Una citazione al giorno

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venerdì 31 gennaio 2014

Pensieri tratti e ritratti

Si pensa in base a quel che si conosce. A me basta un niente per pensare. E quando penso, ho anche il privilegio di avere a disposizione due punti di vista, quello abitudinario e quello libertario, 'ostinato e contrario'. E chi non possiede il punto di vista libertario, che è poi quello più profondo dell'essere umano ma che è stato soffocato, che cosa fa? Non può far altro che guardare le cose da un unico punto di vista, che non è proprio il suo.
Come dice Paul Goodman, la scuola convenzionale insegna a vedere e a giudicare il mondo da un unico punto di vista ('all'interno del discorso istituzionale, un bambino assorbe una sola visione del mondo'), e questa visione monoprospettica, sistemicentrica, con conseguente giudizio sempre più simile a un verdetto da corte suprema, non può che basarsi su un unico macrocriterio che posso riassumenre così: 'ritengo giusto tutto ciò che è funzionale a questa realtà, a questo tipo di società, e non ad un'altra che neanche conosco e che non mi intreressa conoscere perchè suppongo che sia cattiva'.
Chi nella vita elabora anche inconsciamente questo tipo di pensiero, cioè la maggioranza degli scolarizzati, inevitabilmente condanna anche qualsiasi azione che vada contro l'adattamento al sistema. Per queste persone, la scuola migliore è quella che più aderisce alle meccaniche sociali esistenti, deve cioè avere lo scopo nascosto che ha sempre avuto. Di più, le migliorie proposte per questo tipo di scuola devono andare sempre più al cuore della funzionalità del sistema. Per queste persone una scuola libertaria 'non può mai funzionare'. Da loro unico punto di vista hanno perfettamente ragione. Ma la scuola libertaria non deve funzionare! Non nel senso che essi dànno comunemente nel loro modello di società, al loro tipo di mondo. Infatti dicono: 'il mondo va così, o ti adatti o crepi' (fato?), però dicono anche: 'il mondo va al contrario', il che presuppone l'esistenza di una direzione altra, umana e libertaria. E se siste quest'altra direzione, perché non fare le cose diversamente dal consueto?
(Scuole libertarie? Per favore! Se io voglio perpetuare l'esistente, se voglio continuare l'opera di sfruttamento degli esseri viventi e della natura, se voglio che il percorso della mia 'vita' sia sempre il 'nasci, produci, consuma, crepa', non potrò tollerare scuole che sovvertono la regola, non potrò ammettere scuole che non insegnino più l'obbedienza, la disciplina, la paura, il ricatto, la produttività, la competizione... non potrò giudicare favorevolmente scuole che ribaltano le consuetudini e i miei pregiudizi. Dico allora che le scuole libertarie non funzionano per gli obiettivi che ritengo giusti dal mio unico punto di vista, i ragazzi non fanno nulla, pensano, è disdicevole non fare nulla! Produttività! Io ho bisogno della scuola tradizionale, semmai la voglio migliorare in senso ancora più funzionale al sistema, la voglio più produttiva e competitiva. Del resto la consuetudine autoritaria mi rassicura, ed è per questo che mi lascio ammaliare dalle soluzioni sempre più autoritarie, sull'autoritarismo si basa il mio unico punto di vista acquisito. L'autoritarismo mi è familiare, mi alletta, mi rassicura. Però mi serve solo una scusa, una parola retorica per mandar giù la pillola e nascondermi dietro al fuscello, ad esempio la parola 'merito', o anche 'sicurezza', oppure 'efficienza', dentro cui posso farci stare concetti in grado di alleggerirmi la coscienza, concetti che peraltro mi faccio suggerire dalla tv, mi piace imparare la retorica demagogica e poi ripeterla, tanto ho anche il sostegno sicuro della maggioranza, e con la forza dei numeri il fuscello di prima mi diventa Sequoia).
Io ho imparato che nella vita tutto sta nello stabilire il 'che cosa si vuole', ma è ben difficile immaginare altre realtà quando anche l'immaginazione è stata bandita, trafitta dai prodotti preconfezionati e da quell'unico punto di vista acquisito dottrinalmente, annientata da quell'unico criterio di valutazione a cui ci si affeziona perché è rassicurante. Mi chiedo se non sia un controsenso essere rassicurati dal consueto e contemporaneamente lamentarsene. E soprattutto mi chiedo come mai le persone non ragionino intorno a questo controsenso che le rende terribilmente incoerenti.
Ma le cose stanno cambiando, sempre più persone non accettano l'esistente e lo combattono, anche con le piccole cose, anche le semplici autoproduzioni domestiche aiutano a spostare l'angolo visivo, e spostandolo ci si accorge quantomeno che un altro modo di vivere non funzionale al sistema esiste, e non è cattivo, tutt'altro.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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