosofi dell'educazione che hanno candidamente ammesso, quindi rivelato, quale sia il vero scopo della scuola. Parole, ammissioni, analisi, che andrebbero divulgate in ogni dove, usate come armi potenti di difesa contro tutti i provvedimenti ministeriali. Ma finché i docenti continueranno a ignorarle e a considerarsi dei portatori sani di verità da inculcare alle nuove generazioni, una pedadogia attenta alle istanze veramente umane e antiautoritarie verrà sempre disattesa, attaccata, e con essa anche una società futura libera e pacifica. Allora vorrei proporre alcune di queste rivelazioni, che stanno anche alla base del pensiero di Ivan Illich circa la necessità e l'urgenza di 'descolarizzare la società'. Perciò, a ben vedere, il 'programma nascosto' di cui proprio Illich parla non è proprio così nascosto, se non fosse per la censura sistematica operata dai media e per il fatto che il 99% dei docenti è completamente ignaro di tutto ciò, quando non avversario. C'è chi ha studiato talmente bene gli obiettivi nefasti della scuola che ha redatto un vero e proprio schema di funzioni in sei punti, che qui pubblico, e che mi ricorda, per il suo carattere rivelatore, lo schema/modello di Roman Jakobson sulle funzioni della comunicazione.
Comincio anzitutto con una dichiarazione di Henry Louis Mencken, un colosso della cultura statunitense del Novecento, che così scrive in The American Mercury (1924) in merito a quello che NON E' l'educazione pubblica:

I sei punti che svelano la funzione della scuola sono stati elaborati da Alexander Inglis nel 1918 e pubblicati nel libro Principles of Secondary Education. Noterete che, a dispetto della data ma proprio in virtù di quella, tutto è tragicamente rimasto inalterato. Inoltre, noterete l'universalità del modello educativo; infatti, anche se Inglis e il precedente Mencken parlano riferendosi all'educazione americana, la loro analisi non conosce confini, poiché il modello educativo è stato concepito per una omologazione globale.



P.S. La 'piccola frazione di ragazzi' di cui all'ultimo punto non è altro che la schiera dei professori e dei maestri che lo Stato forgia e prepara, 'silenziosamente', per il ruolo di guardiani del 'progetto continuo'.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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