Una citazione al giorno

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domenica 9 maggio 2021

TSO: la banalità del male a scuola.


Come ogni altra istituzione dello Stato, anche la scuola, soprattutto la scuola, si caratterizza anche per la retorica che gronda copiosa dalla sua autonarrazione. Belle parole, ma sono solo parole. In merito al gravissimo fatto accaduto allo studente dell'Istituto Olivetti di Fano, che si è visto assegnare un TSO contro la sua volontà per aver espresso il desiderio di non indossare la mascherina in classe, ognuno può avere punti di vista differenti, ma certamente non si potrà non essere disgustati e allarmati dal tipo di provvedimento punitivo e squadrista, a cominciare dalla telefonata fatta alle forze dell'ordine da scuola, deciso anzitutto da chi dirige attualmente quell'Istituto, insieme, credo, al Consiglio di Classe, per voto democratico, e da tutta la catena successiva di persone che hanno solo obbedito agli ordini, fino al sindaco che ha posto il suo sigillo imperiale sul barbaro decreto. Non mi interessa la questione della mascherina in sé, mi interessa qui il tipo di reazione che è stata pensata, decisa, e messa in pratica, ripeto, fin dalla prima decisione della dirigenza di chiamare gli agenti in divisa. Ma cosa c'entra la retorica di cui sopra? Ho voluto visitare il sito della scuola in questione e mi sono imbattuto nella solita smielata presentazione di sé. Io non vorrei aggiungere più nulla e lasciare invece che siano le parole stesse di quell'Istituto a parlare. Ognuno, poi, come sempre, potrà fare le proprie considerazioni.  

Nel sito non sono riuscito a trovare il nome del o della dirigente. Di solito è un nome che dovrebbe apparire doverosamente nell'organigramma, ma nel sito non ho trovato neppure l'organigramma. Forse ho cercato male. Ecco però cos'ho trovato.


  • 'L’Istituto è per la Libertà di Espressione. Ogni studente, in classe, può intervenire e dire la propria, nel rispetto degli altri. La libertà è uno dei temi più cari e principali, sviluppato nelle lunghe discussioni tra docenti e studenti, alla pari'.
  • 'Non a caso, il motto scelto dall’Istituto è una nota frase di Voltaire: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere”. E proprio sulla libertà di espressione e sulle idee divergenti si sono tenuti diversi corsi in cui tutti erano invitati a dire la propria opinione'.

E insiste sulla libertà di espressione (notate qui in basso come è stato scritto, con le iniziali maiuscole) che addirittura si porrebbe alla base delle stesse fondamenta, per reggerle. Insomma, in quell'Istituto la libertà di espressione sarebbe una sorta di litosfera:

  • 'La Libertà di Espressione è un altro punto cardine che regge le fondamenta del nostro sito. Dobbiamo essere liberi di esprimerci, di discutere, di comunicare con gli altri, al fine di insegnare e di ricavare al contempo un insegnamento'.

Ed una perla retorica finale, in sé contraddittoria:

  • 'Perché sedersi tra i banchi è un obbligo, imparare e rincorrere la conoscenza lo è altrettanto, ma la scuola ha un compito più importante: formare e sviluppare il pensiero di ogni individuo senza omologarlo'.

In un'altra pagina del sito è inserita anche quest'altra perla:
  • 'L’Istituto Adriano Olivetti ha fatto delle problematiche sociali uno dei suoi cavalli di battaglia. Una scuola deve lavorare al meglio per i propri studenti; deve garantire loro un ambiente sereno e rilassato...'.

L'istituto si vanta anche di affrontare temi quali il cyberbullismo, ma credo che gli studenti (e non solo quelli di questo Istituto) debbano piuttosto temere i pericoli che gli arrivano dall'interno: 

'...abbiamo anche parlato e approfondito un tema in particolare, ovvero il Cyberbullismo. È necessario mettere in guardia soprattutto gli adolescenti: internet ha un potere molto vasto e positivo, ma dobbiamo essere altrettanto cauti nell’utilizzarlo'.



P.S. Nelle scuole, di solito, si spiega ai ragazzi il significato del libro di Hannah Arendt 'La banalità del male'. Io non mi chiedo ormai più il motivo per cui, malgrado a scuola si affrontino certi argomenti, la società poi propenda per un cammino contrario e antilibertario. La risposta è la scuola in sé, ce lo disse già anni fa anche uno splendido Gilles Deleuze:
'Se fossimo portati a dire che il linguaggio è sempre stato un sistema dell'ordine e non dell'informazione - sono ordini che vi vengono dati, e non informazioni che vi vengono comunicate - avremmo l'impressione di dire qualcosa di evidente. Apriamo il notiziario alla televisione e cosa riceviamo? Non riceviamo in primo luogo delle informazioni, riceviamo degli ordini. E cosa avviene a scuola? E' ovvio! Quando la maestra riunisce i bambini non è per informarli dell'alfabeto, è per insegnare loro un sistema di ordini, un sistema di comando che permetterà e costringerà gli individui a formare degli enunciati conformi agli enunciati dominanti. La scuola serve soprattutto a questo'. (Gilles Deleuze)

 

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Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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