Una citazione al giorno

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giovedì 13 aprile 2017

Non esistono percorsi iniziatici per la libertà

Di chiese, in questo tipo di società, ce ne sono moltissime, la scuola è una di queste, ed è anche la più subdola e potente tra tutte. Su questo argomento ha scritto molto bene Ivan Illich, che io considero un autore imprescindibile, a mio giudizio l'unico che ha saputo far emergere e colpire al cuore i veri pilastri su cui si fonda la menzogna sociale in cui ormai quasi tutti credono. Per fede. Perché è solo un fatto di fede, non di logica e buon senso, se oggi intere masse si lasciano abbindolare dall'unico punto di vista sul mondo voluto e imposto dal sistema e la sua pedagogia. 
Laddove esiste una chiesa deve necessariamente esserci un sacerdote, un meneur de jeu, un padrone, una figura che ogni bravo schiavo fedele pone su un podio e chiama 'mia guida' (fuhrer), pur soffrendola, sia essa un singolo individuo o un'élite parlamentare. Sarebbe interessante soffermarsi in modo più analitico e approfondito su questa 'guida', fino a scoprire che una tale figura nasce soltanto nei luoghi in cui la libertà e la gioia sono state tolte in precedenza agli individui, rendendo i popoli, così derubati delle prerogative naturali più preziose, masse dipendenti dalle illusioni. Ma qui non voglio approfondire il tema che così impeccabilmente Ivan Illich ha già sviscerato nei suoi testi. 
Voglio semmai promuovere un dubbio, quello che io pongo sull'idea del percorso iniziatico comune a tutti i tipi di chiese. Io diffido dei percorsi di salvazione proposti da chi, dall'esterno, si erge a fuhrer di qualche cosa. Tutte le chiese, ovviamente anche quelle di tipo parlamentare, non fanno altro che chiamare a raccolta milioni di fedeli illudendoli col miraggio della felicità (o sicurezza, o pace, o libertà...), ma che può essere raggiungibile, dicono, soltanto se i fedeli seguono un percorso iniziatico prestabilito, deciso dalla guida (singolo o gruppo che sia) ma senza dare dispiaceri alla guida, sia chiaro, altrimenti quei fedeli saranno etichettati e diventeranno infedeli, dunque sovversivi, con le conseguenze punitive che il fuhrer avrà nel frattempo deciso.
Senonché, come è logico e come ci raccontano i fatti, questi percorsi si rivelano sempre delle incredibili trappole, delle vie della povertà e della sofferenza, e le persone adepte, rese nel frattempo fedeli e acquiescenti per mezzo di un'educazione mirata e obbligatoria, credono che la propria sofferenza sia il giusto prezzo da pagare. D'altra parte, non è forse la stessa religione istituzionalizzata la prima che insegna ai bambini l'odiosa e malsana idea che il soffrire in questa vita conduca alla gioia nella morte (ma a condizione che)? 
Io diffido di questi percorsi, fisici o metafisici, non credo in chi li propone, non credo nei ricatti, nei 'a condizione che', nelle vigliaccherie dei profittatori senza scrupoli spacciate per cammini di liberazione. E non credo anche perché io conosco la natura degli esseri umani, i quali, per disegno naturale eminentissimo, nascono tutti liberi e autodeterminati. Tanto basta. La sofferenza e la schiavitù di cui siamo vittime è invece un progetto culturale, politico, economico, educativo preciso, è una costruzione, un artificio che va contro natura per l'interesse esclusivo di un'élite.
Come diceva De La Boétie nel secondo Cinquecento, è sufficiente non servire più per avere la libertà. Io credo in questo. Credo nella disobbedienza. Credo nella mia autodeterminazione e nella mia morale, nella mia capacità di pensiero e di azione, nella mia innata capacità di giudicare ciò che è bene e ciò che è male. E giudico male chi vuole educarmi, giudico male chi vuole farmi suo schiavo illudendomi con percorsi salvifici. Io giudico bene quella libertà che è in se stessa il percorso, non viceversa: credo che non esistano cammini per la gioia, ma esiste solo la gioia come cammino. La libertà va praticata, qui e ora, non elemosinata, non la si raggiunge per mezzo di percorsi dettati da qualcun altro e 'a condizione che'. Chi segue percorsi stabiliti da qualcun altro, dall'esterno, non soltanto si rende schiavo e rinuncia alla propria autostima e autodeterminazione, ma toglierà tempo prezioso alla propria gioia, quella gioia che avrebbe immediatamente se non ubbidisse al suo fuhrer, o sacerdote, o capo di partito, ecc.
Così non credo che l'iniziazione ecclesiastico-scolastica, come pure qualsiasi legge esterna e imposta, renda gli esseri umani migliori, credo invece che la scuola ci renda progressivamente sempre più asserviti e incattiviti, deboli con i forti e forti con i deboli, vigliacchi, corrotti e corruttori, riproduttori fedelissimi di questo tipo di società competitiva e autoritaria, e difensori accaniti della morale imposta e dei padroni. I fatti sono terribilmente espliciti in questo senso.
Dacché ho ricordo, vibra in me, tra gli altri, un grande istinto naturale che dice: se vuoi la libertà, usala! Non c'è altro da fare, perché la libertà si impara soltanto praticandola, come la gioia, la giustizia, la pace, la fratellanza e la solidarietà: guarda caso le prerogative naturali che ci hanno tolte e che possiamo riavere, qui e ora, seguendo noi stessi, e non servendo più chi ci promette percorsi di varia salvazione, terrena e non.

Gustavo Esteva

'...A quel punto, sia mia figlia che noi genitori sapevamo che il problema non è la qualità della scuola, ma la scuola stessa. Per quanto riconfigurassimo l’aula, il programma di studio, ecc., la scuola rimaneva il problema e non la soluzione. Per quanto la nostra scuola fosse libera, per quanto fossero belli l’albero e il giardino che sostituivano l’aula, per quanto gli insegnanti fossero aperti e creativi, la nostra scuola era ancora una scuola. (Illich l’avrebbe messo in luce con estrema chiarezza nel suo Descolarizzare la società, come ho scoperto molti anni dopo)'.

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