Una citazione al giorno

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domenica 10 febbraio 2013

I fiori raddrizzati sono sempre fiori piegati

Ai ragazzini di 11 anni spiego sempre il programma di appiattimento della scuola. Lo faccio disegnando alla lavagna dei fiori posti uno accanto all'altro, così come li ha creati la natura: uno più alto, uno più basso, uno storto così, uno storto cosà, ecc. Poi dico che se la natura li ha creati cosi diversi tra loro, vuol dire che un motivo ci sarà e che ognuno di essi è importante così per come è. Poi disegno un fil di ferro che si attorciglia intorno al gambo dei fiori, dicendo che quel filo è una delle azioni della scuola sugli alunni, che li vuole tutti diritti allo stesso modo. Non solo, poi disegno una linea in testa ai fiori, è la linea del tetto-limite che la scuola impone agli alunni. Chi non arriva a quel limite, o chi lo supera, viene punito. I ragazzini capiscono al volo il discorso, lo spiego ovviamente in maniera semplice. Per gli adulti posso spiegarlo nel modo che segue. 
La natura crea la varietà e in questa varietà vive l'armonia. Lo stato e la chiesa, che si vogliono sostituire alla natura con le loro leggi e dottrine, negano con prepotenza questa varietà, creando appiattimento, omologazione, standardizzazione, uniformità del pensiero e delle azioni conseguenti. La scuola, in qualità di strumento dello stato, non può rinunciare a quel condizionamento autoritario che incanala gli individui nella catena massificante. Così immagino sempre i bambini come dei meravigliosi fiori che, nascendo, si dispongono naturalmente nel loro contesto in maniera varia e libera, a seconda delle loro singole necessità vitali. Senonché la scuola è il luogo dove i fiori vengono ammassati e classificati, rinchiusi in celle per anni; la scuola pone intorno al gambo di quei fiori un fil di ferro per farli crescere diritti e ugualmente ordinati, come un esercito irreggimentato, pone un tetto-limite alla loro personalità. I fiori più bassi di quel tetto-limite, cioè quelli che per ragioni diverse e oggettive hanno difficoltà a seguire la dottrina scolastica e non possono arrivare al livello preimpostato dalla scuola, vengono puniti, mentre i i fiori più alti, cioè quelli che dimostrano slanci creativi e particolari intuizioni, vengono appiattiti al livello prestabilito dal tetto. Anche questi ultimi vengono puniti se essi non si abbassano all'altezza del tetto imposto o se lo sfondano, essi sono 'i pericolosi', quelli che ragionano diversamente, quelli che trovano altre soluzioni o una via alternativa ai problemi, quindi potenzialmente anche al sistema.
Al di là dell'azione violenta e massificante dello stato che vuol sostituirsi alla natura, se ci concentriamo proprio su quel tetto-limite imposto, noi dovremmo quantomeno chiederci che cosa esso rappresenti, quale scopo abbia il suo raggiungimento. Se lo scopo di quel tetto (obiettivi formativi) è quello di far imparare agli studenti tutte le cose che vengono incanalate a scuola, rimane da chiedersi come mai queste cose non producano un effettivo cambiamento della società gerarchica e capitalista. E' certo che i pedagogisti, ma non solo loro, hanno già risposto alla questione ('la scuola è l'agenzia pubblicitaria che ti fa credere di avere bisogno della società così com'è', diceva Ivan Illich), ma allora dovremmo capire che per cambiare veramente la società occorre anzitutto sbarazzarci della scuola, di questo tipo di scuola, che agisce esclusivamente per allevare e formare adoratori del sistema. E' davvero stolto lamentarsi di come vadano le cose nella società (ormai mondiale) e al contempo concedere al sistema di addestrare i nostri figli nelle scuole e nelle parrocchie.
Ora, si dà il non-caso che lo scopo di quel tetto-limite sia anche quello di formare caratteri inclini all'accusa, oltre che alla competizione. L'accusa che diventa meschina delazione. In un ambiente scolastico omologante, dove tutti apprendono coercitivamente gli stessi atteggiamenti e lo stesso stile percettivo, i fiori che rifiutano il fil di ferro, oppure quelli che non raggiungono il tetto o lo sforano non sono ben visti neppure dagli altri fiori, i quali non accettano la varietà e la diversità, perché questa diversità svela il loro grado di appiattimento e la loro mediocrità alla quale non sanno più ribellarsi. Guardate, per i fiori normalizzati è davvero un grande dolore scoprirsi tali, e in più impotenti, incapaci ormai di reagire per paura innestata o perché è stata insegnata loro l'adorazione dogmatica delle autorità. Quindi, è come vedere un plotone di soldati che si ribellano ai pochi 'fuori posto insubordinati', (nella loro libertà, i 'fuori posto insubordinati' dimostrano agli altri soldati la servitù alla quale si sono piegati e si sono affezionati), quindi i soldati regolari li accusano e vanno a fare la spia al comandante, nella speranza di ricevere una medaglietta, l'insulso premio per i deboli di coscienza.
Se tutto questo ci sembra meschino e violento, come effettivamente è, allora perché continuare a perpetuarlo? Il sistema vuole per sé pseudo individui, non più persone padrone di se stesse, non più individui orgogliosi e creativi, ognuno a proprio modo, ognuno con le proprie caratteristiche e fieramente solidali, ma violentemente raddrizzati (quindi piegati) a un volere esterno, pedine di un gioco che è fonte di piacere -e di ricchezza- solo per chi detiene il controllo dello stato. Noi possiamo anche chiamare ipocritamente 'ordine' un campo di fiori tutti allineati, tutti con lo stelo dritto e tutti ugualmente alti, ma in questo 'ordine' ottenuto col manganello o col ricatto (ordine che sottolineo essere solo formale ed esteriore) non c'è più la vita. Quelli sono fiori solo in apparenza. Il vero ordine è un'altra cosa, il vero ordine sta nella varietà naturale e nella libertà di tutti gli elementi che formano un'armonia di diversità nel grande respiro della vita.

1 commento:

Cirano ha detto...

una bellissima riflessione, ogni istituzione soffoca e appiattisce.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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