Una citazione al giorno

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lunedì 18 febbraio 2013

Il senso dello Stato per le verifiche


Si pensa che la verifica serva a misurare le conoscenze dei ragazzi. Questo è vero, ma solo in piccola parte, è una verità aleatoria, poiché quella conoscenza viene misurata nella breve distanza che passa tra il giorno della lezione e quello della verifica. Se la verifica venisse svolta a distanza di un mese dalla lezione, al 90% darebbe risultati deludenti. Perciò la scuola maschera i suoi limiti facendo studiare a casa i ragazzi il giorno prima della verifica. Inoltre la misurazione viene effettuata sulla base di una griglia di valutazione che è ignobilmente uguale per tutti, e questa omologazione non tiene minimamente conto delle singole individualità, delle differenze interpretative di ognuno, dello stile di apprendimento di ogni persona, e delle contingenze del momento. La legge è legge, si impara anche così. A problema dato, occorre fornire una data risposta, entro quel dato tempo, nel dato modo. La scuola come laboratorio di a-creatività? Certo.
Ma la verifica (o gli esami), secondo l'obiettivo nascosto del sistema, serve invece a un'altra cosa. Si vuole abituare il futuro suddito a subire continuamente giudizi, valutazioni, punizioni e premi, inquisizioni, da parte di tutte le autorità che egli incontrerà nella vita, e alle quali dovrà dimostrarsi devoto e rispettoso. E lo sarà. Gli studenti vengono allenati, giorno per giorno, per anni e anni, a considerare giusto il controllo dello Stato e i suoi processi giudiziari-inquisitori. L'ingrediente-base per tutta questa operazione di addestramento è la paura. Paura di sbagliare, paura del brutto voto, paura della punizione del genitore quando vedrà il brutto voto, paura di non riuscire ad essere all'altezza, di non reggere il confronto con i compagni. Competizione, paura, coercizione, autorità, disciplina, ordine. Cose militari, insomma. Da qui sorgono i 'piccoli crimini' che in futuro diventeranno normalità assoluta. Ad esempio l'atto di copiare di nascosto, che solo in apparenza rappresenta un voler prendere in giro l'autorità docente, o il sistema, in verità anche quello rappresenta un allenamento alla non-dignità personale, e soprattutto all'idea che si possa -e addirittura si debba- far le scarpe ai nostri simili. La scuola come palestra dell'inganno? Certo.
Non mi stupisco affatto quando i miei colleghi mi dicono di aver scoperto il ragazzo tale che si è fatto pagare per scrivere agli altri compagni un bigliettino di appunti da tenere furtivamente sotto il banco prima della verifica. La scuola come palestra della corruzione? Certo, anche quello. E dove volete che imparino i bimbi queste vigliaccherie? E' così che si diventa 'furbi', no? Gente che formerà la società di domani e che forse -speriamo di no- andrà a governare. Siamo tutti figli di questa scuola, ci piaccia o no, ma quelli che si salvano sono quelli che hanno coscienza del ruolo violento della scuola. Ribadisco che non serve a nulla predicare bene in classe, dire ad esempio ai ragazzi che 'questo non si fa, copiare non va bene', è davvero inutile se poi è proprio il sistema che costringe a farlo, ci allenano fin da bambini a far questo, non c'è predica moralista che tenga.
Ma allora cosa possiamo fare? Mi rivolgo ai docenti della scuola tradizionale. Dato che nella scuola bisogna per forza fare le verifiche, io cerco in tutti i modi di eliminare quell'ingrediente-base: la paura. Non lo faccio solo a parole. Quando i ragazzi, per vari motivi, non sanno una risposta o hanno un altro tipo di soluzione, normalmente si trovano in una condizione indotta di panico, pensano al voto e alla punizione. Il mio intervento a monte è invece quello di dire ai ragazzi che ogni errore è di per sé un valore, poiché dall'errore si impara. Quante volte l'abbiamo detto, vero? Ma poi? Poi normalmente, sulla testa dei ragazzi cade inesorabile la scure del voto negativo, e ritorna la paura. Io invece cosa faccio, oltre a dire che 'sbagliando s'impara'? Metto in pratica il processo cognitivo partendo dall'errore. Insieme ai ragazzi prendo gli errori, ne discutiamo, li confrontiamo, li analizziamo, in un clima sereno. Non faccio accenno ai voti, anche perché mi succede spesso, discutendo intorno a un errore, di trovare che quello che a me sembrava un errore non lo era affatto, ma era invece una impostazione logica diversa che il ragazzo o la ragazza aveva sintetizzato in una formula tutta sua. Altri punti di vista che esistono ed emergono. Non li uccido e non li punisco. Ma anche di fronte a un errore oggettivo, questo viene sempre considerato un gradino per avanzare piuttosto che un crimine da punire. Quindi noi prendiamo in analisi gli errori per poter andare avanti. Infatti si va avanti. Quando i ragazzi constatano che la predica trova un effettivo riscontro nella pratica, allora spariscono paure, bigliettini, corruzioni, e si progredisce collettivamente nella conoscenza. Per quanto riguarda le correzioni delle verifiche, in una scuola di Stato può andar bene l'autovalutazione. Qui alcuni esempi.

24 commenti:

Massimo Rossi ha detto...

Sono semplicemente ALLIBITO nel leggere il Suo blog. In pratica Lei esalta l'anarchia, la mancanza totale di regole e di disciplina. Io sono un docente, non ho mai "torturato" nessun alunno, ho sempre cercato di fare del mio meglio ed insegnare non solo le mie materie ma anche e soprattutto i valori che dovranno informare la vita dei cittadini del futuro; tra questi, c'è anche il rispetto delle regole, perché qualunque società, democratica o no, si fonda su un sistema di norme riconosciute ed applicate da tutti. Il libertarismo assoluto non porta da nessuna parte, non è capace di dare alcuna educazione né di preparare alla vita. La libertà è preziosa, ma per conservarla dobbiamo imparare a sacrificarne una parte in nome del bene della collettività. Il ragazzo che sbaglia a scuola va sanzionato, ma la "punizione" come dice Lei non è fine a se stessa, né ispirata a principi di vendetta o sopraffazione, bensì alla necessità di far comprendere che non è possibile "fare ciò che si vuole" impunemente, perché chi agisce così finisce prima o poi per ledere la libertà altrui. Diceva Eschilo che in una società non devono esistere né anarchia né dispotismo. Lei sostiene l'anarchia, sulla quale non può fondarsi alcuna civiltà. Se vuole non pubblichi il mio commento, non m'interessa; quel che volevo dire l'ho detto, cioè che un modo di pensare come il Suo è per me assolutamente inaccettabile, ragion per cui non entrerò mai più nel suo blog e non posso fare altro che rammaricarmi del fatto che ancor oggi, a oltre 40 anni dalle farneticazioni sessantottine, esistano ancora docenti come Lei.

edmondo ha detto...

Invece il tuo commento lo pubblico volentieri, perché testimonia un'assoluta, assolutissima ignoranza, sia nei confronti dell'anarchia, sia nei confronti della pedagogia e della Storia, e non vorrei aggiungere altro per non avvilirti ulteriormente e pubblicamente. Sono i commenti come i tuoi che rivelano un'urgenza di anarchia. Docente, leggiti Marcello Bernardi. Anzi no, ti farebbe molto male.

edmondo ha detto...

P.S.
'La follia di coloro che non comprendono l'anarchia consiste precisamente nell'impossibilità di concepire una società ragionevole' (Francisco Ferrer y Guardia)

Indovina chi è Francisco Ferrer?

shali ha detto...

Caro Massimo Rossi, io sono solo una studentessa universitaria e non certo un teorico dell'anarchia o di altre idee politiche, ma lasci che le dica una cosa: tutto quello che ho imparato dalla scuola e da docenti come lei è la paura. Le "giuste regole" che lei e gran parte dei suoi colleghi impongono ai ragazzi (impongono, perchè al 90% le vostre regole calano dall'alto senza nemmeno una spiegazione razionale, si fa così perchè lo vuole il professore e basta) hanno il solo risultato di mettere nella testa degli studenti la convinzione che non si è mai abbastanza e che la vita è un continuo dover dimostrare la propria superiorità per non soffocare, e spesso a discapito dei compagni. Metta per qualche giorno da parte le belle parole che le hanno ficcato in testa quando era lei sui banchi e guardi davvero i suoi studenti: vedrà che tutto quello che fanno non è altro che cercare di capire cosa il professore vuole che dicano e ripeterlo a pappagallo, a prescindere da quello che pensano davvero (perchè ogni studente sa bene che la propria idea, per quanto legittima, viene bollata come sbagliata se non coincide con quello che la scuola vuole da lui), scoprirà che i suoi ragazzi hanno imparato che la propria sopravvivenza va conquistata a discapito degli altri. Cercare di risultare migliore degli altri anche con le cattive è una regola a scuola, ma di tutto questo siete responsabili voi insegnanti, perchè siete voi a farci sentire inutili e incapaci se non siamo i manichini perfetti che volete, se non facciamo sempre di più, se non siamo sempre i migliori in tutto. Questo non lo dico da ultima della classe piena di astio, anzi, sono sempre stata la studentessa modello, il sogno di ogni insegnante, e non ho nemmeno avuto professori pazzi o particolarmente tirannici, solo gente come lei che aderisce perfettamente ai modelli scolastici perciò provi a riflettere su quello che le dico: lei tortura ogni giorno i suoi studenti, ogni volta che li obbliga a sottomettere all'autorità anche i bisogni più naturali e urgenti (professore posso andare in bagno? posso bere?), ogni volta che li obbliga a piegarsi al suo schema mentale (studiate da qui a qui, solo da questo libro, il tema non deve essere più lungo di o più corto di... ogni cosa deve essere fatta esattamente come volete voi e chi se ne frega se i ragazzi hanno esigenze diverse). So già che non mi crederà, ma le assicuro che quello che vivono i ragazzi a scuola è quasi sempre negativo. Dal momento che è arrivato in questo sito le suggerisco di leggerlo tutto e di provare ad applicare qualcosa di quello che dice questo professore che lei disprezza tanto, anche solo come esperimento, vedrà che farà bene a lei e ai suoi studenti.
Se lo avessi avuto io un professore come edmondo nei miei anni di scuola oggi sarei più sicura di me e più felice.
shali

Pippi House ha detto...

Io invece ti leggo con ammirazione. Se la scuola avesse più insegnanti come te non ci sarebbe forse bisogno di propendere per l'home schooling (forma di istruzione che abbiamo scelto con le nostre bambine e argomento di una rubrica che scrivo).
Mi piacerebbe molto dare spazio nella rubrica alla visione della scuola di un docente come te (visto che quando ne denuncio i limiti e le forzature vengo accusata di essere "lontana dalla realtà"). Posso contattarti in qualche modo per parlarne?

edmondo ha detto...

A Shali: e io avrei voluto conoscere una bella persona come te.

A Pippi: per contattarmi trovi l'indirizzo in 'contatti' (linguetta verde), sotto il nome del blog.

Grazie.

Pippi House ha detto...

Grazie a lei. L'ho contattata tramite Facebook. Mi scuso per non aver notato subito la voce "contatti", con il telefono il menù a tendina restava nascosto.

edmondo ha detto...

Però diamoci del tu. Facciamo che tu sei una persona, e io sono una persona.

Carola ha detto...

Va bene ,oggi è giornata ho appena finito di scrivere la mia in blog, dove un grande esperto di filosofia definiva Anarchia "fare tutto quello che si vuole" e caos, ora arrivo qui e leggo il commento sopra, mamma mia...riesco solo a dire mamma mia, quanto la libertà fa paura, quanto dovere agire senza regole e leggi che regolano fa paura...democrazia mi viene la pelle d'ocha se penso che questo paese è democratico e ai suoi risultati.
Va bene va, lascio correre,perchè sono anarchica ed è giusto così ognuno al suo pensiero, ma come D'andrè cantava....La bella che è addormentata,lalalà, lalalà, lalalà
ha un nome che fa paura libertà libertà libertà.

L'avessi avuto io un professore come Edmondo, l'ho sognato fino all'ultimo giorno di scuola,ma non arrivo mai!

Carola ha detto...

Una piccola riflessione al signor Rossi:
"Se vuole non pubblichi il mio commento, non m'interessa; quel che volevo dire l'ho detto"
per un attimo ha fatto quello che farebbe un anarchico "ha detto quello voleva"
per buona sua dall'altro lato ha trovato un anarchico le ha fatto dire quello che voleva.
Non è poi così difficile l'anarchia.

Sofia G ha detto...

Caro Massimo, sono una studentessa di terza liceo e l'unica cosa che sono riusciti a fare i miei insegnanti fin dalla prima elementare è farmi credere tenacemente di essere un'idiota senza speranze.
E se non fosse stato per questo blog lo penserei ancora.

Alla faccia dei cosiddetti "valori" poi, 4 delle mie compagne di classe su 28 soffrono di attacchi d'ansia.
Solo a scuola.

E infine senza questo blog non avrei mai saputo cosa significa davvero anarchia, né avrei potuto spiegarlo ai miei conoscenti.


E anche io ho sempre desiderato un prof come Edmondo.

Angelica C ha detto...

Sono pienamente d'accordo con il sig Massimo Rossi e sinceramente trovo che questo post sia ridicolo. Verificare le conoscenze degli alunni attraverso test e criteri oggettivi è l'unico modo per assicurarsi che i concetti siano stati assimilati correttamente. Ci sono cose che non possono essere lasciate alla libera interpretazione. Io ad esempio preferirei che gli studenti diventassero in futuro medici, architetti oppure un ingegneri capaci di svolgere bene il proprio lavoro e non dando una personale versione fantasiosa di come dovrebbe essere fatto. Perciò ritengo non solo necessario, ma oserei dire indispensabile, un sistema efficace di controllo delle conoscenze. La paura del voto nasce in chi non studia sufficientemente oppure in chi lo fa semplicemente perché costretto. L'alunno, se convinto di avere un proprio modo di vedere le cose, diverso da quello che gli è stato insegnato, ma ugualmente esatto, può e deve farsi avanti e esprimere il proprio pensiero. Questo significa che se vede un ragionamento giusto in quello che è stato invece individuato come errore, è liberissimo di farlo notare, senza aspettare che gli vengano forniti alibi e giustificazioni dagli insegnanti per quegli errori.
Io sono inoltre convinta che sia proprio un atteggiamento come quello incoraggiato da Lei a portare ad un comportamento scorretto da parte degli studenti, che in questo modo si convincono che niente di quello che dicano o facciano possa essere sbagliato perché in qualche modo se la caveranno comunque.

Massimo Rossi ha detto...

Il nostro è un dialogo tra sordi, e non è possibile proseguirlo perché i nostri punti di vista sono del tutto opposti. Mi piacerebbe però poter comunicare con la sig.na Shali, che non ha messo l'e-mail,per poter replicare alle idiozie che ha scritto nei miei confronti, senza conoscermi affatto. Comunque, per inciso, dico al sig. Edmondo che insegno da molti anni e non ho mai ucciso nessuno; anzi, mi pregio di dirgli che i miei ex studenti continuano dopo tanto tempo a ringraziarmi per la preparazione e il metodo di studio che ho dato loro, anche applicando quelle regole che sono indispensabili in ogni società.

anna ha detto...

Ciao, io invece, al momento, desidero diventare un po' come edmondo, faccio i miei timidi ma esorabili tentativi tutti i giorni, alle superiori, ma ho tanto da imparare, anche e soprattutto su me stessa.
vorrei mettere l'accento su tre cosette legate al questo post tanto discusso: innanzitutto l'atteggiamento, scontato direi, del sig. rossi, del quale mi avvilisce più di tutto il fatto che si sia sottratto al dialogo; mi sono, però, tanto piaciuti gli interventi delle studentesse e sono proprio le loro parole che il sig. rossi avrebbe dovuto leggere, visto che si considera un professore così poco perfettibile e così attento; per finire, grazie edmondo per i tuoi preziosi consigli, nei quali spesso mi ritrovo. Spesso, però, non sempre sono d'accordo con te e sta proprio qui il bello; povero sig. rossi, nessuno gliel'ha mai detto che l'anarchia è proprio questo e quando gliel'hanno detto, probabilmente, non ha voluto ascoltare.
un abbraccio a tutti, libertari e non.

edmondo ha detto...

Naturalmente anche Angelica risponde senza conoscere le cose, anche se forse anche lei le vive quotidianamente la scuola senza accorgersi della prigione che le è stata costruita intorno e soprattutto nella mente. Una migliore apertura mentale su quelli che sono gli argomenti pedagogici potrebbe forse aiutarla, ma ho forti dubbi che voglia conoscerli. Chi ragiona per ipotesi o per retoriche inculcate o per azzardi facilmente smontabili, normalmente ritiene che le proprie argomentazioni siano verità assolute, nonostante l'evidenza dei fatti, i quali ci raccontano ogni giorno che il sistema scolastico tradizionale genera -ahimé- questo tipo di società. E' o non è, la scuola, il luogo dove si forma la futura società? Ecco, guardiamoci intorno, guardiamo alla società, questo è il risultato della scolarizzazione tradizionale. Eppure Angelica difende la scuola tradizionale che, come dice non a caso Ivan Illich, 'è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è'. Quindi sono proprio le persone come Angelica e come Massimo che fanno in modo che mai nulla cambi. Mi dessero una sola prova del fatto che la società si sia evoluta dal punto di vista umano ed etico, forse potremmo anche discutere su quell'unica prova. Io invece, insieme a tutte le scuole libertarie, forniamo prove in continuazione, prove concrete e tangibili di sviluppo umano dell'autostima, dell'autonomia, della responsabilità personale che nasce dalla libertà di scegliere e di sbagliare. Potrei anche, volendolo, prendere una ad una le affermazioni di Angelica e smontarle minuziosamente anche attraverso i fatti, ma credo che non le servirebbe a niente. Peraltro, i fatti può anche vederli in questo blog, che è stato creato apposta per questo. In ogni caso (voglio essere propositivo), in merito alle sue argomentazioni, qualcuno più attento di me ha già fornito le risposte, Angelica può serenamente leggerle nel libro di Ivan Illich 'Disoccupazione creativa'.

edmondo ha detto...

A Massimo rispondo che 'uccidere qualcuno' non vuol dire solo sparargli addosso, vuol dire soffocare l'autostima -ad esempio- o la libertà, vuol dire innestare la paura, costruire pseudoumani che obbediscono agli ordini, appiattire il pensiero critico e creativo, livellare le individualità (leggiti 'Il genocidio invisibile' di Silvano Agosti, si trova in pdf, sono poche pagine). Se i tuoi ex-studenti ti ringraziano è semplicemente perché non hanno conosciuto altro che te e il metodo che tu difendi e porti avanti con i tuoi colleghi. E se ringraziano te, ti immagini il legame umano che ho ancora io con i miei ex studenti? Ma non sono qui a lodarmi e a narrare i progetti che ancora faccio o sogno con loro. Rimarco invece il fatto che tu non sia enrato nel merito, visto che non mi hai detto quale crimine contenga il modello libertario, non mi hai detto quale atrocità si nasconda nella dignità personale, nel considerare gli studenti delle persone, o dietro la libertà di scelta, o dietro il diritto di espressione e di sbagliare. Io lascio che l'individuo sia libero, non so davvero quale sia il crimine insito nella libertà. Ma lascia stare, come dici tu è un dialogo tra sordi, solo che anche in questo caso bisognerebbe stabilire chi sia il vero sordo, dal momento che sono alcuni millenni che io ascolto lo stesso linguaggio, la stessa tiritera retorica, le stesse parole del sistema (quindi conosco gli argomenti, tutti ampiamente smentiti dai fatti e dalla storia), mentre invece tu ti rifiuti di ascoltare la voce della libertà, per mero pre-giudizio. Dice Noam Chomsky (secondo il New York times probabilmente il più grande intellettuale vivente): l'anarchia, a mio modo di vedere, esprime l'idea che la 'prova di validità' debba ricadere sempre su quelli che argomentano che il dominio e l'autorità sono necessari. Debbono dimostrare, con argomenti reali, solidi e consistenti, che la loro affermazione è corretta. Se non possono farlo, allora vuol dire che le istituzioni che difendono debbono essere considerate illegittime'.

P.S. E' ora di smetterla di avere paura della parola 'anarchia' (perché, poche chiacchiere, è tutta lì la questione) e filtrare tutto in base ai pregiudizi che il sistema ha inculcato intorno a questa parola. Chi giudica sulla base dei pregiudizi dimostra soltanto povertà di coscienza e ammanco di personalità propria (e di vera cultura).

Alla cara Shali suggerisco la splendida lettura di 'Avviso agli studenti' di Raoul Vaneigem, è in pdf, lo trovi in rete, ma anche nel blog nella sezione 'letture consigliate'. Ciao.

Ciao anche ad Anna e grazie.

anna ha detto...

ciao, mi inserisco ancora, perché a un certo punto ti vien voglia di "convincerli", di far partecipi anche loro della gioia di non comandare e non ricevere solo obbedienza, passività, silenzio in classe; alcuni piccoli esempi di ciò che vedo nei miei splendidi ragazzi:
un alunno ha avuto uno scambio di sguardi con un compagno, sembrava arrabbiato, ho smesso di parlare per chiedergli "cosa c'è?" e lui "non ho fatto niente, stavo zitto". perché loro non si aspettano che tu ti interessi al loro stato animico, i prof vogliono solo silenzio, silenzio militare!
ancora: ho un'alunna che si è lasciata andare, che con caparbietà afferma di non aver paura delle verifiche, che lei non è solo un voto; in consiglio di classe una prof ha citato una conversazione di quest'alunna con i compagni, cercava di spronarli ad affrontare la verifica senza tragedie e tutti i miei colleghi ne sono rimasti inorriditi, "ma come! non aver paura della verifica, questa è mancanza di rispetto!". questi sono i professori che hanno a cuore gli allievi, che ne sono purtroppo sinceramente convinti, perché anche loro hanno ricevuto questo messaggio e lo perpetuano, convinti della sempre citata regoletta che i docenti che si ricordano di più sono i più severi!
ancora: sono mesi, dall'inizio dell'anno, che prego i miei alunni di chiamarmi anna e darmi del tu, mascherandolo (siamo a scuola) con esigenze didattiche legate alla lingua che insegno (in parte è vero, comunque). oggi in terza una ragazza mi ha chiesto se non mi mancherebbe di rispetto dandomi del tu, dopo mesi, ripeto!
ne avrei tante altre, ma bastano queste a far capire che quello che consideriamo dedizione e interessee per gli alunni, quello che confondiamo con crescita, autonomia e convivenza, non è altro che abitudine alla subordinazione, al rispetto di regole sempre calate dall'alto, spesso incomprensibili, è la grottesca, mostruosa convinzione che da loro, dai ragazzi, non ci si aspetti altro che assenso acritico, colpevolezza, irresponsabilità. e loro questo lo vedono, lo sanno, lo assumono e se ne convincono, disgraziatamente, divenendo i primi difensori di un sistema il cui scopo, perfettamente raggiunto, è distruggerli...
che amarezza!
ma io mi ribello, gentilmente e con coscienza.
anna

edmondo ha detto...

Cara Anna, questi che riporti, e molti altri segni di servitù, sono le fondamenta della scuola. Chissà come mai proprio a scuola non si insegni 'Storia della scuola'? Forse perché si scoprirebbe che essa nasce per esigenze militari e che da 2700 anni il suo paradigma è rimasto inalterato? Ad ogni modo, fai benissimo a ribellarti, la nostra deve essere una rivoluzione culturale, di conoscenza, lo facciamo anche con questi commenti. Tutti devono rendersi conto di cosa sia in effetti la scuola e di come la pedagogia la accusi da ben 250 anni. Chi conosce sa argomentare fuori dalla retorica e sa smontare pezzo per pezzo ogni falsa giustificazione del potere. Chi invece non conosce può soltanto perpetuare ciecamente il modello e continuare a difendere l'indifendibile. Quello che faccio io è quindi rendere coscienti le persone, far loro vedere che esiste qualcosa di diverso. Le persone coscienti, poi, una volta conosciuto l'altro modello e sganciati dai pregiudizi che arrivano dall'esterno, decideranno da sole cosa sia meglio per loro stessi e per una buona società. Ciao.

shali ha detto...

Due parole per rispondere al signor Rossi.
Non perdo altro tempo a spiegare i danni della scuola "tradizionale" perchè lo hanno già fatto altri meglio di quanto potessi farlo io e perchè tanto è evidente che non ha nessuna intenzione di ascoltare (ha deciso che non valeva la pena parlare con noi solo perchè non le abbiamo subito piegato il capo... mi sembra che se c'è un sordo qui sia lei), mi soffermo solo sulle parole che mi ha rivolto, anche perchè sono una chiara conferma di quanto dicevo io: perchè invece di dire in maniera civile e cortese che quello che ho detto non è vero, che non si trova d'accordo con me, è passato subito agli insulti? Forse non ha argomenti? Magari sarà un'altra delle mie idiozie, ma mi riesce facile immaginare che si rivolga così anche ai suoi studenti, schiacciandoli invece di aiutarli a formarsi una propria coscienza, autonoma dai diktat delle autorità.
Riguardo alla mancanza della mia email, sono liberissima di non metterla, ma stia pur certo che non è per paura di lei, e le darei il mio indirizzo senza problemi se avesse davvero voglia di confrontarsi, ma a farmi insultare non ci sto.

Edmondo, grazie per le tue parole e per il consiglio, ho appena scaricato il libro e lo leggerò molto volentieri.

Anonimo ha detto...

tralasciando tutto il discorso dei commenti qui sopra devo dire che peter è veramente simpatico!! non ci avrei ma pensato ad espandere cosi un'equazione!XD

Michele

Claudio ha detto...

Massimo Rossi è il perfetto esempio di docente, uno di quelli che ti insegnano che il rispetto significa dare al tuo interlocutore della terza persona singolare, andando contro ogni legge della logica e della fisica.
Angelica invece preferisce che gli studenti diventino medici, architetti o ingegneri invece di esseri umani.
Tutto torna.

Claudio, essere umano senza titoli onorifici che si fa dare del tu in assenza di terze persone singolari nel reticolato spaziotemporale adiacente.

edmondo ha detto...

Sì, Claudio, tutto torna. Esattamente e tristemente. Ciao.

VaviRiot ha detto...

Leggo questo post e mi viene in mente la mia storia, o meglio il mio rapporto con la scuola. Per tutta la mia carriera ho sofferto di ansia e attacchi di panico perché mi si imponeva, a casa come a scuola, di prendere buoni voti, il che voleva dire piegarsi a ciò che dicevano i/le professori/resse, accettarlo passivamente senza poter mettere in discussione nulla (chi lo faceva veniva preso di mira e punito). Ho avuto professori/resse di ogni sorta, dittatoriali e “amichevoli”, ma nessun@ mi ha mai sollevata dalla paura del “giudizio”. E all’università è uguale. Per inciso, ho voti alti, perché ancora mi piace studiare, ma sapete cosa volevo fare? Mollare, perché ero stanca di essere giudicata. Quei numeri non significavano niente e all'ultimo esame, davanti a quel voto sono esplosa in lacrime. Io non sono un numero. Io frequento lettere moderne e fin da quando mi iscrissi decisi che mai e poi mai avrei fatto l’insegnante, perchè non volevo fare violenza sugli/lle alunn@... la vedevo come violenza ancor prima di diventare anarcofemminista e poi conoscere la pedagogia libertaria, il che la dice lunga. Poi, qualche anno fa, grazie ad una compagna ho iniziato a leggere questo blog e da allora ho deciso di laurearmi solo per diventare un’insegnante ma libertaria. Vorrei poter dare ai/alle ragazz@ che incontrerò la possibilità di scelta che a me è stata negata e risparmiarli, se è possibile, quelle paure e quegli attacchi che ancora oggi mi porto dietro. E so già che qualcun@ dirà che il problema sono io, il mio carattere, non la scuola ma è un modo per deresponsabilizzarsi e scaricare sull’individuo le responsabilità di una collettività (e di questo costante scaricabarile il carcere ne è l’esempio più elevato e orribile). L’espressione “controllo della conoscenza”, che ho letto in un commento, è quella che per me racchiude tutto il discorso: è questo quello che fa la scuola e questo, per me, è ciò che uccide il sapere (l’amore e la voglia di conoscenza ). Non è un caso che i/le miei7e collegh@ universitari, nonostante i trenta, siano completamente ignoranti e non leggano nulla al di fuori dei libri di testo. Infondo è quello che volevate, decidere cosa dovevamo studiare (censurando una marea di testi e autori/trici) e decidere anche come avremmo dovuto interpretarlo. Ma, fortunatamente, si può sempre scegliere altro, basta solo vedere oltre e capire di far parte di un mondo che di libero non ha nulla e che ci ha resi schiav@ e capi/esse, anche se non vogliamo riconoscerlo. Appurato questo si può solo decidere se perpetuare lo status quo o contrapporvisi. Io mi colloco nella seconda scelta. Grazie Edmondo per questo blog, per i tuoi post, per il lavoro che fai e per la speranza che mi dai. Un abbraccio

edmondo ha detto...

Grazie a te, VaviRiot, per proseguire su una strada di cui l'umanità ha bisogno. Coraggio, sento che hai una buonissima forza e un'eccellente coscienza. Fai vedere ai tuoi futuri studenti cosa vuol dire dignità personale e autodeterminazione. Un abbraccio libertario.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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