Una citazione al giorno

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lunedì 12 novembre 2012

Sindacati inutili, anzi dannosi


Per fare in modo che questo sia un blog che parla di pedagogia libertaria, occorre che vi sia anche qualche articolo che tratti (a mo' di eccezione) argomenti inerenti a ciò che gira intorno alla scuola tradizionale autoritaria. Perciò scrivo quanto segue.
Oggi c'è stata un'assemblea sindacale unitaria, presenti i seguenti:
CGIL, CISL, UIL, SNALS
Parliamoci chiaro, se queste corporazioni associate e asservite hanno ancora il coraggio di presentarsi di fronte ad una platea (dopo lo scandalo di quel tristemente famoso accordo con lo Stato secondo cui 'ciascuna azione di sciopero, anche se trattasi di sciopero breve o di sciopero generale, non può superare, per ciascun ordine e grado di scuola i due giorni consecutivi'), vuol dire molto esplicitamente che esiste una platea ancora disposta ad ascoltare questi imbonitori di professione. Io non sono andato all'assemblea, ma so cosa è stato detto, e anche quello che non è stato detto.
L'ordine del giorno, facilmente intuibile, riguardava le disposizioni governative contro i lavoratori della scuola e contro la scuola-azienda. Dopo tanti bla bla, dal tavolo assembleare è partita la sentenza. A una persona intervenuta dalla platea, che chiedeva cosa i sindacati presenti avessero pensato di fare per contrastare questa deriva, la risposta dei cattedrati eletti e baldanzosi è stata la seguente:
'Ognuno di voi, autonomamente, nelle rispettive scuole, provveda a trovare iniziative e ad applicarle'.
Molto bene, ancora una volta il sistema butta giù la maschera. E non a caso parlo di sistema. Infatti questi carrozzoni, e parlo anche di istituzioni in generale, di governi, di fronte a vere questioni di responsabilità, dichiarano ogni volta la loro presa di distanza, dicendo che è compito delle persone provvedere a sé e agli altri, in autonomia, per il bene comune. E le persone lo fanno, salvando persino la faccia a quelle stesse istituzioni che si dicono preposte alla responsabilità di tutti. Evidentemente la responsabilità appartiene solo al popolo, ma invero quest'ultimo si crede sempre incapace di autogestirsi la vita, ha bisogno di delegare, salvo nei casi in cui l'istituzione non gli dica di prendere in mano la situazione, allora si avvia la spontanea solidarietà e tutta la mirabile capacità organizzativa del popolo. Ma dopo, i meriti se li prende sempre lo Stato, l'istituzione o, come in questo caso, il sindacato. Troppo comodo.
Cari colleghi (e colleghe), forse non avete capito che questi irresponsabili vi stanno dicendo di essere anarchici. Siatelo! Smettetela di delegare a destra e a manca, non serve, lo avete capito anche oggi, spero. E siccome questi sindacati, oggi come ieri, se ne lavano beatamente le mani, vi invito a fare la vostra prima azione responsabile: disubbidite all'accordo sindacati-stato del 1999, e scioperiamo insieme a oltranza fino a che non ci riconosceranno quello che ci è dovuto. Paura di perdere qualche centinaio di euro? Abbiatene di più per la perdita di migliaia di euro, una perdita voluta da estranei! Se siamo ridotti così, è per colpa del vostro asservimento a questi sindacati che fanno sempre il gioco dello Stato. Strappate le tessere e vedrete come correranno dal governo a ritrattare quell'accordo scellerato, e anche tutto il resto. Ma forse a quel tempo avremo imparato ad autogestirci senza aver più bisogno di intermediari.

Accordo sindacati-stato, Articolo 4, punto 3, lettera c: (Legge 146/90 e 83/2000)
'ciascuna azione di sciopero, anche se trattasi di sciopero breve o di sciopero generale, non può superare, per ciascun ordine e grado di scuola i due giorni consecutivi. Il primo sciopero, per qualsiasi tipo di vertenza, non può superare, anche nelle strutture complesse ed organizzate per turni, la durata massima di un’intera giornata. Gli scioperi successivi al primo per la medesima vertenza non supereranno i due giorni consecutivi. Nel caso in cui dovessero essere previsti a ridosso dei giorni festivi, la loro durata non potrà comunque superare la giornata'.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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