Una citazione al giorno

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venerdì 17 gennaio 2014

Arte e Anarchia

'...L'artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere. Se si integrano gli artisti ce l'abbiamo nel culo, cazzo'! (Fabrizio De Andrè)

A parer mio, l'arte e l'anarchia hanno la medesima controfunzione sociale. In una società autoritaria come la nostra, l'arte e l'anarchia, muovendo dall'istinto naturale di libertà, non possono far altro che esprimersi nella reazione, nella ribellione contro l'oppressione, nella non accettazione delle regole altrui, nel rifiuto delle norme sociali imposte dal costume e dall'istituzione. Come l'anarchia, quando l'arte non è mero decorativismo o sterile copia accademica o, peggio ancora, attività radical-chic e vuoto virtuosismo tecnico, essa denuncia lo stato reale delle cose, ne demistifica i meccanismi, e propone concrete vie d'uscita. Nate ribelli dal ventre autoritario di questa cultura societaria, l'arte e l'anarchia sono la spina nel fianco delle istituzioni e di tutti gli adattati affezionati all'adattamento, tanto affezionati da credersi nel giusto. 
Da una vita osservo i disegni dei bambini, eppure non è solo su quei fogli che si concentra tutta la mia attenzione, ciò che osservo attentamente è invece la meraviglia del bambino che si fa disegno, spontaneo, libero, affermativo. Come la libertà, il bambino vive di se stesso, si appaga nel suo esprimersi, nel suo essere qui e ora, nel suo scegliere, nel suo decidere in maniera autonoma e secondo le proprie regole, non quelle altrui. Però, rispetto all'anarchia, l'arte ha avuto se vogliamo un destino più crudele e beffardo: è diventata disciplina scolastica, e in quel momento l'arte ha smesso di essere libera e autonoma per diventare funzionale a questa società del 'dover essere'. Al bambino si ordina persino quando è il momento di disegnare, e quando è il momento di consegnare (perché anche gli altri bambini fanno così, tutti a scuola fanno così, si è sempre fatto così), il tutto immerso nella plumbea e perenne atmosfera di paura e di ricatto, tipica dei contesti gerarchici di cui è colma questa società. L'ordine imposto col ricatto e la forza è la regola sociale, è il costume, al quale anche l'arte e il bambino devono sapersi adattare, e lo fanno! non già perché ci credono, ma perché sono costretti, attraverso il ricatto appunto. 
Un siffatto allenamento all'obbedienza delle regole altrui, condotto e subìto per anni e anni, trasformerà il bambino in quell'adulto amorfo e funzionale, vorace di vittime innocenti sottoposte, adattato in maniera ottimale, e dispensatore di regole sociali nelle quali ormai crede ciecamente. L'arte e il bambino muoiono a scuola il 99% delle volte. E cosa ne è dell'anarchia? In questo quadro desolante, dove l'idea stessa di libertà e la controfunzione sono gocce cristalline in un immenso oceano torbido, l'anarchia diventa ancora più preziosa, come quelle opere d'arte nate da uno spirito di vera denuncia, di vera proposizione alternativa, quelle opere che fanno sbigottire i bigotti, storcere la bocca ai benpensanti, che provocano seri dolori di coscienza ai massificati. Come volete che io mi senta, se non orgoglioso, quando questo tipo di società mi chiama 'ribelle' o 'degenerato'? L'anarchia e l'arte sono sempre oltre gli steccati rassicuranti che il pavido gregge si costruisce da sé. Ed è proprio in virtù di questa rara pereziosità che in classe, quando una ragazzino o una ragazzina sentono il bisogno di disegnare o semplicemente di vivere (per come si possa vivere in una cella anche se superdecorata e ipertecnologica), mi guardo bene dal dettare loro le regole degli adulti, o le mie. Se è il caso di trovare una regola comune, se ne discute tutti insieme, alla pari, e la regola non è mai immutabile. Basta con la paura, basta con i ricatti, che questi bambini 'inventino i mondi sui quali sognare', come vogliono, quando vogliono, con chi vogliono. Se questa libertà fa paura alla società, il problema è solo della società. La preziosità della libertà necessita solo di se stessa, perciò dà fastidio agli integrati, rigonfi come sono di norme imposte, e che vorrebbero imporre a tutti gli altri con la stessa violenza moralistica con cui le hanno subìte e assorbite senza fiatare, senza poi nemmeno accorgersene.


L'opera è di George Grosz, si intitola ironicamente 'I pilastri della società', un olio del 1926.
In primo piano l'adattato sociale, cioè l'indottrinato, il borghese benpensante, lo scolarizzato, l'addestrato alla competizione e alla disciplina, egli ha maturato solo idee di violenza e di vendetta (soldati a cavallo nel cranio) e le porta avanti con la spada giustizialista, il solo metodo che conosce e sancito dalla legge. Dietro d lui il giornalista, ha la testa nel vaso da notte e una piuma di struzzo per simboleggiare la codardia accondiscendente al potere. Poi c'è il grasso politico, ha la testa piena di merda e la bandiera nazionale in mano per abbindolare i sudditi con la propaganda di Stato. Il prete affacciato alla finestra, col naso da gran bevitore di vino, anche lui pasciuto, si affaccia sulla città bombardata usando parole di pace, invita alla speranza, alla pazienza, all'inazione della preghiera, alla sottomissione al presunto volere divino a cui ci si deve passivamente rassegnare, pena l'inferno, mentre il popolo brucia veramente in un inferno cittadino. Infine i soldati e la polizia, due di loro tengono sotto controllo il popolo dalla finestra, gli altri due difendono con le armi questi gran 'bei' pilastri della società. Di qua dal quadro i baristi, cioè noi che guardiamo l'opera, che non riusciamo neanche a osservarci mentre serviamo la birra a questi figuri progettisti di morte.

1 commento:

evita*°** ha detto...

Grazie di aver spiegato questo quadro!
Io conduco un laboratorio di teatro in una scuola, e mi piacerebbe molto scoprire di più sui metodi libertari, credo si avvicinino molto al mio modo di lavorare. A volte ho delle difficoltà, e forse nelle tue pagine potrei trovare dei suggerimenti.
Inutile dire che le difficoltà maggiori le ho col personale scolastico (che probabilmente crede che io esageri, o dia troppe libertà ai bambini) che ogni tanto prova ad interferire! Poveri bambini.. Subiscono molta violenza, in nome di cosa? Di una presunta superiorità dell'adulto. Ma io metterò tutto in scena! Spero sortisca un effetto, anche se immagino che molti dei genitori non saranno scandalizzati da ciò che vedranno..
Poco chiaro, lo so! Bella scoperta la scuola libertaria!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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