Una citazione al giorno

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domenica 20 marzo 2016

Il 'merito' della scuola

La pedagogia del merito, o della competenza, o dell'efficienza, cioè la scuola come viene disegnata dallo Stato riforma dopo riforma, è un progetto molto inquietante che appartiene alla classe capitalista e che prende avvio a partire da un obiettivo preciso da raggiungere: formare coscienze e cervelli dediti esclusivamente alla costruzione di una società sempre più lontana dalla sua stessa libertà, dalla pace, dalla giustizia, dalla solidarietà, da tutto ciò che è (rimasto) umano. 
La continuità logica e strutturale tra tutte le riforme della scuola è sotto gli occhi di tutti, ormai. Un grande e nefasto obiettivo lo si raggiunge soltanto a piccoli passettini e grandi inganni, e queste sono le riforme! I nostri figli stanno attraversando una fase di addestramento scolastico particolare, che dall'Uomo Utile al sistema (ma forse ancora con qualche remora) conduce all'Uomo Utile al sistema che si autocontrolla e si autopunisce allorché devia dall'obiettivo. In una logica di meccanizzazione esasperata dell'essere ormai disumanizzato, dove l'alienazione ottocentesca viene superata da una più moderna e inquietante fidelizzazione all'estraneamento di sé, si viene a formare una società finalmente - questa sì! - hobbesiana, ma dove la brutalità conseguita sarà paradossalmente trasformata in etica, ed è questo il lavoro sporco che la pedagogia del merito sta facendo. La competizione non porta ad altro. 
Siamo purtroppo ben oltre il concetto di burattini comandati, si va verso la 'burattinizzazione' autocomandata e autocontrollata dagli stessi burattini. E' evidente che, in questa prospettiva, la scuola non potrà più dare spazio alle Arti, seppur in modo limitato, controllato e circoscritto come è adesso. Infatti in molti istituti superiori l'Arte semplicemente non è mai esistita, mentre, negli altri istituti, due ore settimanali sembrano già essere fuori luogo, qualcosa che toglie spazio alle 'materie più importanti', se non addirittura qualcosa di pericoloso. E pericolosa, l'Arte, lo è davvero per il sistema che è conservatore in sé! Perché parlare di creatività, di fantasia, cioè di 'altro', di qualcosa di diverso dal consueto (diverso anche dal terribile consueto che dovrà essere nel prossimo futuro) è diventato ormai nella scuola qualcosa di molto sconveniente per i docenti, soprattutto quelli più profondi che non si accontentano delle informazioni 'offerte' dai libri istituzionali, già totalmente ammansiti e censurati dell'elemento proprio dell'Arte: l'aspetto rivoluzionario, radicale, anarchico.
Ci stiamo avviando verso la costruzione di un futuro di sfruttamento molto scuro e triste, ancora più tragico di questo presente, siamo in piena rotta, e come in questo nostro presente io penso che la moltitudine di persone, domani, sarà persino fiera di vedere la sua propria efficienza disumana. Tutto 'merito' della scuola istituzionale, obbligatoria, di massa o, per essere più corretti, tutto 'merito' dei soldatini preaddestrati che già oggi, in qualche modo non ancora codificato (ma manca pochissimo), si autocontrollano e si autopuniscono con ferocia e, nell'addestrare i bambini ad obbedire alle autorità e alla morale comune, quindi al sistema, credono persino di svolgere il lavoro più bello del mondo.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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