Una citazione al giorno

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sabato 5 gennaio 2013

I disegni dei bambini tra realtà e fantasia


 I bambini sono fortemente attaccati alla realtà, alle cose concrete. Questo perché la loro natura li spinge sempre alla comprensione del dato contestuale. I bambini toccano ogni cosa, sono curiosi, devono conoscere il mondo, sperimentarlo e sperimentarsi, hanno necessità di sbagliare. E' vitale sbagliare, perché punirli come fa la scuola? Conoscere e capire il dato reale, il contesto, il mondo concreto, vuol dire affermare se stessi, significa esistere 'in rapporto a'.
Se poniamo la dovuta attenzione su un bambino di 6 anni che affronta un disegno, egli non fa altro che ricercare la realtà, vuole riprodurre con esattezza gli elementi del contesto, e si arrabbia quando non riesce a disegnare le cose come vorrebbe. Le vorrebbe infatti realistiche al massimo grado. Questo succede per i motivi di cui sopra; conoscere il mondo vuol dire anche poterlo ri-creare, o quantomeno sapere di poterlo ri-fare. Questo ci insegna che ogni bambino impara attraverso l'innata curiosità, copiando ciò che egli percepisce con i sensi. Possiamo anche farci alcune domande: 'noi adulti e la scuola cosa facciamo per offrire ai bambini modelli di solidarietà e di pace continui e concreti? Cosa fanno in questo senso quelli che controllano la società, i media, e hanno il potere di creare i codici sociali e comportamentali'? Solo per fare un esempio, i disegni dei bambini di Gaza (vedi sopra) riproducono la guerra e i modelli di morte, e quei disegni sono purtroppo l'espressione della loro normalità quotidiana. Questi modelli verranno ripetuti fintanto che non interverrà l'altro elemento, quello della libera fantasia, a contrastare la razionalità dell'atto cognitivo e ripetitivo.
E' proprio la libera fantasia quella che salva ancora il mondo, la libera fantasia è emozione creativa. Senza l'emozione gli individui possono anche definirsi dei perfetti automi. Insisto sull'aggettivo libera poiché troppo spesso anche la fantasia viene oggi controllata e indirizzata, manipolata, ingabbiata. E' quindi un errore credere che l'essere umano raggiunga la sua perfezione di persona o di individuo soltanto grazie alla razionalità. Tutto ciò che di buono si muove all'interno della persona e che si manifesta all'esterno, verso gli altri e verso l'ambiente, è dovuto all'emozione, al sentimento. Quante volte abbiamo detto che la passione è il motore di tutte le cose? La passione, più che il raziocinio, sta alla base dell'atto creativo libero e fantasioso. Un atto davvero libero e fantasioso manifesta l'essenza della persona, l'io più profondo, la coscienza senza sovrastrutture. Chi agisce secondo fantasia, liberamente, esprime l'impulso del vero Uomo e si pone in rapporto armonico con la natura e le sue regole.
Il bambino non ancora condizionato che ri-crea la realtà, che la copia disegnandola con raziocinio, utilizza la libera fantasia e il sentimento anzitutto nel momento in cui decide di agire, nell'azione stessa del disegnare, un'azione che muove dal suo desiderio che emerge con passione. Quando un bambino dice 'ora faccio un disegno', sta solo seguendo un impulso mosso dalla sua libera fantasia, e solo dopo, quando ha preso fogli e colori, interviene l'atto cognitivo e razionale della ripetizione del dato reale, che comunque, a quell'età, non esclude mai del tutto la fantasia.
Non vorrei farla troppo lunga, ma nelle mie osservazioni sui disegni dei ragazzi di 11/13 anni -che soprattutto per empatia familiare hanno acquisito una cultura militare basata sulla competizione guerresca- riscontro sempre un notevole ammanco di fantasia, e questi ragazzi trovano molta più difficoltà rispetto agli altri nell'esprimere liberamente le emozioni positive.

P.S.
Noi adulti possiamo decidere se far appassionare i bambini alla pace o alla guerra, alla solidarietà o alla competizione. In ogni caso occorre una pratica effettiva e continua da parte nostra. E' urgente cambiare il modello sociale, se non vogliamo che i nostri figli lo ripetano.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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