Una citazione al giorno

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lunedì 17 dicembre 2012

Newtown, espressione di una precisa cultura

Scrivo di getto, non voglio neanche correggere, oggi non mi interessa, sento l'urgenza di dire la mia su questa strage di Newtown dove hanno perso la vita molti bambini per mano di un ragazzo omicida. Tutte le autorità USA si chiedono oggi il motivo, tutti 'gli esperti' (di che?) cercano il motivo. Il motivo lo conoscono molto bene, ma è un motivo che non può essere rivelato, poiché mette in crisi e svela il loro stesso sistema criminale.
Se a questo riguardo dovessero parlare i sociologi, e se nel loro parlare utilizzassero la verità, emergerebbe il fatto che questo ennesimo omicidio di massa fa capo a un modello culturale preciso. Anzi, fa capo all'unico modello culturale imposto a tutto il mondo, e che affonda le sue radici nella Storia dell'autoritarismo statale. Il sistema statalizzato è statalizzante. Che cosa voglio dire? La cultura delle armi, della violenza, della competizione, del dominio dell'uomo sull'uomo, della discriminazione, genera esattamente le stesse cose. Non può essere altrimenti, e lo sanno anche le triglie. Questo omicidio è la proiezione del sistema violento che il ragazzo omicida portava dentro di sé fin da piccolo. Il sistema vuole che ciò accada, poiché senza crimine ogni Stato non potrebbe ergersi a (falso) tutore dell'ordine. Ma sappiamo bene che l'ordine del sistema è fatto di quelle stesse cose di cui sopra: armi, violenza, competizione, dominio dell'uomo sull'uomo, discriminazione, coercizione, repressione, eccetera. Il sistema non fa altro che guerra e pubblicità alla stessa, in tutte le salse possibili, anche attraverso la diffusione dei videogiochi ('lasciate che i bimbi vengano a me', la dottrina di Stato è sempre pronta). 
Non è un caso che la lobby della armi e i repubblicani individuino come soluzione la violenza che si aggiunge alla violenza (hanno detto che se le maestre avessero avuto un'arma avrebbero sparato in fronte al ragazzo armato, e avrebbero risolto il problema). Questa è la soluzione secondo ogni Stato: coprire la violenza con altra violenza. E' chiaro a tutti che così facendo i problemi non si risolvono mai, qualcosa la Storia dovrebbe insegnare, semmai i problemi si acuiscono, ma è ciò che vuole ogni cultura statalizzata. E non sarà diverso, sicuramente, l'atteggiamento di Obama (ipocritamente in lacrime oggi, ma disinvolto di fronte ai bambini palestinesi o siriani uccisi), poiché non si potrebbe mai immaginare uno Stato che imponga la cultura della solidarietà e della pace, intendo dire a fatti concreti, non a retorica. Cosa mai potrà escogitare Obama quando dice di voler risolvere il problema? Altre coercizioni, altre alienanti oppressioni, è ovvio, che generano devianze psicologiche, come ad esempio -la butto lì- sistemi di ipersorveglianza, sbarre alle finestre, monitoraggio compulsivo sulle presenze scolastiche, poliziotti davanti ad ogni scuola, ecc. Tutti metodi che pescano direttamente dalla cultura della violenza statale, che non eliminano la radice del problema, non vogliono eliminarla, ma tendono a opprimere gli individui, a renderli molto più sensibili ai sentimenti di vendetta.
Il problema va risolto con un netto cambio di direzione della cultura imposta. Non può esistere una civiltà che ponga il possesso delle armi come diritto, perché a forza di questi pseudodiritti si è costruita una non-civiltà, una bolgia di 'criminali di diritto' (il primo criminale di diritto è lo Stato). Costruire società solidali e pacifiche è ciò che ci serve, ma è anche ciò che ogni Stato non può e non vuole fare, pena la sua dismissione (fine dei privilegi, fine della divisione in classi sociali, fine dello sfruttamento del popolo). Purtroppo, nelle società statalizzate tutto è indirizzato nella direzione opposta alla pace. Il circolo vizioso costruito sulla coercizione degli individui che li spinge al crimine e che quindi si inasprisce tutte le volte che si commette un crimine generando altre coercizioni e altri crimini, è aberrante, innaturale, inumano, criminale. Ma sostituire questa cultura della violenza con la cultura della pace (concretamente) significa progettare, pensare, costruire, società non più statalizzate, ma anarchiche. Occorre che siano le persone a fare questa cultura della pace, snobbando il sistema, non facendosi condizionare. Gli esempi di cultura anarchica ci sono, e dànno la misura precisa di come ogni cosa possa ritornare alla sua originaria e pacifica naturalezza.

Non piango solo per quelle vittime innocenti, piango per tutta l'umanità deviata e cieca.

1 commento:

miriam fusconi ha detto...

concordo pienamente, appena ho appreso della notizia sono rimasta sconvolta.. ma purtroppo non sorpresa.. ho pensato a quei bambini ma contemporaneamente anche a quel ragazzo.. un ventenne!! un "bambino" anche lui praticamente!! Ho pensato a quale mostro lo stava divorando dentro, favorito da una cultura che favorisce la violenza come uno dei modi migliori per fare "giustizia"... è un problema grosso, oltre gli USA, c'è ovunque, più o meno ufficializzato.. solo i singoli possono cambiare le cose, partendo da sè per poi "contagiare" gli altri...CIAO

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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