Una citazione al giorno

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mercoledì 9 novembre 2011

Non abbiate paura del nero

Mentre osservo i ragazzi disegnare con le matite colorate, ogni tanto mi accorgo che alcuni di loro non amano calcare il 'colore' nero, mentre tutti gli altri colori vengono usati con una giusta pressione sul foglio. Siamo di fronte a quel senso di paura nei confronti del non conosciuto.
Culturalmente, ma anche percettivamente, il nero per noi rappresenta la non luce, il non visto, il non conosciuto. E ogni cosa non conosciuta fa paura. E' umano, certo, ma è bene che si impari a oltrepassare la soglia della paura per saperla affrontare. Si scoprirà dopo che, nella maggior parte dei casi, ciò che non conosciamo non è malvagio, tutt'altro.
Quindi suggerisco sempre ai ragazzi di non aver paura del nero, di affrontarlo con serenità, di usarlo come fanno con gli altri colori. Questo esercizio serve a saper controllare meglio i sentimenti di paura che le autorità innestano negli individui, amplificandoli e mantenendoli, al fine di imprigionare gli individui in vari tipi di bisogni (artificiali e utili solo alle autorità), come ad esempio il bisogno di salvazione costruito dalla Chiesa (contro il falso pericolo dell'inferno) e il bisogno di protezione propagandato dallo Stato (contro i mille falsi pericoli costruiti ad hoc).
Non è un caso che i bambini molto piccoli usino il nero come gli altri colori, la loro coscienza non è ancora inquinata da paure artificiali e da falsi bisogni di protezione e di salvazione; si comincia ad aver paura sui banchi di scuola, poiché la scuola tradizionale è il luogo delle paure per eccellenza, dove ogni individuo perde anche la fiducia in se stesso. Dice Marcello Bernardi:
'A scuola il bambino si adatta all'idea che la paura sia uno stato d'animo normale e che l'intera vita debba essere vissuta nel timore della disapprovazione, del castigo, dell'esclusione'.
Suggerisco ai colleghi e alle colleghe di osservare bene il rapporto di saturazione tra i colori dei disegni dei loro studenti, senza però intervenire direttamente sul foglio, dovranno essere i ragazzi ad 'aggiustare' il loro nero slavato. Semmai è opportuno farli ragionare su quanto detto fin qui.

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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