Una citazione al giorno

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sabato 19 marzo 2016

Questa cultura uccide la gioia!

Tutto ciò che è libertà è stato chiuso, cancellato, vilipeso, vietato, distrutto, attaccato, criminalizzato, in modo tale che un antico progetto antilibertario chiamato Stato potesse dichiararsi vittorioso, l'unico possibile. Ma a me duole di più constatare il fatto che l'immane e costante lavoro svolto da alcune menti interessate al progetto capitalista antilibertario sia riuscito a trasformare le vittime di questo progetto in premurosi ed efficientissimi artefici della loro stessa schiavitù. Ho parlato a volte di autopoiesi del sistema, il cui motore autoriproduttivo dei vari meccanismi autoritari è da ricercare nell'insieme dei valori e di conoscenze di cui questa nostra società è rimasta vittima, conoscenze spesso distorte, sicuramente parziali, settoriali e funzionali alla perpetuazione della società statuale. E' un'ingiustizia che si rifà continuamente, un ciclo vizioso che non troverà una fine finché le masse continueranno ad agire come tali, cioè in base a quell'unica visione del mondo calata dall'alto, data loro in pasto ogni giorno fin dalla tenerissima età: cultura autoritaria-militare-mercantile. Il riformismo non serve proprio a niente, anzi, fa il gioco della macchina del Dominio, è un travestimento gattopardesco buono solo per illudere le masse: abbiamo accumulato abbastanza Storia (troppa!) per poterlo affermare con veemenza. 
Anche l'educazione è diventata una parola troppo idolatrata, una di quelle parole che si tiran fuori quando si vuol ricevere un'approvazione conformista. Parola da troppo tempo svuotata del suo vero significato, retorica, solo stupida retorica che nasconde una tragedia immensa, quella dei tanti popoli soggiogati che si autocostruiscono le catene e se le difendono, per convinzione dogmatica: di quest'autocostruzione qualsiasi potere si giova, qualsiasi! Così, se ormai la libertà fa purtroppo paura ai moltissimi, se addirittura non si riesce più a concepire una vita senza padroni e bastoni, io vorrei dire che questa è una società di morti! e che no, per quanto mi riguarda, la libertà di vivere senza autorizzazione non mi fa paura, e come potrebbe? anzi, è la mia personale ricerca della 'joie de vivre'. Ma la mia libertà può compiersi soltanto quando anche gli altri sono liberi, non finisce affatto dove inizia quella degli altri, ma vi si compenetra in un'amplificazione reciproca che moltiplica l'estro vitale di tutte le parti in causa. In qualche parte del mio passato ho vissuto direttamente questo fenomeno umanissimo, dove la libertà è stata amabilmente condivisa, non limitata. Lo so, sembra assurdo ragionare in questi termini in una società autoritaria che si addestra ormai da sola all'autocostruzione dei recinti e all'amore per essi. Per me invece è assurdo pensare di essere liberi quando non lo si è affatto! Vorrei chiudere dicendo che queste parole non sono altro che rigurgiti casuali di momenti effimeri passati davanti a un computer. Non ho nessuna morale per alcuno. Solo saluti.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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