Una citazione al giorno

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domenica 27 novembre 2011

La preziosa attività del non far nulla in classe

Dò una grandissima importanza al non far nulla in classe, che in verità vuol dire tutt'altro che non fare nulla. L'attività libera dello studente, quindi il non studiare le materie imposte, fa emergere completamente la sua personalità, i suoi desideri, il suo carattere, le sue ambizioni o le inclinazioni. Soltanto attraverso l'osservazione di questo 'non far nulla' si può capire l'esigenza dell'individuo e le attitudini da tirar fuori (educare).
Superfluo ricordare che, per i bambini soprattutto, l'attività ludica è essenziale per la crescita psicofisica. Il gioco, che comprende spesso (non sempre) anche lo stare con gli altri, deve procedere senza alcuna imposizione da parte mia, i ragazzi devono essere liberi di farsi le loro regole, di decidere i loro tempi, di comune accordo. A me spetta l'osservazione e la comprensione. Unico grave limite a questa attività è l'involucro della scuola tradizionale, con la sua scansione precisa del tempo, la costrizione in aula, la valutazione sperequativa obbligata, ecc.
Assolutamente inutili, se non dannosi, sono gli esercizi che ho visto fare agli psicologi assunti dalle scuole con il compito preciso e del tutto velleitario di far socializzare gli studenti, al fine di formare un 'buon gruppo classe'. Questi esercizi, dai quali in passato mi son ben guardato dal partecipare, sono tutti normati, regolati, obbligati dallo psicologo, il quale viene percepito dagli studenti come un'altra autorità: i ragazzi vengono presi e forzati a fare ciò che, liberamente e autonomamente, non avrebbero mai fatto (stare seduti in cerchio ad ascoltare il compagno di turno costretto a fare un outing imbarazzante, formare coppie visibilmente infastidite, fermare il ritmo a comando, eccetera). Inscatolare le coscienze, omologare il gruppo classe, assoggettare i fanciulli a un'autorità, a questo servono gli esercizi degli psicologi. Invece ogni classe ha le sue dinamiche interne che variano a seconda dei periodi, ed è naturale che sia così, molti ci vedono caos, io ci vedo logica naturale e mutevole. Forzare queste dinamiche, rinchiuderle dentro schemi e regole, appiattirle, è un crimine.
Così durante il nostro 'non far nulla' vedo gruppi che si formano spontaneamente, per empatia o per interessi comuni, ma vedo anche singole persone a cui piace stare in disparte a disegnare, o a pensare, o a giocare con quello che hanno nello zaino per costruire macchine fantastiche. C'è chi, costretto dalla paura, fa i compiti o ripassa per l'interrogazione dell'ora dopo, e lo vedo ogni volta che sbava dalla voglia di andare a giocare con gli altri, ma non può e soffre, con la coda dell'occhio osserva i compagni divertirsi, ma lui deve trattenersi, deve soffocare la sua voglia di libertà. Terribile.
In queste dinamiche spontanee e naturali, posso osservare le attitudini di ognuno e cercare di lavorare per esaltarle. Succede a volte di essere chiamato in causa per risolvere qualche loro screzio. In questi casi ricordo loro che la soluzione dei problemi devono trovarla da soli, senza ricorrere ad aiuti esterni di marca autoritaria. Ci riescono sempre. Là dove sarebbe necessaria una votazione per una decisione, intervengo per illustrare il metodo della sintesi (bandita la maggioranza democratica), dove si raggiunge un accordo all'unanimità, e anche in questo caso ci riescono sempre. Nei gruppi spontanei di gioco, vedo ad esempio il tipo più intellettuale che ragiona sul sistema del gioco stesso, ma vedo anche il tipo più creativo che trova nuove forme al gioco, c'è anche l'esteta col suo apporto di originalità, il riflessivo introverso che partecipa solo fisicamente, il contestatore che contesta solo apparentemente perché vuole mettersi in mostra, l'innamorato che non vede altri all'infuori del suo amore e gli dà sempre ragione, la tipa solare che ammanta il gruppo di simpatia e contribuisce con fiocchi di carta e cuoricini, eccetera.
Ma una delle cose più importanti che avviene durante il 'non far nulla partecipato' è sempre la totale assenza di senso di vergogna e di paura, gli equilibri si fanno e si disfano in continuazione proprio perché la coscienza vuole evitare fastidi e ottenere il massimo della soddisfazione e della libertà. Poi, ahinoi, suona la campanella, tutti nel banco, zitti e ordinati, pronti a obbedire, ritornano paure, ingiustizie, angosce e frustrazioni. Coraggio ragazzi, ci rivedremo presto.

2 commenti:

miriam ha detto...

Sono un'insegnante.
Dimmi che sei vero e che non sei solo un sogno......

gianni ha detto...

Ciao Miriam, piacere di averti qui. Molti chiamano l'anarchia 'utopia' o 'sogno', in verità l'anarchia siamo noi stessi, la nostra vera essenza di esseri umani. E siamo concreti, pur tra mille difficoltà.
Passa quando vuoi. Saluti cari.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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