
Culturalmente, ma anche percettivamente, il nero per noi rappresenta la non luce, il non visto, il non conosciuto. E ogni cosa non conosciuta fa paura. E' umano, certo, ma è bene che si impari a oltrepassare la soglia della paura per saperla affrontare. Si scoprirà dopo che, nella maggior parte dei casi, ciò che non conosciamo non è malvagio, tutt'altro.
Quindi suggerisco sempre ai ragazzi di non aver paura del nero, di affrontarlo con serenità, di usarlo come fanno con gli altri colori. Questo esercizio serve a saper controllare meglio i sentimenti di paura che le autorità innestano negli individui, amplificandoli e mantenendoli, al fine di imprigionare gli individui in vari tipi di bisogni (artificiali e utili solo alle autorità), come ad esempio il bisogno di salvazione costruito dalla Chiesa (contro il falso pericolo dell'inferno) e il bisogno di protezione propagandato dallo Stato (contro i mille falsi pericoli costruiti ad hoc).
Non è un caso che i bambini molto piccoli usino il nero come gli altri colori, la loro coscienza non è ancora inquinata da paure artificiali e da falsi bisogni di protezione e di salvazione; si comincia ad aver paura sui banchi di scuola, poiché la scuola tradizionale è il luogo delle paure per eccellenza, dove ogni individuo perde anche la fiducia in se stesso. Dice Marcello Bernardi:
'A scuola il bambino si adatta all'idea che la paura sia uno stato d'animo normale e che l'intera vita debba essere vissuta nel timore della disapprovazione, del castigo, dell'esclusione'.Suggerisco ai colleghi e alle colleghe di osservare bene il rapporto di saturazione tra i colori dei disegni dei loro studenti, senza però intervenire direttamente sul foglio, dovranno essere i ragazzi ad 'aggiustare' il loro nero slavato. Semmai è opportuno farli ragionare su quanto detto fin qui.
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