Una citazione al giorno

Una citazione al giorno -

domenica 9 giugno 2013

La cultura della scuola

Che la scuola sia uno strumento che lo Stato fornisce ai cittadini per la loro cultura fa parte della mitologia nazional popolare, proprio perché l'argomentazione è solitamente posta in questi termini molto superficiali e retorici, senza un'analisi svolta a monte. E' vero, la cultura viene diffusa anche attraverso la scuola, ma la domanda che dovremmo porci dovrebbe essere la seguente: 'quale tipo di cultura'? Che poi la parola 'cultura' dovrebbe essere intesa nel suo senso originario (magari ne parlerò) per scoprire che non è poi una così bella parola. Per adesso usiamola come siamo abituati, tanto per capirci.
E' evidente che la scuola tradizionale, essendo uno strumento inventato e manovrato dal sistema, tenda a discriminare con cura la conoscenza, le fonti, diffondendo modelli e codici sceltissimi per un proprio tornaconto, e solo quelli. Se la cultura si trasforma in opinione, la scuola di massa forma l'opinione detta 'comune' o 'pubblica', nessuna deviazione è consentita. L'opinione comune è una disposizione culturale, io la immagino come un grande club a cui la massa deve obbligatoriamente aderire, fatta di modelli e di codici capaci di far riprodurre sempre la stessa opinione, lo stesso club. Se la società è stata formata attraverso una cultura autoritaria, essa, non conoscendo altro tipo di cultura, non farà altro che utilizzare sempre quei modelli e quei codici autoritari per autorigenerarsi. E' quindi solo quella parte di cultura posta sulla barra autoritaria che la scuola diffonde, mantenendo la massa totalmente ignorante su quanto invece si pone sulla barra libertaria, opposta. Michail Bakunin così diceva a proposito dell'ignoranza del popolo:
'Il popolo, per disgrazia, è tuttavia molto ignorante, ed è mantenuto nella sua ignoranza dagli sforzi sistematici di tutti i governi, i quali considerano questa ignoranza come una delle condizioni più essenziali della sua potenza'.
Per cambiare la società in senso non autoritario e solidale, il popolo dovrebbe anzitutto riuscire a raggiungere quel settore culturale libertario che lo Stato gli nasconde. Soprattutto i giovani, i più naturalmente portati al senso libertario, dovrebbero poter conoscere altri modelli, altri libri, altre funzionalità, altre vie. Non è un caso che proprio i giovani napoletani e fiorentini furono quelli che maggiormente accolsero entusiasti le parole di Bakunin allor che venne in Italia, e tuttavia l'opinione comune autoritaria ebbe la meglio anche allora, soffocando con tutto il peso della sua ignoranza diffusa la voce libertaria. Ma come far raggiungere l'altra parte di conoscenza alle masse, se proprio le masse sono state addestrate a credere che ciò che sanno è la sola cultura esistente, possibile e giusta? Quindi il sistema è riuscito a costruire la scuola non come un mero distributore di cultura, ma, selezionando quella cultura e utilizzando la sua stessa struttura gerarchica, l'ha creata come un ambiente dove si impara la cultura della scuola. E così avviene per gli altri settori della società. Come dire: lo Stato fornisce al popolo la cultura dello Stato. Lo Stato insegna a farsi amare e rispettare, tutto il resto -secondo lui- è cattivo. Ma la Storia e la cronaca lo smentiscono in modo eclatante.
Se i libri rigurgitano di nomi di dittatori, di guerre, di papi, di imperatori e generali, di partiti e capi di Stato... se ripetono i nomi dei soliti poeti e letterati, e nascondono invece tutti gli àmbiti libertari (poesia, sociologia, filosofia, antropologia, arte...), quale opinione o cultura potrà mai formarsi nella società se non quella autoritaria? Se a questo aggiungiamo anche il fatto che la cultura autoritaria non fa altro che addestrare le masse al disprezzo nei confronti degli àmbiti culturali anarchici, il cerchio si chiude in favore dell'autopoiesi autoritaria. Sì perché, come dicevo, l'opinione comune fondata sul modello statale gerarchico non permette deviazioni di sorta, soprattutto se le deviazioni vanno in senso anarchico, solidale, autogestionario, non autoritario. Un giorno un ragazzino a scuola mi ha detto: 'mia mamma dice che lei è pazzo'. Per la società sono un pazzo, è vero. Questo potrebbe essere un esempio di come l'ambiente societario scolarizzato sia stato formato -e si autoforma- eccellentissimamente per perpetuarsi così com'è, sempre secondo i canoni imposti dal club che sono tutti antilibertari. Per lo Stato, per la società scolarizzata, qualsiasi altra opinione dev'essere non soltanto nascosta, ma criminalizzata, bollata, classificata, e in tutti i modi espulsa. Anche questa io la chiamo violenza, e siccome non è una violenza di tipo evidente, ma è piuttosto culturale (vedi), non viene neanche percepita dalla società (e quando la percepisce la rigetta), la quale è formata da persone che si dicono tutte giuste e buone, ma che i fatti le contraddicono semplicemente perché la violenza della società è in origine culturale. Ora sì che potremmo dire: 'la scuola è uno strumento che lo Stato fornisce ai cittadini per la loro cultura'.

1 commento:

Davide ha detto...

Non ti preoccupare, non sei l'unico pazzo...non mollare mai!

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

Lettori fissi