Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

martedì 13 novembre 2012

Francesco e le società gilaniche

La questione delle società gilaniche, e della loro sistematica censura è assolutamente centrale nella comprensione della cultura umana e del regresso morale che l'Uomo ha subìto a causa dell'imposizione dello Stato come organizzazione sociale alternativa apparsa stabilmente in Europa circa 3000 anni or sono. In effetti, la convinzione comune secondo cui è lo Stato ad aver portato la 'civiltà' nasce perché si suole banalmente pensare che prima dello Stato l'umanità fosse rozza, bestiale, malvagia, sanguinaria, primitiva (nell'accezione più negativa del termine), incapace di gestire la propria esistenza, senza alcuna morale, e cose di questo genere che non hanno alcun riscontro storico-antropologico, ma anche solo logico. E' gioco-forza pensare in questi termini finché ci sarà una propaganda di sistema volta in questo senso e finché le società gilaniche continueranno ad essere censurate, e con esse anche la dimostrazione del fatto che l'essere umano, prima dello Stato, non soltanto era pacifico e cooperativo, ma ovviamente anche libero (quindi propenso alla convivialità) e disinteressato al modello gerarchico autoritario. Questo lo Stato non vuol proprio farlo sapere, perché gli conviene diffondere il dubbio o la convinzione secondo cui: 'eh sì, ma senza Stato saremmo tutti dei barbari e ci scanneremmo'. 'Senza Stato', nel pensiero comune, banale e massificato, starebbe per 'senza legge', che è un ossimoro clamoroso (niente in natura è senza legge), come se prima dello Stato non ci fossero leggi, come se lo Stato sia l'inventore di una legge assoluta (niente è assoluto in ciò che vive, perché ogni cosa che vive cambia, ma lo Status no, perciò lo Stato è -per sua indole e per suo stesso nome- qualcosa di statico, di morto, che genera necessariamente cultura della morte) Certamente, allo Stato gli conviene non diffondere la conoscenza delle società gilaniche perché in questo modo le persone si aggrappano all'unica informazione fornita loro come appiglio culturale, di conoscenza, e cioè all'idea che lo Stato sia l'unico metodo di organizzazione sociale possibile, razionale, necessario e financo giusto. Ormai lo Stato viene percepito come una vera religione, liturgie annesse e connesse. Per questo motivo, dicevo, la conoscenza delle società gilaniche rappresenta un punto imprescindibile per la comprensione delle cose. L'ignoranza rispetto a questa realtà sociale conduce persino alcuni anarchici, ancora oggi, a rimanere bloccati di fronte al dubbio in merito all'identità caratteriale umana prima dello Stato, e cadono nell'errore dei massificati, pur avendo argomenti validissimi a difesa dell'umanità post statalizzata.
Data allora la centralità dell'argomento, a scuola ne parlo. Francesco che ha 11 anni ha risposto così a tre domande.


1) Per quale motivo le società gilaniche erano pacifiche?
2) Che tipo di arte avevano sviluppato queste società?
3) Perché si sono estinte, e cosa è cambiato nella civiltà?

1) Le società gilaniche erano pacifiche perché non conoscevano la guerra (le uniche armi che avevano erano per la caccia) e non conoscevano il governo perché le leggi se le facevano loro.
2) Queste società avevano sviluppato l'arte come una preghiera (qui Francesco si è confuso con l'arte rupestre del paleolitico. ndr).
3) Si sono estinte quando è incominciato ad arrivare un notevole cambiamento del clima (parla della zona caucasica, territorio dei Kurgan, poi invasori dell'Europa. ndr), in quel periodo dunque c'era in tutta la zona ghiaccio e dato che i terreni ancora coltivabili erano pochi chi li trovava per primo se li prendeva e per essere sicuri che nessuno glieli portasse via ci metteva dei soldati (figli, mogli, ecc.) con le armi da caccia almeno se qualcuno cercava di prenderli i soldati li uccidevano. Poi migrarono, arrivarono da noi italiani (Europa. ndr) e fecero la guerra (noi prima la guerra non la conoscevamo) i figli però non migrarono ma continuarono la sbagliata opera di continuare a fare la guerra.

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi