Una citazione al giorno

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lunedì 2 dicembre 2013

Del depotenziamento degli individui

Ogni vita è un potenziale magnifico di naturale autodeterminazione. Un individuo autodeterminato difficilmente potrà accettare di essere privato delle sue prerogative, delle sue decisioni, dei suoi diritti, della sua autonomia, della sua morale, della sua vita. Perciò un establishment autoritario ed élitario, che ha affinato le sue tecniche violente nel corso di vari secoli, ha trovato gli strumenti perfetti per depotenziare gli individui al fine di renderli macchine biologiche atte a soddisfare i bisogni esclusivi di quell'élite. Deve farlo subito, da che si è infanti. La naturale autodeterminazione degli esseri umani si trasforma molto presto da un lato in docile sottomissione alle autorità, dall'altro nel desiderio di diventare un'autorità, dominando i più deboli o quelli che le maggioranze classificano tali. Trattasi di violenza strutturale, quella che non si vede e a cui non si bada.
Uno dei più efficaci strumenti di depotenziamento dell'autodeterminazione personale è la scuola tradizionale. Nel momento in cui qualcuno indica il posto in cui bisogna rimanere seduti, obbligando a fare ciò con una punizione o con un premio, lì comincia lo smantellamento dell'individuo in quanto tale, la dissoluzione dell'essere vivente autonomo, lo svuotamento dell'umano io, e questa azione di depotenziamento continua per tutta la vita oltre le mura della scuola. La responsabilità personale, la dignità, la volontà, persino il pensiero, così come la creatività, la libera scelta, il diritto di essere per come si vuole essere, diventano sostanzialmente ed effettivamente, già all'atto di nascita, affari di qualcun altro. A questo 'qualcun altro' ci si deve abituare presto, come alle sue direttive e alle sue punizioni, pena la pubblica accusa anche da parte di una società violenta formata culturalmente attraverso quegli stessi strumenti dell'élite che la società assume passivamente come modelli corretti per un'alta formazione morale e civile. Di questa alta formazione morale e civile ne raccogliamo ogni giorno tutti i frutti, da secoli e secoli, e sono tutt'altro che dolci.

Corollario.
I miei studenti mi scrivono delle lettere bellissime, vogliono con questo estendere la loro presenza nel mio cuore anche oltre la scuola, lo fanno disinteressatamente proprio come quando ci si incontra fuori e si sta insieme per il solo gusto di stare insieme. Scelgono di scrivermi in forma parlata, si auto-organizzano ed elaborano il testo. Sono lettere in cui emerge tra le righe il discorso dell'autonomia e della fiducia, elementi fondamentali del saper vivere responsabilmente, ma che mancano in questo tipo di società costretta a non vedere il modo in cui essa stessa viene formata. Nel corso di molti anni trascorsi nelle scuole ho raccolto lettere, biglietti, disegni, tutti a me indirizzati, e li ho messi dentro una valigetta. Dico sempre ai ragazzi che quella valigia rappresenta il mondo che sarà 'quando l'anarchia verrà', e siccome la giustizia e la libertà e la pace non sono cose che possono essere restituite da quelli che ce le hanno carpite, tocca a noi lottare per riprendercele e non regalarle più a nessuno.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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