Una citazione al giorno

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Data Rivoluzionaria

venerdì 15 gennaio 2021

Ho visto un po' di Master Chef e ho sùbito spento la TV.

 

Apprendere è un'attività che dà un'immensa gioia, un piacere incommensurabile, ed è un toccasana anche fisico. Apprendere o scoprire è un'attività che ci è propria come specie, è innata, non ha bisogno di alcuno sprone da parte di chicchessia. Ma per poter essere un piacere, tale attività deve rimanere libera, non può essere controllata da altri, non deve essere predisposta e regolamentata. La scuola uccide infallibilmente il piacere immenso di apprendere.  La scuola, col suo obbligo e le sue dinamiche autoritarie, è un feroce dispositivo senza pietà che aggredisce l'impulso innato all'apprendimento, lo annulla, e lo converte in noia, in competizione, in una insopportabile e innaturale sofferenza.

Il modello scolastico, concepito espressamente nel modo che conosciamo da secoli e secoli, fatto assimilare a forza ai bambini, influenza il resto dei meccanismi sociali, i rapporti umani, e tutte le attività esterne. E' fatta per questo scopo. Avete mai visto una puntata di Master Chef? Io l'ho appena vista, solo un quarto d'ora, ma mi è bastato. Bisogna dirlo: un'attività bella e serena come il cucinare, cioè un'attività che porta gioia e convivialità, allegria e godimento, in questa trasmissione televisiva viene sbattuta al muro, calpestata, e fatta diventare una inenarrabile sofferenza, con la solita logica insana della ricompensa e della punizione, del divide et impera, dell'esclusione e inclusione, del dentro e fuori. I cuochi sono ridotti a competitori agguerriti, concorrenti che per raggiungere il pavloviano premio sono disposti a farsi maltrattare, offendere, e a provare quelle emozioni totalmente negative che mai al mondo proverebbero se cucinassero per il piacere di farlo, da soli o in compagnia. Il cibo stesso diventa questione meramente tecnica, un merce come il 'sapere' scolastico, uno strumento di guerra. Può esserci qualcosa di più idiota e cattivo? Ma è fatto apposta.
Ho visto cuochi-concorrenti che piangevano come vitelli dopo la bocciatura data dagli immancabili giudici che si divertivano a fare come i 'prof bastardi' e le 'maestre puttane'. Come a scuola. Uguale. Anzi no, Master Chef è anche meno brutale della scuola, poiché la scuola insegna una cosa ancora più orrenda e assurda, quella di far credere che senza di essa non si può imparare, non si può essere, non si può vivere, e che quelli che non passano attraverso le maglie della sofferenza scolastica devono essere emarginati e vilipesi, anche se sono dei veri geni. Il mondo è andato avanti grazie a una incredibile e lunghissima schiera di geni, certo, ma completamente autodidatti!

Immaginate un Master Chef che insegni questo, a credere che non si possa imparare a cucinare senza mettersi in competizione, senza qualcuno che ti giudichi, senza una classifica, senza una guerra, senza la sofferenza. Ebbene, la scuola è riuscita egregiamente in questo! Ma cucinare è gioia! Come dovrebbe esserlo l'apprendere ed ogni altra attività umana, ancora di più se creativa! Bisogna solo lasciarle libere, queste attività e coloro che vi si apprestano a compierle! Bisogna quindi che ogni bambino sia lasciato libero di continuare a scoprire il mondo da sé, libero di immaginare quel che vuole, libero di chiedere agli altri quando lo ritiene necessario, libero di non farsi intrappolare da questo modello, da nessun tipo di modello! 

Non è tutto! Proprio come avviene a scuola, ai concorrenti di Master Chef non viene concessa alcuna licenza personale, nessuna invenzione autonoma, nessuna iniziativa creativa: tutti devono ripetere pietanze già fatte o, tutt'al più, copiare o rifare quello che i giudici ordinano di cucinare sul momento e, in qualsiasi altro caso anche apparentemente creativo, i concorrenti devono essere comunque sottoposti a un'opinione altrui, un altrui che avrà la sua personale idea di bene e di male, di buono o cattivo, di giusto o sbagliato.

Questo è esattamente il modello scolastico che si ripete anche nella società, il modello disciplinare, dal quale, come diceva Foucault, deriva anche la prigione. Avete capito bene, la prigione deriva dalla scuola. Che razza di società pensate possa sortire dalla scuola, se non esattamente questa che ci ritroviamo e che giova soltanto alla classe padronale e al sistema? Oppure pensate veramente che dalla scuola fuoriesca una società giusta, solidale e libera? O che renda le persone infallibili e geniali? Non facciamoci illusioni, non facciamoci ingannare dalla bella narrazione e guardiamo ai risultati ottenuti! Pessimi! Per quale motivo pensate che i governi tengano al fatto che tutti vadano a scuola? Se la scuola ci rendesse liberi ed eruditi, pensate forse che le classi dirigenti la farebbero frequentare? La scuola è cosa loro, serve a loro!

Liberiamoci della scuola, di tutte le scuole istituzionalizzate o avallate dallo Stato, siano esse tradizionali o 'alternative', liberiamocene il prima possibile, sono più di 200 anni che lo diciamo, a ragion veduta!


P.S. E facciamola finita anche con le scuole libertarie, se queste diventano un fine e non un mezzo antieducativo per adulti (i bambini non ne hanno bisogno, sono già liberi dentro per natura)!

Nessun commento:

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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